Ormai da tre mesi abbiamo il nuovo Consiglio regionale e fra poco avremo il nuovo Consiglio provinciale. Cosa cambiera' per il Sannio?
La Campania ha bisogno potrebbe di riprendere il cosiddetto Piano di Assetto Territoriale che nel 1970, all'avvio della prima Giunta regionale fu consegnato alla neonata Regione. Esso va presto avviato, ma con la partecipazione degli Enti territoriali e subregionali, visti non come subalterni destinatari di interventi vari, ma come soggetti comprimari da corresponsabilizzare. Il presidente della Provincia potrebbe poi farsi promotore di un incontro, assieme ai due eletti, tra tutti quei candidati non eletti ma che hanno raccolto oltre quattromila preferenze
di Roberto Costanzo
Ormai da tre mesi abbiamo il nuovo Consiglio regionale e fra poco avremo il nuovo Consiglio provinciale: Cosa cambierà per il Sannio?
A livello provinciale forse cambierà ben poco in quanto a colore politico, ma potrebbe cambiare non poco in quanto a rapporti con la nuova presidenza regionale e non solo perché abbiamo una stimata personalità irpino-sannita alla guida di un importante Assessorato regionale, ma anche perché il nuovo presidente della Regione, per molti versi, non somiglia all'imprevedibile suo predecessore.
La Provincia, sebbene abbia perso in quanto a rappresentanza politica, a seguito della cancellazione del voto popolare, oggi più di ieri, soprattutto per la diversificata realtà territoriale di una difficile regione, è chiamata ad agire nel proprio ambito locale, ma soprattutto in rappresentanza di esso nei rapporti con l'Ente Regione, per riposizionare i diritti oltre che i bisogni delle aree appenniniche nella programmazione regionale.
Prima di ricorrere alle solite richieste d'interventi finanziari per opere pubbliche, che sono indubbiamente indispensabili, forse è necessario avviare un confronto all'interno degli organi regionali e tra questi e le istituzioni provinciali e locali, per rimettere in moto un piano di riassetto territoriale della Campania, di tutta la Campania.
Quindi potrebbe essere il caso di riprendere il cosiddetto Piano di Assetto Territoriale che nel 1970, all'avvio della prima Giunta regionale, il relatore dell'allora Comitato regionale Programmazione Economica (Crpe), Travaglini, consegnò alla neonata Regione Campania.
Certamente, dopo 55 anni, i tempi sono diversi, per cui un assetto territoriale per la Campania di oggi dovrà essere distinto da quello previsto nel 1970.
Va presto avviato, ma con la partecipazione degli Enti territoriali e subregionali, visti non come subalterni destinatari di interventi vari, ma come soggetti comprimari da corresponsabilizzare nella programmazione e nella gestione della politica di sviluppo di tutta la Campania.
Forse la scarsa affluenza alle urne, registrata nell'ultima competizione regionale, trova motivazione soprattutto nell'attuale sistema politico-programmatico della nostra Regione, che non soddisfa né le aree sopraffollate di interventi, né quelle destinatarie soltanto di piccoli finanziamenti.
Qualche mese fa, durante l'ultima campagna elettorale, mi ero permesso di suggerire al presidente della Provincia di invitare tutti i quaranta candidati sanniti alla Regione ad un caffè di saluto e di confronto.
Allora, prima delle elezioni, non fu possibile.
Forse potrebbe farsi oggi, anche per dare un segnale a quei circa 120mila votanti che solo parzialmente hanno visto il risultato dei propri voti, eppure vi sono stati, oltre ai due meritatamente eletti, Pellegrino Mastella e Fernando Errico, almeno altri sette candidati che hanno conseguito oltre quattromila voti a testa.
A questo punto vorrei proporre al nuovo presidente della Provincia di promuovere un incontro tra tutti quei candidati, che hanno raccolto oltre quattromila preferenze, con i due eletti consiglieri regionali e con l'assessore Serluca.
Un incontro con chi comunque ha raccolto consensi e vorrebbe forse vedere utilizzato in qualche modo quell’infecondo consenso.
Questo potrebbe in qualche misura scoraggiare l'astensionismo e quindi dimostrare che anche il voto che non serve ad eleggere ha comunque un significato politico.
Potrebbe essere un’interessante iniziativa del presidente della Provincia, appunto, quella di far incontrare, un paio di volte all’anno, i candidati eletti con quelli non eletti, per dimostrare, tra l'altro, che il voto democratico, anche quando non riesce ad eleggere un consigliere o un parlamentare, è comunque una scelta che non va cestinata.
Può sembrare una proposizione sballata, ma in una realtà come la nostra, che riesce ad occupare solo due seggi al Consiglio regionale, forse i pochi eletti potrebbero sentire il bisogno di un sistematico, sebbene non impegnativo, confronto post-elettorale con quelli che, pur avendo raccolto varie migliaia di voti di preferenza, non sono riusciti a rappresentare quei voti in sede istituzionale.
comunicato n.176388
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