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Benevento, 07-04-2026 19:26 ____
"Quando il futuro non abita piu' qui" e' il titolo del libro di Ignazio Catauro
Esso non si limita a raccontare la fuga dei giovani dai territori marginali, ma ne smonta le semplificazioni, ne interroga le cause profonde e soprattutto, ne ridefinisce il significato
Redazione
  

"Quando il futuro non abita piu' qui" (Kat Edizioni) è il titolo del libro di Ignazio Catauro.
"Ci sono libri che descrivono un fenomeno.
Poi ci sono libri che lo spostano, lo rimettono a fuoco, lo rendono improvvisamente più vicino, più inquieto.
"Quando il futuro non abita più qui" di Ignazio Catauro - si legge nella nota inviata alla Stampa dallo stesso autore - appartiene alla seconda categoria, perché non si limita a raccontare la fuga dei giovani dai territori marginali, ma ne smonta le semplificazioni, ne interroga le cause profonde e, soprattutto, ne ridefinisce il significato. Perché, chiarisce fin dalle prime pagine, non si tratta semplicemente di mobilità, non è il movimento, in sé, il problema.
E' il fatto che quel movimento diventi obbligato, prevedibile, quasi normativo, quando partire non è più una possibilità ma una necessità, allora il tema non riguarda più i giovani, ma riguarda inevitabilmente i territori in quanto tali.
Il merito principale del libro è proprio questo spostamento di prospettiva.
Catauro non guarda alla partenza come a una scelta individuale ma come all'esito di uno squilibrio strutturale tra sistemi formativi e tessuti produttivi locali, tra produzione di competenze e capacità di assorbirle, in un certo senso tra aspirazioni e opportunità.
Ne emerge una diagnosi netta, dove i territori marginali non sono semplicemente "in ritardo" ma intrappolati in una condizione che rende difficile trasformare risorse in futuro.
Il concetto di "mismatch", tra formazione e lavoro, tra capitale umano e domanda locale, attraversa l’intero volume, ma non viene mai trattato in modo tecnicistico, al contrario, viene inserito in una riflessione più ampia che intreccia economia territoriale, sociologia e antropologia.
E' qui che il libro acquista profondità, ovvero nella capacità di tenere insieme dimensioni diverse, evitando tanto il riduzionismo economico quanto la retorica identitaria.
Uno degli snodi più interessanti è l’introduzione della "capacity to aspire", ripresa e rielaborata come chiave interpretativa della crisi dei territori.
Non è solo una questione di lavoro o reddito, suggerisce Ignazio Catauro, ma di possibilità immaginate, quando un contesto non offre più orizzonti credibili e quando il futuro non è più pensabile dentro i confini del luogo, allora la partenza diventa quasi inevitabile.
Si tratta di una vera e propria forma di impoverimento che precede e accompagna quello economico, percepito come una sorta di perdita di immaginazione sociale e collettiva.
In questo quadro si inserisce anche il tema della "restanza", concetto ormai centrale nel dibattito sulle Aree Interne ma qui trattato con una cautela che evita ogni deriva retorica.
Restare non è romanticizzato, né elevato a gesto eroico, al contrario, il libro insiste su un punto decisivo: la restanza ha senso solo se sostenuta da condizioni materiali e simboliche adeguate, senza queste, rischia di diventare una narrazione consolatoria.
Dal punto di vista stilistico, "Quando il futuro non abita più qui" si colloca in una zona intermedia tra saggio accademico e scrittura pubblica.
Il linguaggio è preciso, talvolta denso, ma mai chiuso; l'argomentazione è solida, costruita su riferimenti teorici riconoscibili, ma restituita con una chiarezza che amplia il pubblico potenziale, non è un libro specialistico, pur essendo rigoroso.
E' forse questa una delle sue qualità più evidenti, riuscire a parlare contemporaneamente a studiosi, amministratori e lettori interessati, senza semplificare il problema.
L'impianto del volume è coerente e progressivo, dalla definizione del fenomeno si passa all’analisi delle cause, fino ad arrivare a una riflessione sulle politiche pubbliche.
E' proprio qui che il libro compie un ulteriore passo, evitando di fermarsi alla diagnosi, elabora una critica alle politiche esistenti implicita ma riconoscibile, una critica a quelle politiche di sviluppo territoriale troppo spesso frammentate, episodiche, incapaci di incidere sui nodi strutturali. Da qui l’insistenza sulla necessità di politiche place-based, capaci di tenere insieme sviluppo economico, valorizzazione del capitale umano e qualità della vita.
Naturalmente non mancano, nel corso del testo, passaggi in cui la riflessione si fa più ampia, quasi filosofica, senza però perdere ancoraggio alla realtà empirica, ed è proprio in questi momenti che il libro rivela la sua ambizione più profonda: non solo spiegare un fenomeno, ma contribuire a ridefinire il modo in cui lo pensiamo.
In definitiva, "Quando il futuro non abita più qui" è un libro che costringe a cambiare domanda.
Non più, o non solo, "perché i giovani partono?", ma "che cosa rende impossibile restare?"
E' uno spostamento sottile ma decisivo, che trasforma una questione apparentemente individuale in un problema collettivo, politico, territoriale.
Forse è proprio qui la sua forza maggiore, quella di restituire complessità a un tema spesso ridotto a slogan, e nel ricordare che il futuro non è un dato, ma una costruzione, e che, quando smette di abitare un luogo, non è mai per caso".

comunicato n.177220




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