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Benevento, 08-06-2024 12:51 ____
La tradizione dell'incontro beneventano con gli autori dello Strega risale al 1994. L'anno successivo arrivo' anche uno sconosciuto Andrea Camilleri
Fui precettato da Mario Boscia, dirigente dell'Ept, Ente che aveva dato il via alla manifestazione, per accompagnare gli ospiti a fare un giro della citta'. Mi trovai davanti anche il papa' del commissario Montalbano, non ancora interpretato da Zingaretti per la tv, in cerca di uno spunto per una storia. Si parlo' di streghe...
di Francesco Morante
  

La tradizione dell'incontro beneventano con gli autori che concorrono allo Strega risale al 1994.
Quell'anno e per diversi a seguire, fu l'Ente Provinciale per il Turismo a organizzare la manifestazione, prima di passarla al Comune di Benevento.
In quegli anni, lo Strega era un premio conteso solo dalle principali case editrici italiane (Mondadori, Rizzoli, Einaudi, e poche altre) per cui era inutile candidare molti libri, tanto la partita si decideva tra le big del settore.
In genere, venivano candidati una decina di libri, dodici al massimo, tra i quali veniva scelta la cinquina che partecipava alla gara vera e propria che si teneva al Ninfeo di Villa Giulia, storica sede, dal 1947, della premiazione finale.
La grande novità di quel 1994 è che la kermesse beneventana dava visibilità anche a quei libri e a quegli autori, che non sarebbero giunti a Villa Giulia.
Fu un esperimento interessante che suscitò interesse a livello nazionale, non tanto nella pubblica opinione, ma negli addetti al settore. In quei giorni di inizio giugno, Benevento si riempiva di scrittori ma anche di agenti letterari e di operatori del mondo editoriale.
La formula che allora si adottava era diversa dall’attuale.
I dieci-dodici libri che venivano presentati erano affidati alla lettura di lettori beneventani (che in genere erano scelti tra personalità della cultura locale) che dalla sala esprimevano il loro giudizio, prima che il presentatore intervistasse l'autore sul palco.
Ma, la cosa più simpatica, è che gli autori, nella mattinata, erano divisi tra le due librerie della città, Masone e Messina (quest'ultima vicino all'obelisco, per chi la ricorda) e qui incontravano i lettori beneventani.
Era il momento più interessante, perché potevi scambiare quattro chiacchiere con scrittori davvero importanti (a me è rimasta impressa, ad esempio, una lunga chiacchierata con Luigi Malerba), in maniera informale ma sapida di sensazioni.
A quel tempo, siccome la kermesse era organizzata dall'Ept, veniva offerto agli scrittori la possibilità di un giro turistico per la città.
L'addetto era l'indimenticato Mario Boscia, che inevitabilmente mi chiamava e mi chiedeva di fargli compagnia. Era il 1995, e l'evento era già al secondo anno.
Quel pomeriggio della presentazione Mario Boscia mi chiamò e mi chiese (anzi mi ordinò) di raggiungerlo all'Hotel President.
"Pare che ci sia qualche ospite che vuole fare un giro per la città" mi disse.
Quell'ospite era uno sconosciuto scrittore, già avanti con gli anni, che veniva dalla Sicilia: Andrea Camilleri (nella foto di apertura è al Teatro De Simone dove si svolse la manifestazione e fu presentato, a sinistra, da Lucianio Luisi, all'epoca conduttore di punta della Rai dei programmi culturali e della stessa finale a Villa Giulia del Premio Strega).
Arrivai all'hotel e trovai Mario Boscia seduto al bar con l'addetto stampa della casa editrice Studio Tesi, venuta a Benevento a rappresentare Bruno Maier, studioso e critico letterario triestino, che quell'anno scrisse l’unico romanzo della sua, peraltro molto ampia, produzione letteraria.
L'addetto stampa era una signora romana molto raffinata, di cui non ricordo il nome.
Poco dopo ci raggiunse Andrea Camilleri, ma per scusarsi che, per via del viaggio che lo aveva affaticato (era giunto in città da pochi minuti), preferì restare in albergo e non fare la passeggiata prevista.
Ovviamente lo invitammo a prendere qualcosa al bar. Io suggerii un bicchierino di Strega, giusto per restare nel contesto, ma Camilleri mi disse che preferiva la grappa, che però non volle ordinare, per restare lucido in vista dell'impegno serale.
Giusto per parlare di qualcosa, ricordai che lo Strega era citato anche da Ernest Hemingway in "Addio alle armi".
Camilleri ci chiese, invece, perché Benevento era famosa per le streghe. Domanda da un milione di dollari.
Mario Boscia accennò al fattarello dei longobardi che facevano le giostre notturne intorno agli alberi, ma Camilleri cercava lo spunto per una storia.
Secondo lui le streghe, o presunte tali, erano semplicemente donne di più liberi costumi sessuali.
Intervenne la signora-addetto-stampa, che disse che Bruno Maier aveva scritto quel romanzo autobiografico, dal titolo "L'assente" che concorreva allo Strega, per raccontare che lui, nella sua vita, aveva avuto due miti: la cattedra universitaria e il bordello.
Ricordo che Camilleri si girò a guardarmi con uno sguardo esplicito: "Questo è uno che ha capito tutto della vita".
La signora-addetto-stampa proseguì spiegando che secondo l'autore, il calore umano che aveva trovato in quell'ambiente, non lo aveva più trovato in rapporti non mercenari, avuti con altre donne.
Camilleri che, data l'età, sicuramente aveva conosciuto anche lui la realtà delle case chiuse, preferì non aggiungere nulla al riguardo, ma si congedò dicendo che gli sarebbe piaciuto scrivere una storia sulle streghe di Benevento.
Ricordo che quando andò via, la signora-addetto-stampa ci consigliò di leggere il libro di Camilleri.
Si trattava, per inciso, de "Il birraio di Preston".
Lei lo aveva letto: "E' un libro troppo divertente", ricordo che disse. Ed in effetti, in seguito, lo lessi e lo trovai brillante e frizzante come poche volte mi era capitato, con quella insolita scrittura in un misto di italiano e di siciliano che poi abbiamo ritrovato in quasi tutti i suoi libri successivi.
Era uno scrittore "siciliano" diverso, rispetto ai mostri sacri quali Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino o Vincenzo Consolo, ma decisamente molto intrigante.
Quella sera ci fu l’incontro con gli autori al Teatro De Simone (nelle foto in basso, il primo sulla destra è un giovanissimo assessore provinciale alla Cultura, Carlo Falato).
Dopo seguì un rinfresco nel giardino e quindi gli autori furono portati a cena da Gino e Pina.
A quella cena c'ero anch'io, ma non ebbi modo di scambiare altre parole con Andrea Camilleri.
Ma, giuro, Camilleri era al tempo una persona del tutto sconosciuta.
Ancora non aveva iniziato la serie di gialli con Montalbano, né erano state realizzate le prime puntate con Luca Zingaretti, che hanno fatto conoscere il suo autore al grande pubblico.
Quel giorno nessuno fece caso al fatto che Camilleri fosse venuto a Benevento, né si meravigliò più di tanto che non fosse scelto tra i finalisti del Premio Strega.
Del resto c'era poco da meravigliarsi, visto che tra gli esclusi dalla cinquina ci furono anche Dario Bellezza, Giampaolo Rugarli o Maria Orsini Natale.
Forse quella esclusione del 1995, avvenuta qui a Benevento, ha fatto desistere in seguito Camilleri dal partecipare nuovamente al Premio Strega.
Forse gli ha fatto anche dimenticare quell’idea, forse buttata lì pourparler, di scrivere un racconto sulle streghe di Benevento.
Peccato, perché se lo avesse davvero fatto, oggi potremmo vantare un contributo prezioso alla definizione del nostro genius loci.
Per inciso, quell'anno vinse lo Strega un romanzo pubblicato postumo: "Passaggio in Ombra" di Mariateresa Di Lascia.
In effetti, potremmo dire che quella scelta, al di là di ogni componente emozionale legata alla prematura scomparsa dell’autrice, a soli quarant'anni, fosse quasi ovvia.
Ciò confermò che lo Strega era il premio di una certa idea di letteratura, dalla quale, forse, Camilleri era tutto sommato estraneo, come ha dimostrato anche la sua produzione successiva.

 

comunicato n.164434



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