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Benevento, 13-04-2026 17:25 ____
Cogliere l'occasione per sollecitare quella componente che effettivamente appartiene a "La Citta' del pensaci tu"
il preciso scopo di svegliarli dal loro torpore, che condanna tutti noi all'arretratezza e che ci configura, soprattutto sotto l'aspetto dell'economia e di un commercio asfittico, inadeguato ed incanalato ai nuovi flussi, nella posizione di classifica da noi occupata, scrive Giulio Cesare Pedicini
Redazione
  

Gentile direttore, ci scrive Giulio Cesare Pedicini, ingegnere, il giornalista Nico De Vincentiis nel presentare il suo ultimo libro “La città del pensaci tu” intitolava l’evento al Museo del Sannio con il seguente titolo: “Abbiamo il dovere di pensarci”.
Certamente l’iniziativa assunta per convocare i cittadini in questo Istituto culturale, prestigioso per la Città di Benevento, fregiato dal riconoscimento dell’Unesco, contrastava visivamente con il titolo del libro, in quanto coloro che lo hanno realizzato e gestito, portandolo al nostro attuale godimento, non possono essere schierati tra coloro cui fa riferimento “La città del pensaci tu”.
Piuttosto, ritengo che non incomba il “dovere”, bensì cogliere l’occasione per sollecitare quella componente che effettivamente appartiene a “La Città del pensaci tu”, con il preciso scopo di svegliarli dal loro torpore, che condanna tutti noi all’arretratezza, e che ci configura, soprattutto sotto l’aspetto dell’economia e di un commercio asfittico, inadeguato ed incanalato ai nuovi flussi, nella posizione di classifica da noi occupata.
Non tutti si sono sentiti coinvolti, ritenendosi parte vitale della città!
“La città del pensaci tu” è una realtà da suddividere in compartimenti diversi, tra i quali certamente c’è un ampio spazio corrispondente al titolo del libro, ma non vi sono tanti operatori che hanno danno vita e sostanza a questa realtà.
Facendo  un paragone, la città può essere raffigurata come i cedri del Libano che sopravvivono nell’area di Sant’Ilario, davanti all’Arco di Traiano.
Sono cresciuti vigorosi da circa sessanta anni, sviluppati in elevate altezze, sui quali si sono avvinchiate le radici dell’edera sottraendovi la linfa vitale.
Se qualcuno intende svolgere la funzione dell’edera, è necessario attivare la presenza dei giardinieri per ravvivare la vigoria delle essenze presenti.
Perciò incombe su tutti il preciso compito di valorizzare quanto ci appartiene,  trasmessoci da quanti hanno operato nei secoli.
Ho letto su internet alcuni giorni fa l’elenco dei monumenti nazionali censiti in Italia.
E’ senza dubbio vero che l’elenco redatto- convalidato da provvedimenti ministeriali, e del Parlamento, -non sia esaustivo.
E’ vero, altresì, che in tali elenchi sia evidenziata la non compiutezza degli stessi, ma verificare che in essi non vi sia un monumento della intera città, né della provincia, con la sola eccezione del Duomo di Sant’Agata dei Goti, costituisca una conferma  del sonno profondo della popolazione che vive nella “La città del pensaci tu” e nell’intera provincia.
Mi chiedo se vi siano strutture preposte alla cura della Cultura e del Turismo, se queste strutture operino per attrarre flussi e diffondere la conoscenza, oppure anche queste strutture resistono nello stato di torpore generale.
Non vedono il grandissimo patrimonio storico artistico e culturale esistente: L’Arco di Traiano; il Teatro Romano; la chiesa di Santa Sofia con il suo chiostro; la via Appia ed il Ponte Leproso; la Rocca dei Rettori; la cinta muraria Longobarda; il Duomo della città ed il suo campanile; le porte di bronzo del Duomo; l’Arco del Sacramento ed il quadriportico; il ponticello romano della Via Traiana a Ponticelli; i chiostri dei numerosi conventi e le chiese annesse; la villa comunale; i musei cittadini; il toro Apis di viale S.Lorenzo (nella foto calata Olivella al Triggio).
Il nostro compito è evidenziare le anomalie e segnalare le inefficienze, non è nostro dovere, ma opportunità residuale per  adempiere  alle nostre funzioni vitali, senza confondere con i doveri che appartengono ad altri, a coloro che sono stati designati e debbono svolgere i propri compiti istituzionali.
Non voglio contestare il titolo del libro, ma raccogliere la raccomandazione che ci lascia all’ultima pagina dello stesso: ”Dialogo non è confrontarsi su idee diverse ma fare qualcosa insieme”.
Come primo esempio redigere un itinerario turistico per guidare coloro che visitano la città con illustrazioni varie da diffondere nelle residenze frequentate dai turisti.
Riterrei opportuno un inquadramento più completo della realtà cittadina, per comprendere anche coloro che vi operano fattivamente e la portano avanti.
E’ plausibile che taluni possano essere annoverati tra gli appartenenti a “La città del penaci tu”, però nella città vi sono operatori meritevoli che si distinguono e che nella vita professionale hanno avuto ruoli di rilievo nella città e conseguono apprezzamenti nella nazione.
D’altra parte non potrebbe spiegarsi il grande attaccamento avuto per la città da quanti hanno avuto occasione di frequentazione o di lavoro, lasciando tracce del proprio transito, se non avessero percepito sensazioni piacevoli da celebrare e da trasmettere ad altri.
Nel corso della attività sviluppata a Benevento ho avuto modo di constatare i positivi apporti riversati sulla città da quanti hanno avuto occasione di contatto.
Ricordo il primo Piano Regolatore elaborato dall’architetto Piccinato nell’anno 1934, che per primo evidenziò la valenza del Centro Storico e per proteggerlo dai traffici nazionali ed interregionali, proponendo la prima galleria sotto la collina di Pacevecchia, realizzata dall’Anas nel 1967.
Ricordo il grande interesse mostrato dal maestro Sergio Angelucci, che curò il restauro delle porte di bronzo del Duomo, restituendoci il godimento delle stesse, le quali, insieme alle porte di bronzo di Troia (Fg), costituiscono un  gioiello di scultura in bronzo: un primo esempio di porte di bronzo realizzate in Italia nel primo Medioevo, che storici hanno definito.
Ricordo la partecipazione professionale, di grande condivisione, del gruppo di progettisti che faceva capo agli architetti Bruno Zevi e Sara Rossi, docenti di Architettura e di Urbanistica negli atenei italiani, che ci hanno lasciato i progetti e le illustrazioni, compreso un libro sul Centro Storico della città di Gisella Rossi, dopo una accurata ed approfondita conoscenza di ogni particolare meritevole, esaltandone la valenza.
Ricordo il contributo apportato da un commissario straordinario, Ferrara e dal sub commissario Carelli, che riuscirono a far redigere il Piano Regolatore della Città, adottandolo ed a gestirlo, evitando tutti i contrasti interni del Consiglio comunale, generati dai notevoli interessi connessi alle aree edificabili, sostenuti dai proprietari, interferenti con gli interessi generali di un piano urbanistico.
Ricordo il contributo fornito da un ingegnere, dirigente dell’Anas, originario di Buonalbergo, che curò prima la costruzione della SS 90 bis, semplificando notevolmente il percorso tortuoso verso Bari della SS 7 Appia, e successivamente curò il raccordo autostradale Castel del lago/Benevento, prolungandolo fino  alla zona Pezzapiana, sulla SS 212, escludendo i percorsi di transito dal cento cittadino.
Non possiamo omettere di ricordare il contributo reso da Mario Fucci, ingegnere capo della Provincia di Benevento per avere guidato la realizzazione della variante alla SS 212, con il raccordo Caianello-Benevento, e per aver progettato e realizzato la Fondovalle Tammaro per collegarci con il Molise, fin oltre Sassinoro.
Nello stesso tempo ho il dovere di ricordare il contributo reso dagli amministratori della città di Benevento, da tutti i sindaci che si sono insediati, ognuno dei quali ha potuto operare per il tempo che il Consiglio comunale gli aveva assegnato, cominciando dal preside Pietrantonio, che ha registrato la più lunga permanenza in tale incarico.
Così come è doveroso ricordare la deputazione politica, primo tra tutti l’attuale sindaco della Città, che nelle qualità di sottosegretario della Cassa per il Mezzogiorno, in un suo personale intervento, di cui sono testimone, assicurò il finanziamento della viabilità interquartiere per due bracci(sud- sud/est e  est - nord/ovest), con un finanziamento di quarantasei miliardi di lire.
Un particolare riconoscimento va attribuito a Mario Rotili per aver redatto un volume prestigioso sulle sculture presenti sull’Arco di Traiano di Benevento, edito dal Poligrafico dello Stato, per la sua valenza culturale-storico-artistica, impreziosito dalle riprese fotografiche del fotografo, Valerio Gramignazzi Serrone da Benevento.
Analogamente occorre ricordare il notevole contributo culturale di studi su Benevento e la Longobardia, svolti da Marcello Rotili dell’Università Vanviteliana, nelle diverse pubblicazioni date alla stampa.
Non vi è dubbio che non si possa dormire sugli allori, ma il nostro attuale compito deve essere riservato alla valorizzazione di quanto la città già detiene, cercando di operare sul turismo, attraendo  il turismo culturale e di qualità, oggi indirizzato sulle città d’arte, tra le quali Benevento non è compresa.
Non è ammissibile che possa continuare ad essere ignorato, dalla generalità degli operatori economici, il notevole patrimonio artistico ed archeologico, da sempre  presente a Benevento, che meritano ben altra attenzione ed inquadramento nella realtà nazionale.

comunicato n.177339




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