E' di quattro chirurghi che Peppino De Lorenzo si interessa. Si tratta di Giuseppe Casazza, Vincenzo Civetta, Mario De Luca ed Umberto Di Fede
Ogni mattina chi attraversava viale Mellusi, dinanzi alla "Clinica Santa Rita", aveva l'opportunita' di assistere ad uno spettacolo cui tutti si erano abituati. Una Citroen Pallas, in sosta per ore, talvolta per mancanza di parcheggio, ferma in seconda fila. Appoggiato allo sportello, in piedi, un uomo corpulento chiamato, affettuosamente, "Basettoni". Era l'autista di Casazza e lo attendeva fino alla fine degli interventi chirurgici
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E' di quattro chirurghi che, questa settimana, Peppino De Lorenzo si interessa.
Nello specifico, Giuseppe Casazza, Vincenzo Civetta, Mario De Luca ed Umberto Di Fede.
Giuseppe Casazza
Chirurgo operante alla "Clinica Santa Rita" (nella foto di apertura).
Negli anni Sessanta, Settanta, Ottanta erano tanti i pazienti che, quotidianamente si rivolgevano a lui.
Aveva un portamento particolare. Quello del vero clinico. Infatti, per quanti non lo conoscessero a fondo poteva apparire anche distante nell'approccio interpersonale.
Ricordo il fascino del suo parlare e la dolcezza della sua vita. E' un ricordo in cui, improvvisamente, raffiora un'intima sensazione di nostalgia e di rimpianto (nella prima e seconda foto in basso, ancora Giuseppe Casazza).
In quegli anni, puntualmente ogni mattina, chi attraversava viale Mellusi, dinanzi alla "Clinica Santa Rita", aveva l'opportunità di assistere ad uno spettacolo cui tutti si erano abituati.
Una Citroen Pallas (detta "lo squalo" ndr), in sosta per ore, talvolta per mancanza di parcheggio, ferma in seconda fila.
Appoggiato allo sportello, in piedi, un uomo corpulento chiamato, affettuosamente, "Basettoni".
Era quella l'auto di Giuseppe Casazza e l'autista in attesa che il chirurgo completasse le sedute operatorie che spesso, molto spesso, si protraevano fino al tardo pomeriggio.
Quello spettacolo, oggi, rappresenta la fragilità della memoria di un episodio lontano che, sì, è scivolato via, ma, comunque, ha lasciato, però, una traccia indelebile.
Un mondo, anche per la nostra comunità, che non esiste più. Un mondo, comunque, di farlo rivivere almeno sulla carta lasciandolo in eredità alle future generazioni.
Per me, ogni angolo della città racconta un frammento di vita e fa da testimone ad una giovinezza indimenticabile, intensamente vissuta.
Vincenzo Civetta
Raramente, nel corso di tutta l'attività professionale, ho incontrato un collega della mitezza di Vincenzo Civetta, chirurgo al "Rummo"(nella terza foto in basso).
Lo rivedo, come se fosse oggi, nella stanze austere del vecchio Pronto Soccorso.
Vincenzo Civetta (nella quarta foto in basso ripreso in un ritratto) non era coniugato e tutta la sua vita fu, interamente, destinata alla professione ed alla famiglia.
Viveva con cinque sorelle e la mamma avanti negli anni che per lui nutrivano una venerazione senza eguali.
Un nucleo familiare di altri tempi dalla profonda fede cristiana.
Ho avuto l'opportunità di entrare spesso in quella casa, in via dei Mulini, quando mi è capitato di accompagnare lì mia moglie, loro medico di famiglia.
La professione, svolta intensamente e per tanti anni, mi ha portato ad entrare in tante abitazioni della nostra città, epperò il calore umano che ho trovato lì rimane ineguagliabile.
Tutti sono morti, ma ricorderò sempre Vincenzo Civetta (nella quinta foto in basso, in udienza dal Papa), con le sue sei donne, come io spesso, affettuosamente, gli ripetevo.
Rimane, oggi, solo Giovanna, di quella casa in cui regnava la vita.
Mario De Luca
Chirurgo di valore, nel corso della sua attività, tantissimi gli interventi praticati, taluni anche in situazioni disperate.
Lo conobbi quando giunsi in Ospedale e chi, come me, aveva qualche anno in meno, gli si rivolgeva, sempre ed in ogni occasione, con profondo rispetto. Quasi un senso di soggezione.
Mario De Luca (nella sesta foto in basso)era nato a Benevento nel 1936 e, sempre nella nostra città, fino alla morte, avvenuta nel 2014, svolse la sua attività.
Nel corso della sua carriera, coronata da una miriade di successi, a Mario De Luca non mancò il dolore più grande che un uomo possa avere, la tragica scomparsa del suo unico figlio, Paolo.
Il giovane, nato nel 1974, perì, infatti, in un incidente stradale, avvenuto alle porte della città, sulla superstrada che dal rione Libertà conduce nella zona di S. Clementina ed alla Stazione Ferroviaria (la Tangenzile Ovest).
Era una mattina del 2009. Il giovane aveva 35 anni.
Da quel giorno, sul volto di Mario De Luca si spense il sorriso.
Morì anche lui dopo cinque anni, cinque lunghi anni accompagnati da un dolore senza fine.
Umberto Di Fede
E' stato un altro chirurgo di indiscusso valore che la nostra città ha avuto.
Il suo nome, per decenni, era tra quelli più ricordati nel momento della necessità.
Tanti, anche per lui, gli interventi praticati nel corso della sua lunga attività professionale.
Molti avranno memoria delle sue frequenti passeggiate lungo il viale Atlantici, prima con la moglie, Teresa Sorda, e, poi, da solo, dopo la scomparsa di quest'ultima.
Si spense non molti anni fa a tarda età.
comunicato n.177314
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