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Benevento, 22-02-2026 09:28 ____
Peppino De Lorenzo scrisse a Papa Francesco. Ricevette la risposta da monsignor Felice Accrocca, il nostro arcivescovo che tra un po' ci lascia
Per la prima volta questo scritto viene pubblicato. Da esso emerge che il presule non opera distinzione alcuna tra uomini detentori di fede e non. Per lui si e' tutti uguali. L'episodio costituisce anche una risposta a qualche solitaria voce fuori dal coro, che rispettiamo, ma non condividiamo, pubblicata nel momento in cui la notizia della nomina a vescovo di Assisi stessa si e' diffusa
Nostro servizio
  

La notizia che Papa Leone XIV abbia nominato monsignor Felice Accrocca vescovo di Assisi, Nocera Umbra, Gualdo Tedino e Foligno, come prevedibile, da subito, qualche mese fa, ha suscitato vasta eco in tutti gli ambienti cittadini.
A noi di "Gazzetta", lo abbiamo già ribadito, la notizia dispiace, veramente ci rattrista pensare che, a breve, monsignor Accrocca lascerà Benevento ove, nel corso dei dieci anni di permanenza, ha saputo, con incarnata saggezza e profonda umiltà, forte della sua non comune cultura, riconosciuta, ed a ragione, anche a livello internazionale, stabilire uno splendido rapporto con tutti.
Per dimostrare, qualora ce ne sia bisogno, quale fosse il suo quotidiano comportamento, è nostro desiderio riproporre la lettera aperta che Peppino De Lorenzo scrisse, due anni or sono, all'allora Papa Francesco, cui fece seguito una sollecita risposta a De Lorenzo da parte di Accrocca che noi, per la prima volta, pubblichiamo, in questo particolare momento.
Dalla lettera di Peppino De Lorenzo, oggi più attuale che mai, si evidenzia in che modo è uso agire, quale uomo di Chiesa, monsignor Accrocca, non operando distinzione alcuna tra uomini detentori di fede e non.
Per lui si è tutti uguali.
E', quindi, palese il suo dissociarsi, con purezza di intenti e libertà di pensiero, dalle rigide regole imposte dai vari organi istituzionali.
L'episodio, nel contempo, costituisce una risposta a qualche solitaria voce fuori dal coro, che rispettiamo, ma non condividiamo, pubblicata nel momento in cui la notizia stessa si è diffusa.
"Santità - scriveva De Lorenzo rivolgendosi a Papa Francesco - non so, in tutta sincerità, se questa mia lettera giungerà tra le sue mani.
Mi affido, comunque, all'antico adagio, espressione della saggezza del popolo, che suggerisce, a ragione, che la speranza sia, sempre ed in ogni occasione, l'ultima a morire.
Bene. Sono un banalissimo medico di provincia che, per una esistenza intera, oltre a svolgere, per quarantanni, la sua attività nell'Ospedale cittadino, continuando, ancora oggi, nel tramonto della vita, a dedicarsi, senza sosta, a cercare di alleviare la quotidiana sofferenza umana, ha amato, tra l'altro, fin da ragazzo, affrontare sulla stampa, quale giornalista, i temi più variati.
Da lungo tempo, puntualmente ogni domenica, su "Gazzetta di Benevento" online, seguitissimo giornale cittadino, rinverdisco la memoria di tanti personaggi che, negli anni, nei diversi campi di impiego, hanno costruito la storia della nostra comunità.
Figure, in definitiva, sottratte, in questo modo, all'oblio del tempo.
Ricordi che saranno raccolti in una collana, "Gente di Benevento", che conterrà, nelle previsioni del momento, almeno dieci volumi.
I primi due sono stati presentati due mesi fa nel corso di un convegno.
Senza alcuna meraviglia, i rappresentanti delle massime istituzioni locali, malgrado invitati, hanno disertato l'incontro dimenticando che si stava concretizzando un lavoro relativo alla storia di Benevento che rimarrà a futura memoria.
In tutto questo, però, ho avuto una sentita testimonianza di affetto da parte di tanti liberi professionisti e comuni cittadini.
Raramente, in precedenza, si era verificato che, per la presentazione di libri, il Teatro Comunale, simbolo della città, fosse gremito in ogni posto, non solo in platea, ma anche nei palchi.
Tanta gente è rimasta in piedi.
Uno spettacolo, quest'ultimo, che rimarrà in me finché la vita duri.
Santità, le confesso, di non avere il dono della fede che, sicuramente, se posseduto, sarebbe stata un'ancora preziosa cui potermi aggrappare nei momenti, comuni a tanti di noi, difficili della vita.
Ho una famiglia meravigliosa e tante volte avverto una intima difficoltà quando, anche se con piacere, ho l'opportunità di constatare una fede profonda, dote preziosa dei miei congiunti, con i nipotini allevati, saggiamente, da mio figlio e da mia nuora, in questo clima.
L'arcivescovo di Benevento, monsignor Felice Accrocca, giorni fa, con estrema naturalezza, mi ha permesso di vivere una delle più suggestive esperienze della vita.
In quel Teatro Comunale (nella prima foto in basso, sul palco, nel corso della cerimonia, da sinistra, Alfredo Pietronigro, Felice Accrocca, Peppino De Lorenzo, Mario Pedicini e Roberto Costanzo), nell'assenza degli organi istituzionali della città, è comparso lui, Felice Accrocca, che, facendosi largo tra la folla, salito sul palco, prendendo la parola, con una frase, molto significativa, ha condensato un universo di significati (nella foto di apertura Accrocca e De Lorenzo).
La quantità della gente presente qui questa sera, ha detto l'arcivescovo, costituisce la prova di quanto il dottore De Lorenzo sia benvoluto dai suoi pazienti.
Tale gesto, spontaneo e disinteressato, mi ha smarrito offrendomi la consapevolezza che la Chiesa mi fosse vicina in un momento tanto significativo della mia vita.
Infatti, il rappresentante locale di quest'ultima, con riservatezza e silenziosamente, si poneva, in quella circostanza, accanto ad un cittadino, di certo, non bigotto.
Ecco, Santità, i pastori come Felice Accrocca infondono luce nel periodo, di sicuro, tanto difficile che si attraversa.
Se, da un lato, sia molto preziosa la sua presenza in una piccola comunità come la nostra, è, altresì, vero che gli uomini di Chiesa come lui abbiano il diritto di guidare realtà, di più ampio respiro, bisognose di trovare quella luce, oggi, tanto spesso, offuscata.
Nei giorni che hanno fatto seguito a quell'incontro, senza affatto sovvertire, d'un tratto, il mio credo, ho molto riflettuto avvertendo, comunque, impellente il bisogno, spontaneo ed infrenabile, di fare un esame del mio vissuto, prima che, anche sulla scena della mia vita, cada la cortina di ferro.
Ho ricordato gli anni in cui, ragazzo, giovane studente universitario, trascorrevo ore con l'arcivescovo dell'epoca, Raffaele Calabria (nella seconda foto in basso); ho rivisto il momento in cui, nel corso dei primi turni di guardia in Ospedale, stringendo le mie mani tra le sue, accolsi l'ultimo anelito di vita di don Emilio Matarazzo (nella terza foto in basso), fondatore del centro "La Pace", qui da noi, abbassandogli le palpebre per sempre; e, poi, il pensiero è andato all'arcivescovo Carlo Minchiatti (nella quarta foto in basso), rivedendo il giorno in cui scesi le scale del Seminario al viale degli Atlantici della nostra città, dopo avere certificato, con dolore, il grave ed irreversibile declino cognitivo di quest'ultimo.
E' stato così che, malgrado non assiduo frequentatore di chiese, mi sono ritrovato nella Basilica della Madonna delle Grazie.
Qui, in silenzio, seduto innanzi al sepolcro che accoglie le spoglie mortali di mons. Minchiatti, ho fatto un sereno esame di coscienza.
Quasi una confessione. Io che l'unica confessione l'ho praticata solo in occasione della Prima Comunione. E, poi, mai più".
Di qui, la risposta di Accrocca.
Carissimo dottore De Lorenzo (nella quinta foto in basso), ho letto con grande interesse la Sua nota.
Desidero ringraziarLa, dal profondo del cuore, non solo e non tanto per le benigne parole proferite nei miei riguardi (le quali, lo confesso, mi hanno fatto comunque piacere), ma per la sua bella testimonianza di vita: la "confessione" da lei fatta presso la basilica delle Grazie, davanti alla tomba di monsignor Minchiatti, mi ha destato emozione e, pur se non segnata dal sigillo sacramentale, la ritengo comunque un atto sacro, perché, Lei si è messo davanti a se stesso (e anche davanti a Dio) in piena verità, e Dio, che ha vie più larghe e spedite delle nostre, l'avrà accolta a braccia aperte.
Dio La benedica per tutto il bene che ha fatto e che - ne sono certo - farà ancora.
Un caro e cordiale saluto.
Felice Accrocca.

Buona continuazione del suo apostolato, mons. Accrocca, anche se, purtroppo, lontano da noi.
I dieci anni della permanenza nella nostra terra, rimarranno un segno tangibile ed indimenticabile del percorso di sviluppo della comunità beneventana, tutta.

  

  

                      

comunicato n.176293




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