Benevento, 22-09-2013 08:19
____
Buona anche la seconda. Teatro De Simone gremito per seguire "Benevento: Storia, costume e società "
Nostro servizio
Buona anche la seconda.
Teatro gremito ed il rammarico, per molti, di non aver seguito la prima parte di questa rievocazione storiografica voluta da un gruppo di amici: Maurizio Cimino, Sandra Columbro, Diana Grasso, Marina Della Torca e Francesco Morante, che hanno lavorato con grande pazienza, che è tipica dei ricercatori e degli storici ma anche dei collezionisti, per tutto l'inverno per proporre al pubblico: "Immaginando. Benevento: Storia, costume e società " ripartito in due puntate.
La prima: "Dall'unità d'Italia alla vigilia della prima Guerra Mondiale"; la seconda, quella di ieri sera: "Dalla prima Guerra Mondiale agli anni del boom economico".
Contento, molto contento si è dimostrato l'assessore alla Cultura, Raffaele Del Vecchio, presente assieme al direttore artistico di "Città -Spettacolo", Giulio Baffi, ed all'assessore, Luigi Abbate, che ha voluto la manifestazione inserita nel Cartellone del Festival.
Dunque un'ora e mezza di belle e rare immagini che partono dal Ventennio con la realizzazione del grande Monumento ai Caduti di piazza IVÂ Novembre inaugurato addirittura dal re Vittorio Emanele III.
Qui sono state presentate due rarità : Un filmato d'epoca dell'Istituto Luce e la foto, un nudo, della modella della Vittoria Alata.
Benevento non fu interessata direttamente dalla Prima Guerra Mondiale, nel senso che non ci furono combattimenti sul suo suolo né occupazioni, ma pagò un grave tributo in termini di vittime umane.
Addirittura Clino Ricci, sindaco della città , pensò alla realizzazione di un Parco della Rimembranza dove bisognava piantare un albero per ogni caduto.
Doveva essere realizzato al di sotto della Villa Comunale, in via dei Mulini, ma non se ne fece nulla.
Fu Matteo Renato Donisi, altro sindaco di epoca fascista, che bandì nel 1925 un Concorso d'idee per la realizzazione del Monumento ai Caduti, vinto da Publio Morbiducci (che non si era mai cimentato in un'opera simile) che impiegò 4 anni per reralizzarlo. Fu inaugurato l'8 dicembre del 1929.
La ricostruzione storica tratta ovviamente del Ventennio ed espone il primo edificio scolastico pubblico messo su nella zona delle Poste.
Era l'edificio delle Colonnette realizzato in dove insisteva anche la Caserma dei Vigili del Fuoco poi realizzata al viale Mellusi (l'attuale Cesvob).
Altro importante intervento urbanistico dell'epoca fu fatto su piazza Roma, dove per necessità ci fu l'abbattimento della chiesa del Gesù facendo così divenire quello slargo il salotto della città su cui insistevano anche importanti ed eleganti bar e ristoranti.
Negli anni Trenta nasce viale degli Atlantici, lungo più di un chilometro e che sposava la tesi della "Cttà Giardino".
Anche piazza Risorgimento, in quegli anni, fu interessaqta da lavori.
Al centro di essa vi fu posizionato il monumento a Leonardo Bianchi, oggi in via Tonina Ferrelli.
Si diede accenno anche al viale Mellusi sviluppatosi poi più celermente negli anni Cinquanta.
Il 1° agosto del 1920 arriva anche l'acqua corrente con la inaugurazione dell'Acquedotto cittadino.
Riguardo poi le attività produttive essere erano molto fiorenti per il periodo e la zona più densamente "industrializzata" era certamente quella del Rione Ferrovia con le ditte Alberti, le Officine De Caterina, la falegnameria Russo, il biscottificio Serino, la Manifattura Tabacchi, la Aeronautica Sannitica.
Alberti era una impresa già importante con i suoi 300mila litri l'anno di Liquore Strega prodotto mentre il Biscottificio Serino sfornava 50 quintali di ottimi biscotti ogni giorno.
C'erano i laterizi lavorati dalla ditta dei fratelli Fantozzi in località San Vito e poi le aziende che producevano fiammiferi, la Marsiglia ad esempio, attingendo alle vicine miniere di zolfo di Altavilla Irpina e di Tufo.
Importante all'epoca era già il Consorzio Agrario per la conservazione dei prodotti.
Nel settore molitorio il Sannio contava ben 264 mulini.
Qui si inserisce il Mulino Rummo che lavora fino a 300 quintali di farina al giorno realizzando per le sue attività un grande edificio nella valle del Sabato (oggi quella struttura è un hotel).
Il tabacco aveva la sua grande quota di mercato anche in quell'epoca.
La varietà più coltivata era il Brasile a cui poi venne dato addirittura il nome di Beneventano, tanta era la produzione che se ne ricavava e che raggiungeva ogni parte d'italia. L'agenzia dei tabacchi era in piazza Santa Maria.
Fiorente era anche la lavorazione del cuoio, al terzo posto nella graduatoria delle attività industriali.
Arrivano poi le Tipogtrafie con le Forche Caudine della famiglia Abete che svolgeva la sua attività nell'attuale Auditorium di San Nicola in via Camerario.
C'erano poi piccoli ma importanti mestieri quali il vetturino ed il lustra scarpe.
Il mondo dei motori si sviluppa con Boffa che apre un negozio di ricambi ed arriva in piazza Federico Torre anche il primo distributore di carburanti.
Tornando al conflitto mondiale, ma il secondo, i curatori del racconto hanno anche riportato una chicca: A Benevento, in località Cardoncelli, vicino all'attuale Rotonda dei Pentri e nei pressi della discoteca che sorge nei pressi, c'era un campo di concentramento denominato PG87 che accolse dal 1941 al 1943 i prigionieri soprattutto inglesi.
Di questo campo oggi ancora sopravvive l'infermeria.
Forse andrebbe recuperata e valorizzata magari per ricordare quel periodo storico.
Non poteva mancare nel racconto, la terribile giornata del 20 agosto 1943 quanto intorno alle 12.30 Benevento fu bersaglio delle bombe alleate, un'azione di guerra molto cruenta che durerà fino al successivo 1° ottobre con incursioni quasi giornaliere.
Le immagini d'epoca mostrate al pubblico, sono terribili: Una città completamente distrutta e che contò circa duemila vittime civili.
Distrutta fu l'area del Duomo e quella della Stazione Centrale. Fortunatamente si salvò l'Arco di Traiano.
Benevento stava gradatamente ma a fatica uscendo dalla seconda Guerra Mondiale quando fu colpita da un altro evento terribile:Â L'alluvione del 1949.
Il fiume Calore rompe gli argini con un evento disastroso. Benevento finisce nei cinegiornali nazionali ed il governo stanzia 1.100 milioni di lire per i primi interventi.
Comincia però la ripresa ed il segnale più eloquente è la organizzazione della 1° Mostra Campionaria di Benevento del 1949 che si tenne in piazza Risorgimento e che si occupò anche di bandire un Concorso per dare un nome al panettone di Benevento.
L'anno successivo la Mostra fu inaugurata dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi accompagnato da un giovanissimo sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri, Giulio Andreotti.
La nostra città cominciò anche a produrre un Carnevale molto importante che divenne subito punto di riferimento nazionale tanto era belli ed apprezzati i suoi carri. Durò poco, però, solo due, tre edizioni.
Nel settore dell'allegria ritrovata certamente c'è quella alimentata dagli universitari con la Corsa degli Asini che si inserì nel 1° Concorso ippico e con la rappresentazione della Battaglia di Benevento del 1266 lungo le sponde del fiume Calore nei primi anni Cinquanta.
Anche la borghesia risorge ad una nuova vita sociale ed ecco che viene riaperto il Circolo dell'Unione nella sede di piazza Roma (dove è ancora attivo).
Per concludere la carrellata dei ricordi, essa ha puntato con tenerezza sui personaggi del dopoguerra.
Tra questi Gennarino Silvestri, Paolo Pastore, ma anche Peppe 'o capraro (Peppe piglia 'nculo), Antonio 'o pulimme e poi lei, donna Cristina, alias Albertina Vieri, una Toscana che rilevò l'ultima casa chiusa di Benevento che si trovava nei vicoli del centro storico, all'incrocio tra via Mutarelli e vico I San Nicola.
Piccolo ma importante ricordo anche per la famiglia di ristoratori dei D'Arienzo, Ruggiero e Rodolfo, quelli dei Ciccone, come erano chiamati.
Oggi tutti dormono sulla collina o sono dissolti nella nebbia di Benevento...
Le foto sono di "Gazzetta di Benevento". Riproduzione vietata.
Â
Â
Â
Â