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Benevento, 13-03-2026 15:45 ____
Dal rapporto Svimez di quest'anno niente di nuovo per le aree interne. Non e' possibile che non vi sia riferimento al suo peso economico e politico
Il direttore dell'Ente pubblico non tiene nel conto del valore politico che rappresenta oggi la grande produzione di energia elettrica del Sannio. Un territorio che dispone di tali risorse puo' essere considerato fragile? Le cosiddette aree interne non sono territori depressi ne' poveri di risorse, come da piu' parti vengono descritte, ma soggetti produttivi che rappresentano diritti piu' che esprimere bisogni
di Roberto Costanzo
  

"Agricoltura e Aree Interne. Il diritto di restare, riflessioni sul rapporto Svimez" (nella foto i vescovi convocati al Forum delle Aree Interne, svoltosi al Centro "La Pace", dall'arcivesvovo Felice Accrocca).
E' stato questo il tema del convegno della scorsa settimana a Benevento con gli interventi del presidente della Provincia, Nino Lombardi, del sindaco, Clemente Mastella e con un interessante discorso dell'assessore regionale all'Agricoltura, Maria Carmela Serluca.
La relazione principale doveva essere quella del direttore generale della Svimez (Sviluppo del Mezzogiorno), Luca Bianchi, dal quale ci si aspettava un approfondimento di quanto affermato dall'assessore Serluca, circa la necessità di rendere competitive le aziende agricole delle aree interne.
E quindi, più che la solita elencazione di dati statistici, era necessaria una presa d'atto di quello che oggi realisticamente rappresentano e producono le cosiddette aree interne, le quali, infatti, non sono territori depressi né poveri di risorse, come da più parti vengono descritte, ma soggetti produttivi che rappresentano diritti più che esprimere bisogni.
Incontestabilmente lungo la dorsale appenninica vi sono importanti fonti di risorse geoambientali ed economiche produttive, tuttavia è difficile prendere atto che prima del cosiddetto "diritto a restare" vi deve essere "l'interesse ad operare" in questo territorio; se è vero che le principali risorse agricolialimentari e geoenergetiche si ricavano lungo la dorsale appenninica, che rappresenta peraltro circa il 75% della superficie regionale, mentre ospita meno del 15% della popolazione campana.
Ci sarà mai stata un'attenzione della Svimez, come della Giunta regionale, di ieri e di oggi, su quello che è il rapporto tra aree interne ed area metropolitana e cioè sul fatto che il 90% dell'acqua utilizzata nella fascia costiera viene raccolta lungo la dorsale appenninica e peraltro con l'invaso di Campolattaro il Sannio diventa il principale fornitore idrico della regione?
Per non parlare dell'energia elettrica ricavata dalle fonti rinnovabili.
Ma chi di questi soggetti pubblici, Regione, Svimez ed altri organismi, si è mai chiesto quante migliaia di pale eoliche sono impiantate nei territori dell'appennino campano; quanta energia elettrica rinnovabile producono e regalano al resto della Campania e dell'Italia; e cosa significa tutta questa energia prodotta qui, in un momento politico internazionale come quello che stiamo vivendo oggi.
Un momento di choc petrolifero.
Potremmo anche suggerire alla Svimez di analizzare tutto quello che le aree interne rappresentano anche nel settore agroalimentare e non solo nel ben noto patrimonio vitivinicolo ed olivicolo, ma anche in quello zootecnico con la carne bovina marchigiana sannita, che ha l’epicentro a San Giorgio la Molara e rappresenta qualcosa come la razza Chianina in Toscana; quanti di noi sanno che nel basso Fortore, con epicentro a San Bartolomeo in Galdo, si sta espandendo una pregiata produzione di pomodorini, che per il 90% sono ritirati dalle relative industrie dell'area salernitana.
Ma il discorso sul potenziale energetico rinnovabile dei monti del Fortore-Tammaro ci porta inevitabilmente alla guerra in corso in Medioriente, che sta provocando non pochi danni economici e non solo economici, anche in Italia con gravi conseguenze sul prezzo del carburante.
In un momento tanto difficile chiediamoci quali province d'Italia, come il Sannio, producono una quantità di energia elettrica dieci volte superiore a quella che si consuma localmente.
Come è possibile che nella relazione del direttore della Svimez non vi sia alcun riferimento al peso economico ed al valore politico che rappresenta oggi la grande produzione di energia elettrica del Sannio.
Un territorio che dispone di tali risorse può essere considerato fragile e depresso?
Quello che oggi trasferisce la dorsale appenninica al resto della Campania è incontestabilmente essenziale ed indispensabile, pertanto andrebbe compensato almeno con un’adeguata riduzione del costo delle bollette di acqua e luce, sia per uso civile che produttivo in tutti quei Comuni.
A fronte di tutto quello che danno e donano, in termini agroalimentari, idraulici ed energetici, le aree interne hanno diritto ad un diverso modo di creare infrastrutture sul territorio; non solo grandi opere di attraversamento come la Tav Napoli-Bari, ma anche opere medio-piccole per collegamenti interni come l'ammodernamento della ferrovia Termoli-Campobasso-Benevento-Avellino-Salarno; oltre alla linea Valle Caudina-Napoli e all'avvio, dopo trentacinque anni dalla prima progettazione, del raddoppio della Benevento-Caianello.
Nei dati statistici archiviati dalla Svimez forse queste opere non trovano spazio.

comunicato n.176692



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