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Benevento, 08-04-2026 10:36 ____
Puerile la incapacita' di alcuni esponenti politici di affrontare, coraggiosamente, le inevitabili conseguenze politiche di questa scivolata
Mastella non ha mollato neanche dinanzi all'incessante chiacchiericcio che da tempo in citta' correva di bocca in bocca. Con me dimostro' una crudelta' senza un minimo di pieta'. Santamaria, invece, per anni, al posto di comando. Mi auguro che, una volta per sempre, la citta' reagisca contro la rassegnazione
Nostro servizio
  

Peppino De Lorenzo commenta anche lui la vicenda che, in questi giorni, ha interessato Gennaro Santamaria che, come prevedibile, vasta eco ha suscitato in tutti gli ambienti.
Lo fa con molta pacatezza spinto solo dal ricordo, in lui sempre vivo e presente, delle vicissitudini subite, segnatamente sul piano professionale, per essersi posto, nel corso del suo impegno politico, contro la discutibile gestione amministrativa, qui a Benevento, voluta e sostenuta da più parti.
De Lorenzo, nel contempo, coglie l'occasione per dare il benvenuto al nuovo procuratore della Repubblica di Benevento, Nicola D'Angelo, che, come lui stesso ha suggerito, ha invitato i cittadini a parlare.
Un nuovo modello di comportamento nel palazzo di via De Caro che fa riferimento a condotte di procuratori di anni addietro, oggi, inghiottite dai tempi mutati.
"Non è affatto mia intenzione aggiungere altro a quanto, a ritmo sempre più incalzante, si è appreso della vicenda che ha interessato Gennaro Santamaria, personaggio di fiducia del sindaco Clemente Mastella.
L'episodio è grave ed inaudito ed offre uno spettacolo abnorme, un pessimo esempio della scena pubblica, con mancanza di spirito di servzio e senso comune.
Ciò che più ha colpito della tormentata vicenda è stata la puerile incapacità di alcuni esponenti politici di affrontare, coraggiosamente, le inevitabili conseguenze politiche di questa scivolata anche se di grosse parole, valutazioni sprezzanti e tesi liquidatorie ne sono state sentite tante.
Del resto, le chiacchiere in libertà sono simili alle ciliegie, una tira l'altra.
Per questo, ritengo superfluo essere ripetitivo. E', invece, mia intenzione soffermarmi, volutamente, su alcune scelte di Mastella che, anche se, nello specifico, estraneo alla vicenda, opera delle scelte, appunto, che meritano una riflessione.
La vicenda odierna mi ha permesso di spiccare ricordi con l'aiuto della memoria ed il fluire del tempo.
Ecco perchè, talvolta, appare difficile comprendere la vita nella sua selvaggia, ma splendida crudeltà.
Quindi, qualche riflessione personale mi deve, comunque, essere concessa.
Mastella, liberamente, ha voluto Santamaria ad un posto strategico e di prestigio contravvenendo finanche all'art. 19, comma 6, del Decreto Legislativo 165-2001 che stabilisce delle regole ben precise nel conferimento temporale di incarichi di questo tipo.
Inoltre, la sentenza n. 27189 del 10 ottobre 2025 della Corte di Cassazione ha sancito che: "...la durata debba essere di 3 anni per la dirigenza di seconda fascia e di 5 per quella generale..."
E non ha mollato neanche dinanzi all'incessante chiacchiericcio che, da tempo, in città, correva di bocca in bocca.
Con me, invece, dimostrò una crudeltà senza un minimo di pietà, sì, di pietà, nei confronti di un professionista che stava cercando solo di imporre un volto nuovo e pulito alla politica.
Due pesi e due misure, in sostanza.
Ecco perché, in questi giorni, senza volerlo, la memoria mi ha restituito intatte le ingiustizie amaramente subite.
Ed, infatti, il mio cuore ed il mio cervello conservano tracce indelebili delle vicissitudini costrette ad essere tollerate che mi accompagneranno, per la loro gravità, fino alla morte.
Io, cacciato dal Palazzo perché non allineato. Mi auguro che, una volta per sempre, la città reagisca contro la rassegnazione.
Santamaria, invece, per anni, al posto di comando.
Mastella, oggi per allora, dovrebbe darmi una spiegazione. Senza, sia ben chiaro, spirito polemico, come si può, chiaramente, evincere dalla mia odierna pacatezza.
Sono, infatti, convinto che, se non pubblicamente, dentro di sé, allo stato, converrà che le mie attuali precisazioni non siano del tutto infondate.
In tanti, nel corso del tempo, hanno pagato i propri prezzi e la storia personale. Della mia non mi devo, di certo, vergognare.
Mastella, nel 2003, per cedere il mio posto in Ospedale alla ceppalonese di turno, complice il direttore generale dell'epoca, mi relegò inoperoso, senza neanche una scrivania, nel corridoio del Dipartimento di Salute Mentale.
Diciotto mesi d'inferno, fino alla vittoria giudiziaria che mi riportò al mio posto.
Luigi Diego Perifano, cui sono sempre grato, mio legale, ricorderà a che punto si arrivò. Sofferenze elargite a gran copia. E' questa la cristianità tanto ventilata? Resto orgoglioso del mio ateismo scaturito proprio dalle crudeltà incontrate nel corso della vita.
Poi, la nota vicenda, esplosa a livello nazionale, in cui, a tavolino, si decise il mio licenziamento.
Se non fossero intervenuti il procuratore della Repubblica di Napoli ed i Carabinieri di Caserta, con l'ausilio delle intercettazioni, sarei stato licenziato dal posto di lavoro, senza alcuna motivazione (nella foto di apertura, Peppino De Lorenzo è con Giovanni Civitillo, dei Carabinieri di Caserta, che fu il prezioso regista  delle indagini).
Anche in questo caso, un'estate solo da dimenticare.
Le storie, nei particolari, sono ricordate nel mio libro "Ho trovato lo Stato", Graus editore.
Questi i due pesi e le due misure cui è uso Clemente Mastella.
De Lorenzo da distruggere, non solo politicamente, ma, il che è imperdonabile, professionalmente, Santamaria da portare alle stelle.
E', forse, per l'età ed anche per la crisi che incalza, però, dopo una vita spesa a difendere le battaglie sociali non mi riconosco più nel mondo che mi circonda.
Non è, tuttavia, la mia una voluta rassegnazione, anche se mi accorgo di essere smarrito non avendo più punti fermi cui fare riferimento.
I ricordi della giovinezza restano gli unici valori in cui credo e che, giorno dopo giorno, mi aiutano a superare la malinconia e la tristezza, che spesso, troppo spesso, mi avvolgono, senza darmi scampo.
Malgrado tutto, senza volerlo, riunendo tutte le forze residue, il ring mi tira ancora, ma cerco di non risalirvi.
Trascorro l'ultimo pezzo di strada che mi rimane con le persone che amo e con i miei pazienti. Poi, intorno, vedo solo caos. E mi sono imposto a non fare entrare più nessuno nella mia casa, contento, in ultimo, di defilarmi, quando posso, silenziosamente, al pari di una zitella insterilita da gravidanze che non hanno partorito alcunché.
Malgrado gli anni che passano, lavoro, ininterrottamente, da mattina a sera. Un caffè lo gusto sempre, piacevolmente, con Alfredo Pietronigro, direttore di "Gazzetta". L'unico amico residuo cui ancora credo. Poi, intorno a me, una miriade di presunti amici, fors'anche una folla quotidiana, cui non nego, di certo, il rapporto, ma che non avranno più il mio cuore.
Negli anni delle vicissitudini mastelliane rimasi un uomo solo, terribilmente solo. Eppure, per onestà, Mastella non comprese che gli ho voluto bene, veramente bene, senza chiedere niente.
Rimane un politico di una preparazione senza eguali, ma quanto a scelte, però, me lo conceda, come recita un detto popolare, malgrado nella sera della vita, deve imparare ancora tanto.  
Sono fiducioso dell'arrivo del nuovo procuratore della Repubblica, qui a Benevento, Nicola D'Angelo. Non so perchè, ma il suo volto mi ispira fiducia.
Per qualche magistrato l'onestà morale ed il rispetto dell'applicazione convinta delle leggi sono da abolire. Fors'anche con disprezzo.
Gradirei incontrarlo e fornirgli copia di un recente esposto da me presentato al Consoglio Superiore della Magistratura, di cui attendo risposta da più di un anno.
E' una storia allucinante di quanto subito da un magistrato, qui da noi, che, al posto della gratitudine che mi doveva, mi ha letteralmente calpestato.
D'Angelo, arrivando da noi, ha detto che è pronto all'ascolto. Ed io lo credo.
Nel concludere, ritornando ai due episodi citati, di matrice mastelliana, appare innegabile ricordare che, in ultimo, in entrambe le occasioni, giustizia fu fatta.
Non ho, però, mi sia concesso, mai appieno compreso, malgrado gli anni trascorsi, in sostanza, a conclusione, se io sia stato contento.
Se è vero che si riuscì a porre il bollo definitivo a due vicende inquietanti, ancora oggi, non posso, di certo, negare che i guasti siano rimasti in piedi sopravvivendo la sopraffazione, nonchè l'ingegnoso e spudorato macchinario, organizzato sempre a tavolino, restando, in ultimo, completamente impuniti coloro che dettero vita a tali ignobili storture preparate con cinica cattiveria.
Colpe di cui si dovrà rispondere solo dinanzi a Dio, se esiste. E più di uno, già c'è.
Furono, in sostanza, macchinazioni spudorate dei mastelliani che mi hanno lasciato per il resto della vita in una rabbia silenziosa, tante volte difficile da contenere.
Inqualificabile l'incontro a "Porta a Porta" da Bruno Vespa. Doveva essere un faccia a faccia. Invece Mastella stava, comodamente seduto nello studio ed io in strada. Non ripeto a quanto arrivò Mastella, senza la possibilità di una replica da parte mia. Colpì anche i miei affetti più cari. I figli non si toccano ed io posso vantarmi, a gran voce, come pochi al mondo odierno, di avere un figlio migliore di me.
Ancora oggi, nel momento in cui vedo comparire sullo schermo Bruno Vespa, sono costretto a cambiare canale per evitare un turbamento indomabile.
Mastella, quando Santamaria sarà libero, vada con lui da Vespa tessendone le lodi ed i meriti indiscussi.
Quella micidiale bomba ad orologeria, confezionata in due tronconi ed in tempi diversi, maldestramente preparata contro di me, in ultimo, però, fece flop, ma, tuttavia, produsse dei guasti irreparabili sulla mia psiche e sul mio futuro che, ancora oggi, quotidianamente, mi accompagnano, rimanendo terribili i giorni in cui mi trovo, senza volerlo, nel tunnel buio della depressione".

comunicato n.177224




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