I Carabinieri fermano un indagato, gravemente indiziato, in concorso con altri, del furto aggravato di farmaci oncologici e salvavita
L'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica e condotta dai militari dell'Arma, e' scaturita dal furto di farmaci avvenuto alla farmacia territoriale dell'Asl sita all'interno dell'Ospedale di Sant'Agata dei Goti
Redazione
I Carabinieri del Comando Provinciale hanno eseguito un fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica di Benevento nei confronti di un indagato, gravemente indiziato, in concorso con altri, del furto aggravato di farmaci oncologici e salvavita.
L'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica e condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Benevento, è scaturita dal furto di farmaci avvenuto la notte del 3 gennaio 2023 alla farmacia territoriale dell'Asl di Benevento, sita all'interno dell'Ospedale di Sant'Agata dei Goti.
In quell'occasione, secondo la ricostruzione accusatoria, quattro persone, tra cui l'indagato appena fermato, dopo aver divelto la grata di ferro posta a protezione della finestra esterna dello stabile e forzato l'infisso del bagno, si sono introdotte nella struttura portando via da tre frigoriferi tutti i farmaci ivi custoditi, impossessandosi così di beni farmacologici destinati alla cura di patologie oncologiche e malattie rare per un valore elevatissimo, stimato in circa 280.787,70 euro.
Le attività investigative, avviate nell'immediatezza dei fatti e supportate anche da intercettazioni telefoniche, hanno consentito di accertare la sussistenza di un gruppo di soggetti dedito a furti sistematici di medicinali ad alto costo in farmacie ospedaliere in diverse regioni d'Italia, infliggendo danni di notevole entità al Servizio Sanitario Nazionale.
Il gruppo criminale agiva con un "modus operandi" consolidato: a seguito di accurati sopralluoghi tecnici volti a studiare i sistemi di difesa delle farmacie, i malviventi, come nel caso del furto occorso a Sant'Agata dei Goti, neutralizzavano le telecamere con scatole di cartone, schermavano i sensori di allarme con vaschette di alluminio e recidevano i cavi delle linee telefoniche prima di forzare gli ingressi con piedi di porco e strumenti di effrazione.
Per le comunicazioni operative venivano utilizzate utenze dedicate, cosiddetti "telefoni citofono", intestate a prestanome.
Determinante, nell'ambito dell'inchiesta, è stato anche il coordinamento investigativo con la Procura della Repubblica di Reggio Calabria, che ha consentito di ricostruire collegamenti tra più episodi e di documentare la convergenza d'interessi criminali tra diversi indagati coinvolti in analoghi furti di farmaci ospedalieri.
comunicato n.176627
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