| Benevento, 27-01-2026 14:33 |
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L'incuria in cui versano alcune realizzazioni del recente passato dimenticate dalla citta' e oggi relegate in qualche piano di opere pubbliche
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Redazione |
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Civico 22, in una nota, denuncia l'incuria in cui versano alcune opere pubbliche realizzate nel recente passato.
Tra queste circa seicento metri di passeggiata naturalistica pavimentata di rosso che si snoda lungo via Grimoaldo Re, dall'incrocio con via Adua fino al ponte Vanvitelli sul Calore a stretto contatto con il fiume.
"La damnatio memoriae, la condanna della memoria - si legge nella nota inviata alla Stampa - era una pratica che colpiva gli imperatori romani, se ritenuti indegni dai loro successori.
Prevedeva la cancellazione dalla memoria collettiva e comportava lo sfregio del volto sulle monete, l'abbattimento delle statue che lo raffiguravano, fino alla distruzione delle opere che egli aveva promosso e realizzato.
Cose vecchie, si dirà, consegnate agli storici e forse è così.
Ma qualche dubbio sorge, quando osserviamo l'incuria in cui versano alcune realizzazioni del recente passato, dimenticate dalla città e oggi relegate, se va bene, in qualche piano triennale di opere pubbliche che mai verrà attuato.
Opere particolari a cui eravamo affezionati, noi di Civico 22, perché parlavano di storia, di fiumi, di natura.
Un esempio è il percorso che si snoda lungo via Grimoaldo Re, dall'incrocio con via Adua fino al ponte Vanvitelli sul Calore, ma otto metri più sotto, a contatto con il fiume.
Oggi alberi abbattuti dal vento e vaste pozzanghere ne impediscono l'accesso.
Non era opera da poco: seicento metri di passeggiata naturalistica pavimentata di rosso, accessibile da più punti, con luci e panchine lungo il fiume che mormorava al di là degli arbusti spontanei.
Occorreva curarla, abbellirla e preservarla dal degrado che invece ha preso il sopravvento.
Ancora più dolorosa è la sorte toccata al parco archeologico-fluviale di Cellarulo, 50 ettari nel verde attorno a quello che fu uno dei primi insediamenti di Benevento: trent'anni fa l'intera città si mobilitò per salvaguardare quei reperti antichissimi.
La mancata protezione dalle acque lo consegnò alla furia del fiume, era l'ottobre del 2015, e da quella devastazione il parco non è più risorto.
Oggi è chiuso, anche se i due ingressi sono stati violati e il fiume di pietra, le onde d'erba e il ponte coperto sono solo un ricordo di affascinanti passeggiate all'imbrunire.
Fin d'ora, Civico 22, quando amministrerà questa città, si impegna a migliorare, curare e mantenere dignitosamente ogni opera che il passato, qualunque passato, gli avrà consegnato: per continuità amministrativa, che è rispetto e lealtà verso le Istituzioni e verso i cittadini che esse rappresentano".
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