Tutti i Comuni del Sannio devono chiedere un parere alla Corte dei Conti per acquistare le azioni per la costituenda societa' Sannio Acque
Il parere, tuttavia, non e' vincolante, per cui i Comuni possono acquistare le azioni anche se il parere della Corte e' negativo. Diffondere poi la notizia che il nuovo gestore si accolla il versamento del valore del subentro, non e' del tutto sincero, scrive Pompeo Nuzzolo
Redazione
Pompeo Nuzzolo (foto), già segretario comunale, torna ancora con delle osservazioni sulla questione costituenda società Sannio Acque.
"Gentile direttore - scrive - tutti i Comuni del Sannio devono chiedere un parere alla Corte dei Conti per acquistare le azioni della società.
Il parere, tuttavia, non è vincolante, per cui i Comuni possono acquistare le azioni anche se il parere della Corte è negativo.
Infatti, i Comuni che hanno chiesto il parere hanno sempre ricevuto un giudizio negativo, ma, come già accennato, anche se il parere è negativo, possono comprare le azioni.
I Comuni, una volta che si sia costituita la società, hanno la facoltà di non comprare le azioni, ma devono, per legge, conferire le reti in concessione a fronte di un canone che la società deve versare.
D'altra parte, il compito della Corte è quello di verificare il rispetto delle norme che disciplinano la costituzione della società, la sostenibilità finanziaria, l'esistenza del controllo pubblico, l'assunzione della responsabilità operativa del gestore privato e verificare che l'esercizio trentennale del servizio sia remunerativo per il socio privato e pubblico.
La tariffa, che è determinata dall'autorità indipendente, garantisce un utile, sia al socio privato sia a quello pubblico, che deriva della gestione del servizio monopolistico.
Le osservazioni della Corte, quindi, riguardano le norme che il legislatore ha elaborato per garantire tutti: i cittadini utenti, il comune controllore della corretta gestione sul servizio ma anche socio azionista. Cosicché, più efficiente è il gestore, più utili produce la società.
La Corte non è cattiva, anzi suggerisce i punti deboli del Piano Economico e Finanziario (Pef).
Questo è il motivo per il quale il Pef, per legge, deve essere asseverato da un soggetto terzo. Le norme non sono più favorevoli al pubblico e meno al privato e viceversa perché il bene acqua serve a tutti: uomini e natura.
Nel caso di Sannio Acque, il socio privato non si assume il rischio operativo, come ha rilevato la Corte (pagine 21-24 Corte dei Conti Campania 302/2025/Pasp), perché si assume il controllo della società che, per legge, dovrebbe essere esercitato dal pubblico.
Inoltre, salvo errore, non risulta che il Pef sia stato asseverato da un terzo, nonostante sia un requisito essenziale, a pena di esclusione dalla gara (pagina 38 delle linee della gara), e i Comuni non sono stati informati sulla composizione dei singoli valori del subentro.
I Comuni piccoli, invece, potenziali soci da acquisire, devono essere coscienti della composizione dei singoli beni e del valore che devono versare al gestore uscente.
E' da evidenziare, però, che è difficile reperire e leggere i documenti che sostengono il valore di subentro e di tutte le voci che vanno in tariffa, come, altrettanto, a leggere il documento dell'asseveramento e relativi documenti che i comuni avrebbero già dovuto avere in possesso.
In pratica, gli investimenti assunti dal privato ed entrano in tariffa, mentre, se finanziati con risorse pubbliche non ci vanno.
D'altronde, se l'investimento è stato assunto dalla società, è giusto che sia remunerato per il costo assunto.
I non soci, sempre per legge, partecipano quindi alla restituzione dei costi anche per un senso di solidarietà della collettività.
Tuttavia, i non soci, considerato che l'informazione era dovuta, proprio al fine di poter decidere coscientemente, possono e devono ricevere l'analisi degli oltre 40 milioni da restituire al vecchio gestore.
Possono anche chiedere non solo la natura dei fondi ma anche ulteriori documenti.
Diffondere la notizia che il nuovo gestore si accolla il versamento del valore del subentro, non è del tutto sincero, ma è anche vero che lo recupera in quanto il suo costo va in tariffa nei limiti sopra descritti.
Non è un eroe.
Il profitto per il gestore, dunque, è tutto nella sua capacità.
Più è efficiente il servizio, maggiore è il suo utile.
Non assumersi il rischio operativo significa snaturare la finalità dell'istituto della società mista e la clausola di conservazione dei patti parasociali è una norma che vincola a prova di qualsiasi ricorso".
comunicato n.176066
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