L'astronomo sannita Antonio Pepe e' entrato a far parte di un gruppo internazionale di ricercatori
Con il suo team ha ottenuto le immagini spettroscopiche al piu' grande telescopio italiano
Redazione
Dopo aver conquistato il primo posto al concorso "Giovani astronomi e Telescopio Nazionale Galileo" con il progetto "Low-resolution spectroscopic characterization of Gaia DR3 lensed quasar candidates with the Tng", l'astronomo sannita Antonio Pepe (nella foto), alla guida del suo team di studenti dell'Istituto d'Istruzione Superiore Telesia, è entrato a far parte di un gruppo internazionale di ricercatori di svariate università italiane e straniere per collaborare con il principal investigator Quirino D'Amato ad un'importante ricerca sui quasar e sulle lenti gravitazionali.
Pepe e il suo team hanno ottenuto le immagini spettroscopiche al più grande telescopio italiano, il Telescopio Nazionale Galileo (Tng) situato nell'Oceano Atlantico, sull'isola di La Palma (Canarie) durante una spedizione a cura del Ministero dell'Istruzione e del Merito (Mim), dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e della Società Astronomica Italiana (Salt).
Al termine delle osservazioni e dell'acquisizione dei dati, rilevati anche in infrarosso al Very Large Telescope (Vlt) dell'European Southern Observatory (Eso) in Cile, l'intero gruppo di ricerca ha stilato il paper scientifico dal titolo "Milky-Way-like stars in a galaxy core 8 billion years ago revealed by gravitational lensing" che si è rivelato un'importante scoperta cosmologica, tanto da meritare la pubblicazione internazionale da parte di Nature Astronomy.
"Il lensing gravitazionale - ha spiegato Pepe - accade quando un oggetto molto massiccio, ad esempio un buco nero, una galassia o un ammasso di galassie, deformando lo spazio-tempo secondo la teoria della Relatività Generale di Einstein, piega, amplifica e moltiplica le onde elettromagnetiche provenienti da un oggetto retrostante, ad esempio un quasar.
Tale fenomeno permette di vedere e studiare l'oggetto, cosa altrimenti impossibile, nonché d'indagare sulla galassia lente e su ciò che sembra costituire circa il 95% dell'Universo: la materia oscura e l'energia oscura.
Nel nostro caso siamo riusciti a rilevare e a studiare un Einstein Cross, ossia un sistema estremamente compatto formato da quattro immagini di quasar e da una galassia lente primordiale, quest'ultima risalente ad 8 miliardi di anni fa, corrispondente a poco più di 5 miliardi e mezzo di anni dopo il Big Bang.
La nostra scoperta è potenzialmente rivoluzionaria, perché evidenzia alcune caratteristiche fondamentali delle popolazioni stellari di un'antica galassia ellittica che somigliano incredibilmente a quelle attuali della nostra Via Lattea, in contrasto con la teoria classica sull'evoluzione delle galassie; teoria che d'ora in poi dovrà essere rimodulata valutando meccanismi ben più intricati.
Ringrazio gli astronomi dell'Inaf, Quirino D'Amato, Filippo Mannucci e Martina Scialpi, il direttore del Tng, Adriano Ghedina, il responsabile del Tng, Gloria Andreuzzi, nonché Vincenzo Testa dell'Osservatorio di Roma ed Elisa Di Carlo dell'Osservatorio d’Abruzzo per la loro disponibilità e collaborazione.
La pubblicazione mondiale da parte di Nature mi riempie di emozione ma anche di orgoglio sannita; i miei ringraziamenti maggiori, infatti, vanno agli studenti dell'Istituto d'Istruzione Superiore Telesia che ho coinvolto in questa esperienza unica: Chiara Izzo, Emanuele Morone, Annalisa Vitelli, Italo Grasso, Fabio Pascale e Leonardo Karol Iaquinto, come pure alla straordinaria e solare dirigente scolastica, Angela Maria Pelosi.
E' forse la prima volta che un istituto superiore si affianca ad università internazionali e risulta istituto di affiliazione nell'ambito di una scoperta astronomica pubblicata da Nature".
La dirigente scolastica, a nome di tutto il Telesia, ha plaudito al prestigioso traguardo raggiunto dagli studenti del proprio istituto, guidati da Antonio Pepe, ed ha ringraziato per l'opportunità concessa alla scuola di partecipare ad un'eccezionale ricerca scientifica di livello universitario ed internazionale, sottolineando che "quando la scienza e la scuola condividono percorsi innovativi di collaborazione e di studio condiviso si ottengono risultati impensabili e utili all'intera umanità".
comunicato n.177143
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