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Benevento, 27-03-2026 19:14 ____
Il Partito Democratico celebra l'Assemblea provinciale ma e' disertata dal nutrito gruppo consiliare a Palazzo Mosti
Per il segretario provinciale Filomena Marcantonio la colpa e' del mondo dell'informazione che ha l'unico obiettivo di dividerci rappresentandoci, a seconda dei casi, come irriducibili guardiani dell'alternativa o come dialoganti caudatari degli attuali detentori del potere nelle nostre istituzioni territoriali. Gino Abbate parla di un partito che si e' imborghesito. Per Antonella Pepe stiamo ragionando dell'ovvio
Nostro servizio
  

Nell'Aula consiliare della Rocca dei Rettori, per Carmine Valentino, ma non per lui solo, ambiente familiare anche se i padroni di casa sono mastelliani, si è tenuta l'Assemblea del Partito Democratico presieduta da Vito Fusco e con la relazione letta dal segretario provinciale Filomena Marcantonio.
L'Assise ha anche eletto la direzione provinciale che pubblichiamo in calce così come la relazione di Marcantonio.
All'Assemblea ha partecipato anche Umberto Del Basso De Caro ma non abbiamo notato nessuno dei cinque consiglieri comunali del partito a Palazzo Mosti, neanche in veste di osservatori visto che non tutti fanno parte dell'Assemblea.
Un caso?
Siamo convinti da tempo che in politica sopratutto, nulla è lasiato al caso e quindi prendiamo questa assenza come un segno inequivocabile della spaccatura in atto tra la linea del cosiddetto "Campo largo" che porta necessariamente all'abbraccio con i mastelliani già in questa ultima fase della consiliatura, essendo sia nel campo largo che nel centrosinistra e quella che chiede maggiore riflessione e che ritiene non maturi i tempi di una decisione che, per tante parti, appare già assunta ed ineluttabile.
Come si fa ad andare avanti con un gruppo, peraltro nutrito e compatto, che dimostra, con segnali inequivocabili, il suo dissenso rispetto alla strada che si è assunta?
Il Partito Democratico, comunque la si pensi e nonostante la segretaria Marcantonio nella sua relazione addebiti addirittura alla Stampa l'obiettivo di dividerlo, è lacerato al suo interno e dopo le scoppole prese nelle urne non può che prenderne altre se prosegue senza confrontarsi e chiarirsi.
Crisi? In greco significa rinascita, cambiamento, una nuova rivoluzione.
Noi stiamo semplicemente gestendo una fase particolare del partito, ci ha detto Gino Abbate, osservatore ospite dell'Assemblea, già consiogliere regionale mastelliano poi passato con il Pd.
Diverse anime al nostro interno dicono la loro ma credo che alla fine si viaggi uniti verso l'obiettivo finale che è quello di un partito forte sul territorio e basta.
Tradotto in volgare e fuori dal politichese, abbiamo detto ad Abbate, che significa tutto ciò alla luce dei fatti sul tavolo?
Noi siamo una parte importante del Centrosinistra, ci ha risposto.
Adesso c'è la tendenza a parlare di Campo Largo ma sempre di centrosinistra parliamo.
E' un viatico naturale sul quale ci stiamo confrontando.
Anche le fribrillazioni e le fughe in avanti non ci interessanio perché l'obiettivo finale è il dialogo ed il confronto.
Ma  non si può non tener conto che il Pd viene da una serie abbastanza lunghe di sconfitte pesanti... abbiamo ancora insistito cercando di "stanare" Abbate dal suo "innaturale riserbo".
Dalle sconfitte possiamo risorgere, ci ha detto l'ex consigliere regionale e bisogna interrogarsi per capire il perché esse ci sono state.
Bisogna trovarne i motivi.
Se ne diciamo qualcuno di questi motivi forse facciamo già un passettino in avanti, abbiamo incalzato noi.
Allora dico che forse non riusciamo più a rappresentare quello che il Pd dovrebbe essere e cioè rappresentare le classe più deboli, i lavoratori, le sofferene quotidiane di un cittadino.
Il nostro è un partito che dovrebbe guardare a queste tematiche ma che probabilmente si è un po' imborghesito rispetto alla sua naturale tendenza.
Credo che da qui bisognerebbe partire.
Poi ci sono le dialettiche interne.
Il Pd è un partito però che sia nella città capoluogo che nel resto della provincia possa e sappia dire la sua con un progetto valido che guarda a tutte queste criticità.
Non abbiamo parlato di Mastella... abbiamo ancora detto noi mettendo carne al fuoco...
Ma io di Mastella non voglio parlare... ci ha risposto Abbate.
Ma lo incontrerete lungo la strada... abbiamo fatto notare.
Certamente, ci ha risposto, perché incontreremo tutti quelli del campo largo e sedendoci ad un tavolo dovremo capire queli sono le basi per costruire una casa comune.
Tutto questo è peraltro naturale perché siamo nell'ambito del Centrosinistra. Con chi dobbiamo dialogare, con Forza Italia o Fratelli d'Italia?
Sin qui Gino Abbate.
Noi stiamo ragionando dell'ovvio, ci ha detto invece Antonella Pepe incalzata dal collega Enzo Colarusso.
Siamo in un percorso che guarda al Centrosinistra dove sono inclusi tutti quelli d'area a partire da "Noi di Centro", al "Movimento 5 Stelle", ad "Avs", al "Psi" ai movimenti civici.
Credo che vadano costruite le condizioni affinché tutti siano protagonisti di questo percorso perché le risposte non le dobbiamo dare a noi stessi ma alla provincia ed alla città.
E quindi è ovvio che la interlocuzione deve avvenire su temi, su programmi, su interlocuzioni ed anche sugli interpreti, ci ha detto Pepe.
E' così che si fa il campo largo altrimenti non lo è.
E un'altra cosa.
Riguardo a Valentino egli si è seduto così come in consiglio regionale dove ci sono i rappresentanti del campo largo.
Ma se si tratta solo di geopolitica, abbiamo detto noi, teniamo conto che qui, in quest'Aula, in questio lato, c'è stato il Pd con due suoi rappresentanti fino ad ieri e qui era seduto anche il centrodestra e non li "schifava" quel Pd...
Ma in politica contano anche le fasi e questa è una fase politica che si è accellerata, ha concluso Pepe poco prima che l'Assemblea cominciasse, una Assemblea che è stata introdotta dal presidente Vito Fusco.
Poi la parola è passata al segretario Filomena Marcantonio che ha tenuto la seguente relazione.
"Il nostro Congresso Provinciale si è svolto il 21 febbraio scorso.
A tale recentissima data risalgono le elezioni degli organi statutari, destinati a durare in carica quattro anni.
Esse sono state precedute ed accompagnate dalla unanime approvazione di un documento politico che, con molta chiarezza, ha indicato le nostre idee, i nostri programmi, come e con chi vogliamo realizzarli.
Coerentemente, abbiamo già promosso una interlocuzione con tutte le forze del centro sinistra per «avviare un dialogo strutturato e un percorso programmatico comune che possa immaginare, e progressivamente definire, un Progetto Strategico per la nostra provincia.
Un progetto ambizioso ma saldamente ancorato alla realtà del nostro territorio che esprime la cifra del nostro impegno politico nel medio e lungo termine.
Considero surreale una discussione finalizzata, ogni giorno, a rimettere in discussione ciò che il Congresso del partito ha deciso o a calibrare aggettivi e sostantivi per l’interpretazione autentica del documento congressuale.
Questo inutile sforzo esegetico, alimentato, in parte, dal mondo dell’informazione, ha l’unico obiettivo di dividerci rappresentandoci, a seconda dei casi, come irriducibili guardiani dell’alternativa o come dialoganti caudatari degli attuali detentori del potere nelle nostre istituzioni territoriali.
Commetteremmo un grave errore politico nell’un caso come nell’altro.
Il Pd è il perno della coalizione democratica, riformista e progressista in tutta Italia e tale insostituibile ruolo viene esercitato anche quando la guida della nostra Regione è affidata ad esponente di altro partito o la guida del Comune di Napoli a prestigioso esponente di una rete civica che, secondo le intenzioni dei promotori, dovrebbe allargare il consenso della coalizione del centrosinistra.
Ma senza il Pd non esiste alcuna coalizione di centrosinistra se non un indistinto civismo più attento a cogliere le opportunità che, di volta in volta, il contesto suggerisce che non a costruire un’alleanza programmatica forte, coesa, credibile, fondata su valori comuni non omologabili né surrogabili, questi ultimi, con accordi di gestione.
Un partito che ha l’ambizione di essere interprete dei processi di cambiamento della società e regolatore democratico dei rapporti tra cittadini ed istituzioni deve essere all’altezza di simile sfida, non rinchiudendosi nel ghetto di polemiche sterili, datate e provinciali.
La premessa, necessaria come l’aria, è l’unità della nostra Comunità. Da qui dobbiamo ripartire se vogliamo dare gambe ad un progetto alto, solido e lungimirante che guardi ai prossimi anni, che sappia mobilitare intorno ad un’idea di futuro condivisa, che susciti interesse, che ravvivi la passione e la voglia di partecipare e di esserci.
Ne saremo capaci? Sapremo dare risposte giuste nei tempi giusti? Sapremo difendere l’autonomia e la dignità delle nostre scelte?
A questi interrogativi, che spesso ci tormentano, dobbiamo dare risposta. Una risposta alta ed unitaria il cui presupposto è rappresentato da una comunità viva, militante e coinvolgente che sappia incarnare quella "nostalgia di futuro" della quale il nostro territorio ha disperato bisogno.
Saremmo irresponsabili se decidessimo di chiuderci in un recinto, per evitare contaminazioni, immaginando di essere ad un tempo i più puri ed i migliori.
Saremmo privi di dignità se accettassimo supinamente un ruolo subalterno che qualcuno dovesse immaginare di attribuirci.
La politica ci costringe ad essere, al tempo stesso, accorti e fermi: accorti nell’incedere, fermi nei proponimenti, rigorosi nella difesa dei valori che intendiamo rappresentare e che legittimano la nostra esistenza politica.
Abbiamo il dovere di essere "testardamente unitari", come in questi anni ci ha ricordato la nostra Segretaria, ed abbiamo il diritto di difendere le nostre idee a testa alta e con la schiena dritta.
Esse rappresentano un patrimonio, non negoziabile, di battaglie che, con alterna fortuna, hanno rappresentato la nostra identità e che mettiamo a disposizione di Benevento e del Sannio."

La direzione provinciale


  

  

  

  

  

  

comunicato n.177008




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