Mastella nel 1972 non venne candidato dalla Dc ed il padre Pellegrino ne chiese conto a Mario Vetrone leader del partito
Quella stessa richiesta di spiegazioni fu il padre di Peppino De Lorenzo, Giovanni, a chiederle alla docente che vessava il figlio. Entrambi i genitori instillarono in noi due, Clemente e Peppino, qualcosa che ancora ci pulsa dentro continuando a farci compagnia per il resto che ad entrambi ci resta da vivere
Nostro servizio
Come oramai è ben noto, il nostro Peppino De Lorenzo, da giornalista, quando si ravvisa l'opportunità, non perde occasione onde soffermare l'attenzione, nei suoi scritti, ad episodi, talvolta anche all'apparenza futili, dai quali, però, molto spesso riesce ad evidenziare le preziose regole che costituiscono l'elemento essenziale delle quotidiane esperienze.
Di qui, il sempre elevato numero dei suoi lettori ed i commenti di questi ultimi.
Quando, mesi fa, nel Teatro del Collegio de la Salle, dinanzi ad una massiccia presenza di pubblico, fu presentato l'ultimo lavoro di Roberto Costanzo, in piena libertà, De Lorenzo, spassionatamente, senza, è bene precisarlo, alcuna interferenza politica, confidò di essere stato colpito, nel corso dell'intervento di Clemente Mastella, in modo particolare da due ricordi personali evidenziati dal sindaco e relativi al padre, Pellegrino (nella foto di apertura), che, guarda caso, senza volerlo, per alcuni aspetti, gli avevano permesso di associarli, con mal celata emozione, ad alcuni simili vissuti da lui giovane con suo padre, il mai dimenticato Giovanni De Lorenzo (nella prima foto in basso), docente di matematica e fisica al Liceo Scientifico "Rummo", alla cui scuola, nel tempo, si sono formati tanti professionisti della nostra città.
Quella stessa sera, Peppino De Lorenzo confidò che, a breve, ne avrebbe scritto.
Gli impegni quotidiani, del resto De Lorenzo, quale medico, ancora oggi, malgrado ai tempi supplementari, se non lavora va in astinenza, non gli hanno concesso di estrinsecare questo suo pensiero.
Oggi, mantiene la promessa, con lo stesso entusiasmo di quella sera.
"Quale incarnato cultore di esperienze insolite, come già tante volte ho avuto modo di ricordare, in questa occasione, è mio desiderio soffermare, volutamente, l'attenzione su due espressioni profferite dal sindaco Clemente Mastella che, pochi mesi fa, mi colpirono non poco nel corso della presentazione dell'ultimo libro di Roberto Costanzo(nella seconda foto in basso, Giovanni Zarro, Roberto Costanzo e Clemente Mastella, nel corso del convegno).
Il tempo e gli impegni, malgrado la volontà, mi hanno impedito di parlarne prima (nella terza foto in basso, De Lorenzo alla presentazione del libro di Costanzo).
Ritengo, inoltre, doveroso precisare che non vi sia in me alcuna finalità politica, ma solo il desiderio di ribadire l'importanza degli affetti.
Non credo, infatti, di sbagliare affermando che quanto si sta verificando oggi, in primo luogo, sia dovuto alla distruzione della famiglia tradizionale.
Chi, come me, è convinto della sacralità della famiglia, appunto, ritenendo di potere racchiudere in quest'ultima l'intera gamma delle affezioni umane e di smaltire in essa tutte le avversità che la vita ci presenta, non poteva che essere colpito da quanto Mastella ebbe a dire riuscendo ad inserire, con saggezza, in un contesto squisitamente politico, l'importanza insostituibile degli affetti.
Bene. In una sala gremita al Teatro de la Salle, Clemente Mastella, quella sera, nel prendere la parola, non riuscì a contenere l'emozione ricordando che proprio in quel teatro, da giovanissimo, ebbe il suo primo esordio politico.
Lui, tra l'altro, disse: "Mio padre si era nascosto dietro quella colonna malgrado lo avessi pregato di non venire perchè avrebbe ascoltato da me cose che difficilmente lui avrebbe potuto comprendere in quanto le mie erano tesi ardite".
Questa affermazione, nella sua semplicità, mi permise di rivivere un episodio della mia giovinezza, colorita, quest'ultima, di sogni ed una innata voglia di libertà.
Mi rividi giovane il giorno in cui, nel salone delle Terme di Telese, in una sala affollata di clinici illustri, mi fu conferita una sezione del prestigioso premio "Terme di Telese", appunto, per il mio primo libro "La cura termale"(nella quinta foto in basso).
In quella occasione, avevo pregato mio padre, che già manifestava i sintomi evidenti del cancro che, di lì a breve, lo condusse alla morte, di restare a casa.
Lui, invece, da solo, venne lo stesso e d'improvviso, lo vidi, silenzioso, in un angolo dell'ampio salone.
Nell'ascoltare Mastella, senza volerlo, da uno dei cassettini della mia memoria, emerse l'episodio.
Schegge di eternità le nostre che si portano e rimangono dentro per una vita intera.
Per questo, accedere ai cassettini della memoria non è sempre impresa facile.
Avvicinando, quella sera, i rispettivi ricordi dei nostri genitori mi resi conto, qualora ce ne fosse stato bisogno, che, nel momento in cui un episodio, fors'anche personale, viene narrato, in quel preciso istante smette di essere un ricordo, ma diventa storia condivisa.
Così, basta poco, molto poco, per riassaporare e recuperare l'indimenticabile atmosfera della famiglia.
Questi erano i genitori di una volta che, anche con la severità del tempo, preferibile, comunque, al permissivismo odierno, in ogni evento della vita del proprio figlio, al pari di un esperto istruttore di volo, rimanevano dei maestri nell'imparare il figlio stesso a volare.
Quella sera, poi, ritornando al racconto storico, Mastella disse che, nel 1972, propose al partito la sua candidatura (fu eletto parlamentare, ma nel 1976).
Dei 4 posti disponibili, due erano destinati alla maggioranza del partito, i dorotei ed altri 2 alla minoranza, uno ciascuno alla Sinistra di Base ed alla Terza Forza.
Dunque, un altro posto per Mastella non c'era.
Con Vetrone, un giorno, andarono tutti a San Giovanni di Ceppaloni. Lì, ad un tratto, videro arrivare un signore distinto che, rivolgendosi a Vetrone, disse: "Perché non avete voluto candidare mio figlio?".
Era il padre di Mastella.
"Non è un no", rispose Vetrone (nella quinta foto in basso).
E Costanzo, aggiunse: "E' la Sinistra di Base che il suo posto lo ha dato a Peppino Spada" (nella sesta in basso, Costanzo e De Lorenzo alla presentazione del libro).
Il padre di Mastella lasciò la sala e disse: "Comprendo e vi ringrazio".
Ed anche in questo intervento rividi mio padre.
Alla scuola media, infatti, avevo una professoressa di matematica che non perdeva occasione per scagliarsi contro di me.
Mio padre, in quel tempo, era insegnante stimato. Tra di loro erano in pochi. Ad esempio, il Liceo Scientifico "Rummo" aveva, non come oggi, una sola sezione. La "A" e basta.
Un giorno, mio padre, nel vedermi amareggiato, decise di parlare con la collega. Atto, quest'ultimo, impensabile per la sua concezione.
Lui che, di certo, era conosciuto, comprese le futili motivazioni della mia insegnante e dall'alto della sua severità, la lasciò dicendole, al pari del padre di Mastella: "La capisco. L'unica colpa che mio figlio ha è, appunto, quella di essere mio figlio".
Sì dicendo, andò via.
Gli esempi testé citati che hanno suscitato il mio interesse non sono carichi esclusivamente di nostalgia da cartoline seppellite, ma, invece, posseggono la sottile arte che riesce a trasformare un ricordo, anche se sbiadito dal tempo, in qualcosa di vivo che pulsa dentro di noi continuandoci a fare compagnia per il tempo che ci resta da vivere.
Queste esperienze, tanto cariche di empatia, rispecchiano, ne sono convinto, il sentimento che un tempo albergava in tanti genitori.
Ricordandoli, improvvisamente, fanno riaffiorare una intima sensazione di nostalgia e di rimpianto permettendoci di fondarci sulla memoria, malgrado il fluire del tempo.
Rappresentano, nel contempo, la forza della memoria stessa che, scivolando via, hanno, comunque, lasciato una traccia indelebile.
Tutto quanto ricordato ci invita a ringraziare il destino per i genitori meravigliosi che ci ha donato.
Ed è al cospetto di questa realtà che si prende contezza che qualsiasi altro valore, al confronto, offra poco. La gloria, comunque effimera, il danaro, la politica, al cospetto, non sono niente.
Nulla eguaglia il valore della famiglia e dei genitori".
comunicato n.176011
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