Volge finalmente al termine una campagna referendaria si e' andata facendo progressivamente piu' dura e scorbutica
Sorprende la veemenza, non priva di punte di protervia istituzionale, con cui magistrati scesi in campo con la furia di Attila in questa specie di combattimento referendario si oppongono alla riforma. Oltre alla riluttanza verso un autentico confronto giuridico-costituzionale con la parte avversaria, si registra la virulenza e la varieta' delle accuse mosse nei confronti di chi ha un pensiero diverso che quasi sfiorano l'imputazione di eversori della Costituzione...
di Vincenzo Baldini, docente di Diritto Costituzionale
Volge finalmente al termine una campagna referendaria piuttosto estenuante, nella quale il gioco della contesa tra le fazioni, rispettivamente, favorevoli o contrarie alla legge costituzionale che separa le carriere dei magistrati, si è andato facendo progressivamente più duro e scorbutico.
Quello che è andato finora ed ancora va, in scena sembra però un confronto tra sordi sfociato in una Babele comunicativa in cui ogni contendente declina la riforma con un proprio linguaggio, incomprensibile all'altro.
Il giurista, avvezzo per mestiere a maneggiare fonti, disposizioni e norme del diritto positivo, a ragionare di sistemi e di principi ordinamentali, tende a sviluppare argomentazioni basate su una razionalità di metodo giuridico e di criteri precipuamente attinenti alla sfera materiale di cui si tratta.
Il ceto politico, a propria volta, ricorre ad espressioni comunicative, spesso infarcite di slogan, che solo formalmente sembrano poggiare su una base giuridico-normativa.
Tali espressioni, in realtà, sovente celano vere e proprie strategie di lotta politica (del tutto legittima, naturalmente) che diventano pensieri o preoccupazioni predominanti nella valutazione della riforma costituzionale.
Da qui origina la Babele comunicativa, la strutturale incomunicabilità di sistemi sociali paralleli (diritto e politica) in cui una lingua ("tecnica") si scontra con un'altra lingua ("politica") senza mai riuscire a confrontarsi per dialogare in modo costruttivo.
Non è, una tale miscuglio, qualcosa di cui in generale sorprendersi stante che, come è noto, diritto e politica, pur non separati, agiscono su piani diversi.
Tuttavia, non siamo integralmente nel campo della natura delle cose poiché, al riguardo, c'è anche di che sorprendersi e dolersi, come prodotto di questa esperienza, c'è.
Sorprende, innanzitutto, la veemenza, non priva di punte di protervia istituzionale, con cui magistrati scesi in campo con la furia di Attila in questa specie di combattimento referendario si oppongono alla riforma.
In questo campo, sorprende, in particolare, oltre alla riluttanza verso un autentico confronto giuridico-costituzionale con la parte avversaria, la virulenza e la varietà delle accuse mosse nei confronti di chi ha un pensiero diverso che quasi sfiorano l'imputazione di eversori della Costituzione. Si prefigurano foschi scenari di subordinazione della magistratura alla politica, di aggressione al principio di indipendenza del giudice e così, di distruzione dello Stato costituzionale di diritto.
A ben vedere, la campagna referendaria risulta pressoché dominata da quella che Augusto Barbera (ex presidente della Corte costituzionale) ha definito icasticamente la falsificazione della verità, in cui "non conta la verità ma... le sensazioni che riesci a creare, creando timori o creando aspettative..."
Tale condizione, in cui il discorso falso deve essere considerato per vero anche se la sua verità non riesce affatto dimostrata, pur presente in questa Babele, rischia peraltro di non essere più un fatto contingente (qualcosa di analogo si è sperimentato già al tempo del Covid...) poiché richiede un prezzo alto da pagare, vale a dire la confisca del linguaggio come "luogo della manifestazione della verità" dal patrimonio naturale degli esseri umani (Agamben).
Quando si fermerà la giostra di questa esperienza referendaria, insomma, dovranno contarsi vittime e raccogliere macerie peraltro difficili da rimuovere giacché risulteranno indeboliti presidi di garanzia e incrinate alcune certezze dogmatiche.
Compromessa risulterà la credibilità dei “tecnici” giuristi, forse traviati dalle blandizie della politica piuttosto che rassicurati dagli obiettivi contenuti dispositivi della legge di riforma.
Del pari risulterà offuscata la fiducia del singolo in una magistratura autenticamente indipendente e separata dal potere politico, al suo posto si consoliderà l'immagine di un Ordine fortemente impegnato sul versante della politica, sia interna ad esso che nelle relazioni tra quest'ultimo e i partiti dell'area parlamentare.
Risulterà, in fine, penalizzata la fiducia nella comunicazione pubblica cui il cittadino attinge per riuscire a formarsi autonomamente un'opinione delle giustificazioni recate dalle opposte parti a confronto, quale condizione di effettività di una genuina manifestazione di volontà popolare.
Il cittadino ha, ovviamente, la più piena e assoluta libertà di esprimere il proprio consenso o dissenso nei riguardi della riforma costituzionale e a tal fine, conta la sua capacità di apprezzare e distinguere, nella congerie pluralistica, argomentazioni esplicative e riflessioni predittive sulla sostanza normativa della novella costituzionale.
Nella Babele comunicativa all’elettore l’arduo compito di determinare la giusta ponderazione dei differenti linguaggi appresi.
comunicato n.176774
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