Il Tar Campania ha confermato la revoca delle licenze per l'installazione di apparecchi Vlt e la raccolta di scommesse in un locale di Benevento
Il provvedimento era stato disposto dalla Questura per il rischio concreto di potenziali infiltrazioni criminali
Redazione
Il Tar Campania ha confermato la revoca delle licenze per l'installazione di apparecchi Vlt e la raccolta di scommesse in un locale di Benevento, disposta dalla Questura per il rischio concreto di potenziali infiltrazioni criminali.
Come riporta Agipronews, la decisione arriva dopo il ricorso del titolare dell'attività, che contestava il provvedimento del questore del 30 settembre scorso, sostenendo che fosse "illegittimo e sproporzionato", essendo basato su fatti relativi a terze persone e su rapporti indiretti con soggetti con precedenti penali.
Il Tribunale Amministrativo ha ritenuto la misura legittima, sottolineando come le attività di gioco e scommesse siano soggette a un "regime speciale" di autorizzazioni di polizia, proprio per il rischio concreto di infiltrazioni criminali.
La legge, infatti, consente di revocare le licenze quando "viene meno l'affidabilità del titolare", valutando la possibilità che le licenze possano essere utilizzate per "abusi o illeciti da parte del titolare o di terzi legati a dinamiche criminali".
Il ricorrente sosteneva che il provvedimento fosse illegittimo per "difetto di istruttoria", poiché le motivazioni alla base della revoca erano antecedenti al rilascio delle licenze e già note all’amministrazione.
Inoltre, affermava che i sospetti si riferissero a terze persone estranee alla sua attività, senza prove di relazioni concrete che potessero configurare un rischio effettivo di abusi.
Il Tar, tuttavia, ha precisato che la decisione del questore non si basava su "procedimenti antimafia precedentemente archiviati", ma sul fatto che il titolare intratteneva "rapporti d'affari con persone già gravate da precedenti penali e coinvolte in altre società sottoposte a sequestri preventivi".
Nonostante il titolare fosse incensurato, il Tribunale ha ritenuto che i "rapporti continuativi" con soggetti riconducibili a contesti criminali costituissero un "indicatore concreto del rischio di abuso delle licenze".
La valutazione dell’amministrazione, frutto di "discrezionalità" e di un giudizio complessivo basato sulle informazioni disponibili, è stata considerata ragionevole, "non irragionevole o arbitraria".
comunicato n.176745
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