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Benevento, 18-03-2026 21:44 ____
"Mo basta...". E' l'affermazione resa al termine del suo intervento condotto tutto sul filo dell'emozione che lo ha avvolto in una serata speciale
Fate in modo che anche il mio successore possa facilmente amare questa terra che ha un presbiterio forte in grado di reggere anche l'urto di un vescovo sgangherato, ha detto mons. Felice Accrocca alla celebrazione in Cattedrale dell'Eucaristica di saluto e ringraziamento
Nostro servizio
  

Mo basta...
Queste le ultime due parole pronunciate dall'arcivescovo Felice Accrocca al termine della celebrazione eucaristica di saluto e ringraziamento al termine della sua presenza, durata dieci anni, ai vertici della Chiesa beneventana.
Una affermazione resa al termine del suo intervento finale condotto tutto sul filo della emozione che lo ha avvolto in una serata speciale.
La Cattedrale è stata occupata in ogni suo posto a sedere ma nessuno è rimasto all'esterno senza la possibilità di entrare.
Con mons. Felice Accrocca anche altri due vescovi, mons. Giuseppe Mazzafaro, vescovo di Cerreto Sannita e mons. Vincenzo Calvosa, vescovo di Vallo della Lucania, suo compagno di scuola e si è raccomandato con noi di non ascriverlo tra i suoi probabili successori.
Le fasi più significative della celebrazione eucaristica sono state sottolineate dal Coro della Diocesi diretto da Daniela Polito con all'organo Davide Gagliardi.
All'ingresso in Cattedrale della processione aperta dal Crocefisso, ci sono stati vari applausi da parte dei fedeli cosa questa che si è poi ripetuta più volte nel corso della serata.
Insomma, l'emozione è stato un sentimento che ha pervaso totalmente questi momenti di commiato da una persona che, effettivamente, era riuscita a penetrare in fondo questa nostra società beneventana che per natura e forse per antica tradizione papalina, non si apre molto facilmente.
L'ex arcivescovo Accrocca, che tra l'altro dovrà lasciare il pallio consegnatogli da papa Francesco dopo la sua nomina ad arcivescovo e che porterà con sé come elemento personale, all'Omelia ha detto che Abramo, per fede, chiede a Dio di poter operare oltre ogni speranza e così Giuseppe, il marito di Maria.
La parola ci pone esempi di Fede e di obbedienza a Dio.
E la pace vera la si trova quando ci si trova bene lì dove Dio ti porta non cercando di ostacolare i suoi progetti.
E' un invito per una e per questa Chiesa.
Ed allora, ha proseguito mons. Accrocca, io qui, oltre i miei meriti, mi sono sentito amato ed io vi ho parimenti amati.
Le parole in momenti come questi servono a poco.
L'unità tra noi è sempre quella che necessita.
Oggi per comprendere il cambiamento, ci serve la fede di Giuseppe e quella di Abramo
Il 10 gennaio avevo scritto nella lettera inviatavi che Lui sa quello che fa e vede più lontano di noi.
Giuseppe ne è l'esempio dell'uomo che si carica di responsabilità e la porta fino in fondo e non dice mai mi sono stufato e il gioco non mi piace più.
Assume Giuseppe anche decisioni importanti come quando deve fuggire per sottrarre il figlio piccolo, Gesù, alle uccisioni decretate da Erode.
Questi esempi di Fede ci invitano a guardare avanti ed alla Chiesa stessa di andare avanti.
Ed allora, il vescovo ha detto coltivate la comunione e camminate insieme. Da soli si va più veloci ma insieme si va più lontani.
Come popolo di Dio questa è la lettera che scrissi 10 anni fa al mio arrivo a Benevento e che oggi ribadisco nei contenuti.
Questa è la testimonianza che Dio vuole da noi.
Essere tutti una cosa sola affinché il mondo creda.
Lo dico ai miei confratelli, a tutti voi, ma anche alle autorità civili mettendo insieme i doni affinché diventino efficaci.
Mi sono sentito amato e mi avete voluto bene ed in questi ultimi mesi questo sentimento l'ho avvertito con maggiore forza.
Le nostre strade non si dividono.
Siamo uniti nella preghiera.
Possa la nostra testimonianza ricomporre i pezzi di questo Cristo che è sull'altare e che fu squartato dalle bombe della seconda guerra mondiale.
Quando siamo insieme è come il Cristo che si è ricomposto ha concluso il vescovo.
Al termine della celebrazione eucaristica uno spazio è stato riservato agli interventi del segretario del consiglio pastorale, Tiziana Coviello, che ha sottolineato come la nostra sia una Chiesa unita e solidale dove tutti sono sollecitati a vivere l'Eucarestia.
Procederemo uniti lungo il percorso che lei ha tracciato.
La Diocesi di Beneventio prega per lei. Grazie per questi anni passati insieme.
La parola è quindi passata al sindaco Mastella che ha parlato di mons. Accrocca come di una figura fondativa della nostra comunità.
La accompagni in questa sua nuova missione la preghiera della pace e che le tossine della violenza possano essere curate in fretta.
La pace, ha proseguito Mastella, è un dono che ha confidenza con la fede.
In questo caos mondiale non dobbiamo abbandonare la speranza.
Grazie, ha concluso il sindaco Mastella, per la sua abilità pastorale e per i suoi gesti che hanno accompagnato molto spesso le nostre funzioni.
Questa nostra Chiesa è oramai minoritaria ma non rinunciataria.
Tocca alla Chiesa darci il chiaro fondamento che non sia separata dal mondo.
Lei ci ha aiutati a farci conoscere anche nelle aree interne.
Sono sicuro che nel suo nuovo cammino sarà sostenuto da San Francesco e da San Pio da Pietrelcina.
L'ultimo ad intervenire, con un messaggio intriso di forte emozione e di affetto, è stato il vicario generale mons. Franco Iampietro che fu scelto per questo incarico proprio da mons. Accrocca facendolo succedere a mons. Pompilio Cristino.
Il momento immaginato e temuto, ha detto il vicario del vescovo, è arrivato ed è questo un evento che ci coinvolge non solo sul piano umano ma anche della Fede.
Dal punto di vista umano ci dispiace che lei se ne vada (e qui c'è stato un lungo applauso ndr) e sono certo che anche lei ne è dispiaciuto.
Abbiamo condiviso i tanti pesi che abbiamo portato ma anche le cose belle e tutto questo non si cancella con la sua partenza.
Nei suoi confronti c'è stato sempre tanto affetto. Tutti hanno chiesto di poterla salutare e questa richiesta è venuta sopratutto dalla gente semplice dei nostri paesi che voleva abbracciarla come si fa con un familiare.
Lei ha dato spazio ed attenzione agli ultimi ed ai fragili.
Ha camminato molto con le sue scarpe, consumandole ed ha assunto scelte difficili e dolorose assumendosene la responsabilità.
Questo è quello che resterà nella memoria del popolo.
Grazie arcivescovo Felice perché ci ha anche insegnato che chi come lei è abituato ad obbedire può anche comandare.
Infine, ha detto mons. Iampietro, lei avrebbe anche potuto dire no a questo trasferimento. Nessuno l'avrebbe obbligata. Ma ha obbedito e concluderà il suo apostolato proprio ad Assisi.
In tutto questo io penso che ci sia stata anche la mano proprio di San Francesco, ma noi lo perdoniamo lo stesso.
A questo punto è stato donato all'arcivescovo una copia del Cristo sventrato dai bombardamenti del 1943.
A chiudere è stato mons. Accrocca che ha risposto agli indirizzi di saluto.
Queste parole e queste emozioni le porto con me in quella città della pace.
Dio fa i suoi progetti.
Sento che su questo percorso abbiano inciso anche l'attività di studio in tutti questi anni proprio sulla figura di San Francesco.
Ho ricordato spesso anche i mie professori.
Ad Assisi voglio far conoscere anche il nostro Crocifisso.
Ho chiesto ad un vescovo emerito di poter seguire la Diocesi dopo di me, un vescovo emerito in modo che non si possa pensare che egli sia il mio successore anche perché sono convinto che anche su questa scelta il Signore ci sorprenderà anche questa volta.
A chi verrà dopo di me vogliategli bene come avete fatto con me ed anche di più.
Fate in modo che egli possa facilmente amare questa terra che ha un presbiterio forte in grado di reggere anche l'urto di un vescovo sgangherato, ha concluso mons. Accrocca.
A questo punto è cominciata la luna teoria di abbracci e baci.
Tutti i presenti, o quasi, hanno voluto salutare il loro vescovo ed a fatica la lunga fila è stata gestita dai volontari dell'Associazione Nazionale della Polizia di Stato che ha gestito il servizio d'ordine.
Anche noi non abbiamo voluto sottrarci all'abbraccio con mons. Accrocca.
Un saluto carico di rammarico per questo distacco improvviso e che ci impone di privarci di una amicizia che nei dieci anni era diventata solida e basata su una tenace stima reciproca.
Ci incontreremo nuovamente forse ad Assisi?
Chissà.

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

comunicato n.176806




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