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Benevento, 09-06-2024 09:18 ____
E' di Massimo Bozzi, apprezzato gastroenterologo del "Rummo", che scrive, questa settimana, Peppino De Lorenzo ricordando l'amico ed il collega
Entrammo, quali novelli medici, al "Rummo", alla fine degli anni Settanta. Nel 1980, Massimo fondo' l'endoscopia nel nosocomio cittadino, fino ad allora inesistente. Un giorno di Pasqua trascorremmo una intera notte uno accanto all'altro nella sala adibita alla pratica endoscopica per salvare la vita ad un paziente
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E' di Massimo Bozzi, apprezzato gastroenterologo del "Rummo", che scrive, questa settimana, Peppino De Lorenzo ricordando l'amico ed il collega spentosi nel maggio 2022.
"Il ricordo di Massimo Bozzi (foto di apertura nel corso di un convegno tenutosi a Sant'Agata dei Goti quando passò all'Asl), da un lato, riempie il mio animo di gioia per il rapporto che abbiamo avuto avendo iniziato insieme la professione, anche se operando in branche diverse, dall'altro, di tristezza, constatando che tanti colleghi non ci sono più.
Entrammo, quali novelli medici, al "Rummo", alla fine degli anni Settanta (prima foto in basso, un'altra foto di Bozzi).
Nel 1980, Massimo fondò l'endoscopia nel nosocomio cittadino, fino ad allora inesistente.
Da quel momento, una moltitudine di casi affrontati, quotidianamente, (nella seconda foto in basso, con uno dei suoi più cari amici, il professore Giovanni Massimiliano Claar).
Ora, fra i tanti ricordi, uno, più degli altri, emerge dal polveroso magazzino della mia memoria.
Un giorno di Pasqua, era il 12 aprile 1998, fui costretto a ricoverare un mio paziente, già cardiopatico e diabetico, per una severa emorragia gastrica.
La situazione, da subito, apparve seria, molto seria.
Giunti a sera, malgrado la mia titubanza, Massimo decise di intervenire.
Trascorremmo una intera notte in quella sala adibita alla pratica endoscopica.
Massimo, ed io accanto a lui, ad un tratto, appariva stremato.
Giungemmo al mattino di lunedì in albis, vincendo, in ultimo, la battaglia.
Don Nazzareno Caruso fu sottratto alla morte (nella sesta foto in basso, il paziente).
Io e Massimo ci abbracciammo e, ritornati a casa, ognuno alla propria abitazione, trascorremmo a letto il giorno di festa.
Sono episodi che, qualora non si vivono in prima persona, appare difficile raccontare.
Don Nazzareno fu salvato anche se, poi, a breve distanza, le cause della morte furono da attribuire ad altre patologie.
Bozzi era, tra l'altro, un tifoso del Benevento, non mancando, nel passato, di descrivere, con dovizia di particolari, sui giornali dell'epoca, i vari incontri dei giallorossi (nella quarta foto in basso, nel corso di una trasferta ad Agrigento con il Benevento neopromosso in Serie B).
A Massimo, poi, non mancarono amarezze, così come è capitato, complice la politica, a molti medici.
E' lo stesso interessato, nel corso di una intervista, che disse: "...quello che ho fatto è qualcosa di positivo anche se mi abbia prodotto delle amarezze, come nella vita capita a tanti di noi...".
Verissimo, caro ed indimenticabile Massimo.
In questo ricordo, memore della nostra amicizia, anche se a distanza di tempo, è mio desiderio renderti ancora giustizia.
Solo chi come me, che ne ha subito di tutti i colori, può capire.
A Massimo Bozzi, poi, la Società Italiana di Endoscopia Digestiva conferì un meritato riconoscimento alla carriera (nella terza foto in basso, tra i saggi della Società di Endoscopia, area chirurgica, ad un congresso ad Ostia).
Quando, nel maggio 2022, si è spento, suggestiva la frase riportata sul necrologio: "Per la sua instancabile dedizione alla professione medica ed alla endoscopia digestiva".
Oggi, la sua attività è proseguita dalla figlia Rosamaria, della quale ho già avuto modo di apprezzare le stesse doti umane e professionali del padre (nella quinta foto in basso, in montagna, nel 1975, Bozzi con la figlioletta Rosamaria sulle spalle e dietro la moglie Beatrice).
Quando, mesi fa, per una paziente, mi rivolsi a Rosamaria, mi è sembrato di riascoltare il tono garbato e confidenziale della voce di Massimo. Nel chiudere la telefonata, rivolgendomi alla collega che esercita nel mio studio ed alla segretaria mi venne spontaneo affermare: "E' degna figlia del padre!".
Brava, Rosamaria, onora, ogni giorno, il nome che porti!
Ciao, Massimo!"

 

 

 

comunicato n.164442



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