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Benevento, 11-01-2026 09:37 ____
Notti indimenticabili, allietate da cene favolose quando il turno era tranquillo, eravamo io, Giancarlo Bocchini ed Annio Majatico
L'ultima nostra telefonata che gli facemmo dal mio studio al "Rummo", mentre lui era ricoverato a Campobasso, fu intrisa di profonda tristezza. Adolfo Russi con professionalita' senza eguali aveva anche un garbo che veniva apprezzato da ogni paziente che facesse ricorso alle sue cure
Nostro servizio
  

Altri due sono i medici sui quali, questa domenica, Peppino De Lorenzo sofferma la sua attenzione.
Si tratta di Giancarlo Bocchini, medico di famiglia, e Adolfo Russi, primario della divisione di Medicina d'Urgenza del "Rummo".

Giancarlo Bocchini
Il mio rapporto umano e professionale con Giancarlo Bocchini fu fraterno (nella foto di apertura).
Svolse per lunghi anni l'attività di medico ospedaliero, destinato al Pronto Soccorso del "Rummo" e contemporaneamente, quella di medico di famiglia, fino a quando il dettato legislativo in materia sanitaria permetteva la possibilità di ricoprire entrambi i ruoli.
Quante ore abbiamo trascorso insieme nelle austere stanze del vecchio Pronto Soccorso del nosocomio cittadino!
Notti indimenticabili, allietate da cene favolose quando il turno era tranquillo, io, lui ed Annio Majatico.
Anche nel momento in cui Giancarlo fu costretto a lasciare l'Ospedale, optando per la medicina di base, il nostro rapporto continuò ad essere fraterno.
Ci trovammo, poi, insieme, nel 2006, in Consiglio comunale, tra l'altro, eletti entrambi nella stessa compagine politica.
Con Giancarlo non si poteva che essere amico.
Per questo, con la sua scomparsa, d'improvviso, andò via una parte migliore della mia giovinezza professionale.
L'ultima nostra telefonata che, con Annio Majatico (nella prima foto in basso) gli facemmo, dal mio studio al "Rummo", mentre lui era ricoverato a Campobasso, fu intrisa di profonda tristezza per le angherie che, a livello professionale, stava subendo, mentre era immobile, senza possibilità di potersi difendere, in un letto d'ospedale, con la morte in agguato.
Quella conversazione costituì il nostro addio. Si spense, infatti, dopo pochi giorni.
Il padre di Giancarlo era titolare di un accorsato negozio di tessuti, molto frequentato all'epoca, ubicato all'inizio di corso Garibaldi.
Oggi, nel soffermare la mia memoria sull'amico, dal polveroso magazzino della memoria emergono innumerevoli ricordi, uno più bello dell'altro.
Furono, infatti, tante le storie, alcune anche dolorosissime, che insieme abbiamo vissuto al Pronto Soccorso e la nostra gioia era immensa quando ci trovavamo di turno con Annio, tutti e tre insieme.
Loro due di servizio, appunto al Pronto Soccorso, io, invece, nella divisione che, in quel tempo, accoglieva Neurologia e Psichiatria.
Una figura, quella di Giancarlo, di medico di un tempo che, mutate le leggi e le abitudini, non esiste più.

Adolfo Russi
Estremamente riservato, Adolfo Russi svolse la sua attività, non solo con professionalità senza eguali, ma anche con un garbo che veniva apprezzato da ogni paziente che facesse ricorso alle sue cure.
Essendo celibe, lavorava da mattina a sera, sia quale primario della divisione di Medicina d'Urgenza del "Rummo", sia, privatamente, nel suo studio in via Grimoaldo Re.
Anche se a lui si rivolgevano pure pazienti delle classi più disagiate, Adolfo Russi, nella concezione popolare, era ritenuto il medico dei professionisti e delle personalità della città, in definitiva, del ceto alto.
Segnatamente per questi ultimi rimaneva un fermo ed insostituibile punto di riferimento nei momenti di necessità.
Si narra, in proposito, che Antonio Abete (nella seconda foto in basso), cui, di certo, a Roma non mancava la scelta di qualsiasi medico anche di grido, si fidasse solo di lui al punto che quando don Antonio, per sopraggiunte gravi patologie, non era più nelle condizioni organiche di venire a Benevento, gradiva che Adolfo Russi, a cadenza fissa, si recasse a Roma per averlo sotto controllo diretto.
Russi si spense nel mese di settembre 2011.

  

comunicato n.175401



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