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Benevento, 20-07-2025 09:14 ____
Peppino De Lorenzo ricorda Iose' Cecanese, giovane nostro concittadino, spentosi, improvvisamente, a 52 anni
Erano in tanti a conoscerlo e lui, nella solitudine cui lo aveva costretto la vita, si e' fatto volere bene. A riprova gli innumerevoli attestati di affetto ricevuti. Nel mio studio un giorno disse che l'unica cosa che gli mancava era un figlio...
Nostro servizio
  

Peppino De Lorenzo, questa settimana, ricorda Iosè Cecanese, giovane nostro concittadino, spentosi, improvvisamente, a 52 anni.
Fu candidato all'ultima competizione per il rinnovo del Consiglio comunale.
Erano in tanti a conoscerlo e lui, nella solitudine cui lo aveva costretto la vita, si è fatto volere bene.
A riprova gli innumerevoli attestati di affetto ricevuti.
"Conobbi Iosè Cecanese (foto di apertura) più di quarant'anni fa.
Da bambino, in quel tempo, viveva, unitamente al fratello Gianfederico, con il padre Antonio, insegnante, e la madre Giuseppina Iacovelli, maestra alla Scuola "Sant'Angelo a Sasso", ai tempi in cui l'istituto era retto da Domenica Zanin.
Singolare il nostro incontro.
La mamma, con la sua Fiat 500, targata Bn 62000, fu, violentemente, tamponata riportando danni organici per cui mi fu richiesta una perizia.
Da allora, mia moglie divenne il medico di tutta la famiglia.
Tra di noi, mai uno screzio, una incomprensione, fino a quando il destino si dimostrò avverso nei riguardi di questa famiglia, nel complesso, tradizionale.
Papà Antonio, dopo un lungo calvario dovuto ad una malattia incurabile, si spense ancora in valida età.
Di lì a breve, la mamma Giuseppina, con la nonna, fu coinvolta in un tragico incidente stradale mentre si stavano recando a San Giovanni Rotondo per una veglia di preghiera. Morirono entrambe all'istante.
Iosè rimase solo nella sua casa di via Marmorale anche perché il fratello, vincitore di concorso al Tribunale di Campobasso, si trasferì nel Molise.
Sono trascorse alcune settimane ed ancora incontro fatica a credere che non vedrò più entrare Iosè nel mio studio, sempre con garbo ed educazione.
E' triste, veramente triste, quanto si è verificato d'improvviso anche perché, senza volerlo, lui si è spento lontano da Benevento.
In una sequenza terribile, segnatamente a causa di neoplasie ed accidenti vascolari, è doloroso constatare che, in questi ultimi tempi, si sia abbassata, e non di poco, l'età degli interessati.
In tanti, attraverso i canali d'informazione, hanno dimostrato immensi affetto a Iosè. Non credevo che, nella solitudine e semplicità della sua vita, lui fosse circondato da molti che lo volevano bene.
Si dice, ed è convinzione comune, che il medico, ad un tratto, si abitui a vivere, quotidianamente, accanto alla sofferenza.
Non è affatto vero.
Chi come me, fors'anche cocciutamente, malgrado gli anni, ha preferito non mollare, si rende conto, in ultimo, delle difficoltà che si incontrano. Tuttavia, in questo modo, intendo chiudere i miei giorni.
Spesso mi sono chiesto da dove venisse a Iosè tutta quella forza che lo ha portato a continuare, senza giammai lamentarsi.
Prima trovò lavoro in uno studio legale della città, poi, decise di continuare, autonomamente, a svolgere la professione di avvocato, fino a pochi anni fa quando entrò, quale cancelliere, alla Procura di Napoli.
Nel 2021, si candidò al Consiglio comunale di Benevento nella lista guidata di Centrodestra.
Quando veniva nel mio studio parlavamo a lungo. Lui, malgrado le avversità familiari subite, con incarnata ostinazione, continuava a credere nella bellezza, nell'onestà, non conoscendo il rancore.
Mi ha voluto un mondo di bene che io, da parte mia, gli ho sempre ricambiato in pari misura.
Spesso, in questi giorni, quando mi fermo a pensarlo, il futuro appare molto più povero.
Nella sua solitudine, tutti gli volevano bene.
Ecco perché mi mancherà quel suo modo, irripetibile, di credere nel valore delle cose giuste.
Non si è mai arreso, malgrado avesse tutte le ragioni per farlo. E questo suo modo di vivere era decisamente umano e prego di amore.
Oggi, mi raccontava la gioia che gli portava questo nuovo lavoro intrapreso.
Mi mancheranno, sì, le nostre conversazioni quando insieme ridevamo delle piccole umane fragilità.
Cercherò di ricordarlo ogni giorno per l'affetto che mi ha dato, come era stato, in precedenza, con il padre e la mamma.
Iosè, nella sua semplicità, mi ha insegnato che non bisogna mai cedere alla rassegnazione.
Stava bene. Poi, d'improvviso, un leggero malessere, mentre era al lavoro alla Procura di Napoli.
Un rialzo pressorio, mai verificatosi in precedenza, per cui, da subito, si è sottoposto a tutte le indagini necessarie.
In seguito, ha deciso di partire per Rieti in visita ad una zia paterna.
Lì si è verificato l'irreparabile. Quindici giorni a lottare tra la vita e la morte.
Non ha fatto più ritorno a Benevento. E' stato portato a Gambatesa, in provincia di Campobasso, ove riposa nella cappella della famiglia della mamma.
Ricorderò sempre la fortezza di Iosè anche se, in fondo, era un ragazzo solo.
L'ho visto l'ultima volta a metà giugno nel mio studio. In quella occasione si verificò un episodio particolare.
Nella sala di attesa, Eleonora, una bimba di un solo anno che, con la mamma, aspettava il suo turno.
La piccola fu colpita da Iosè al punto che, nella sua innocenza, manifestò il desiderio di andare in braccio a lui. La mamma, una ragazza solare ed intelligente, favorì il desiderio della figlioletta.
Iosè, con la piccola in braccio, rivolgendosi alla segretaria, disse: "L'unica cosa che mi manca è un figlio".
Non l'ho più visto. Con la presenza della piccola Eleonora, si sono chiusi quarant'anni di affetto tra medico e paziente.
Addio, Iosè!"

comunicato n.172151



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