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Benevento, 25-03-2026 17:55 ____
Il paradosso di questa elezione referendaria e' che chi storicamente si riconosceva nella unicita' delle carriere oggi ha lavorato per la separazione
Chi ha costruito come alternativa al vecchio sistema la diversita' delle carriere si e' ritrovato a votare l'unicita' delle stesse che segue il vecchio impianto di stampo fascista. Questo e' il paradosso di questa vicenda, ha commentato Pasquale Viespoli. Tutto accade in contraddizione con se stessi e con la propria storia ma questo capita quando si fanno le scelte a prescindere dalle culture politiche. A Benevento l'attivismo del Centrodestra? Non pervenuto...
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Con Pasquale Viespoli (foto), già sindaco della città e sottosegretario di Stato, abbiamo affrontato una valutazione sul voto referendario di domenica e lunedì scorsi alla luce anche di un risultato non previsto ma espresso in maniera netta ed inequivocabile dall'elettorato che si è compattato contro questa riforma, meglio sarebbe dire contro questo Governo, al di là anche delle appartenenze essendo questa una coalizione spontanea che va al di là di quella di matrice politica che vorrebbe contendere al Centrodestra le elezioni politiche del prossimo anno.
Il ragionamento che faccio io è questo, ci ha risposto Viespoli.
Questo è un Paese che ha bisogno di riforme perché per reggere rispetto alla grande competizione che si è aperta l'Italia ha bisogno di essere modernizzata anche sul terreno istituzionale.
C'è bisogno di un grande disegno riformatore e per farlo non si può che attuarlo in maniera quanto più è possibile condivisa.
Questa la premessa e questo è un metodo, ha proseguito Viespoli, che riguarda ed interessa sopratutto la Destra che ha una esigenza storica che è quella di stare dentro un nuovo processo costituente.
Queste sono le grandi linee che bisognerebbe seguire.
Nella fattispecie si è tentato ma di fronte alla difficoltà del confronto e del dialogo reciproco, senza dare colpe all'uno o all'altro.
C'è una sostanziale incomunicabilità, che poi è perfino in contraddizione bipolare, che tutti dicono di voler seguire.
Infatti, il bipolarismo non significa guerra comunque e sempre, ma c'è il riconoscimento reciproco e poi a maggior ragione possibilità di dialogo.
Cosa che in questo Paese non avviene né da Destra e né da Sinistra.
Per cui si fanno riforme di un certo significato e di un certo livello, che suscitano tra l'altro una movimentazione di interessi notevoli, importanti e significativi, sicché vanno in contrapposizione.
Questo è accaduto per la riforma sulla Giustizia che ha trattato un paradosso culturale.
Il mondo si è rovesciato nel senso che chi storicamente si è riconosciuto nella unicità delle carriere (la Destra ndr) oggi invece ha lavorato per la separazione delle carriere medesime e viceversa chi ha costruito come alternativa al vecchio sistema la diversità delle carriere (la Sinistra) si è ritrovato a votare l'unicità delle carriere che di fatto segue il vecchio impianto di stampo fascista.
Questo è il paradosso di questa vicenda.
Tutto accade in contraddizione con se stessi e con la propria storia ma questo capita quando si fanno le scelte a prescindere dalle culture politiche.
Fatta questa lunga premessa è evidente che tutti hanno sbagliato nell'ipotizzare che questo processo potesse avvenire senza che ci fosse una particolare mobilitazione dell'elettorato ed anzi si prefigurava un appuntamento che confermava l'ampio astensionismo che ha contraddistinto le ultime elezioni di carattere amministrativo.
E' accaduto, invece, esattamente l'inverso perché c'è stata una mobilitazione considerevole, che ha saldato un fronte molto ampio che va bene al di là del campo largo e che ha determinato un travaso, senza entrare nel merito della riforma, dell'astensionismo verso il no e viceversa, ha evidenziato, per le vecchie ragioni di cui parlavo prima, che c'è una fetta di elettorato che su questi temi è ancora fortemente "giustizialista".
Questo flusso all'inverso che è andato dal potenziale Sì verso l'astensione.
Questo ha determinato un risultato importante sul terreno della partecipazione ed ancora più importante sul terreno del risultato visto che il No è uscito forte, corroborato da questa mobilitazione movimentista che ha riguardato non più la riforma e neanche più solo la critica al governo ma che ha messo insieme la contestazione alla riforma, la critica al Governo, la solidarietà in Medio Oriente, la guerra di Israele e del trampismo mettendo così dentro in un grande caleidoscopio una alleanza multicolore.
Attenzione però e questo è il punto, proprio per questa caratteristiche, bisogna stare attenti a dichiararsi vinti o vincitori perché c'è il rischio che in realtà non abbia vinto nessuno nel senso che quei numeri che si sono determinati c'è una maggioranza referendaria e non una maggioranza politica.
Altra cosa è il risultato di eventuali elezioni. Come dimostrano poi i sondaggi che sono stati fatti subito dopo il voto di domenica scorsa.
Quella è una alleanza referendaria molto ampia e molto larga e che si è incentrata su questioni importanti, quali la giustizia, sicuramente importante di grande rilievo anche se questa riguardava uno spicchio del problema e neanche quello più attraente.
Non dimentichiamo quello che si è mosso intorno alla riforma ed al voto a partire dalle Procure, ha ancora detto l'ex senatore.
Non a caso i testimonial, i veri testimonial di questa vicenda, sono stati i magistrati a cominciare da Gratteri, che hanno segnato, in un qualche modo molto più complesso, il tentativo che peraltro il Sì ha fatto fino ad un certo punto.
A tale proposito c'è anche da dire che questa grande mobilitazione dei partiti del movimento del Sì non l'ho vista.
Mastella ancora una volta ha visto giusto, abbiamo chiesto a Viespoli?
Ma perché valutare Mastella?
Con tutto il rispetto, non credo che abbia inciso.
Ha fatto una scelta ed egli è un maestro di posizionamento. Questo mi sembra però un banalizzare le scete degli altri.
In realtà c'è una grande confusione dove anche chi è di Destra si trova a Sinistra.
Mastella ha visto giusto se un risultato, giusto o sbagliato, si valuta solo col metodo numerico.
Ma non direi che sia questo il da farsi altrimenti la politica diventa una schedina del totocalcio dove si mette 1, X o 2 a seconda delle partite.
Sa annusare l'aria che tira quando si alza al mattino, abbiamo insistito noi.
Sì, può essere così, ci ha risposto Viespoli però non mi pare che Benevento abbia visto un risultato straripante rispetto al dato nazionale e rispetto al dato campano.
Qui da noi questo è il tema che è emerso.
C'è un Paese diviso ed un Sud dove il Centrodestra conosce lo sprofondo Sud con risultati elettorali inquietanti se si pensa che nella sola città di Napoli, con un risultato del 75% al 25% tra il No ed il Sì, ci riporta il dato che solo nella città di Napoli il No ha ottenuto alle elezioni circa mezzo milione di voti.
E quindi con tutto il rispetto, riguardo a queste dimensioni numeriche, cosa ha fatto Tizio o Caio diventa un fatto personale, senza offesa per nessuno.
Ma non abbiamo parlato del Centrodestra di Benevento e provincia... abbiamo concluso con Viespoli.
Forse non lo abbiamo fatto, ci ha risposto, perché non ce ne siamo accorti in quanto non c'è statio...

comunicato n.176957




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