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Benevento, 25-01-2026 09:32 ____
La storia di Ninetto l'antico barbiere del centro cittadino che ci ha lasciati qualche settimana fa. Scompare un altro pezzo della citta' artigiana
Di Annibale De Angelis viene ricordata l'intera vita lavorativa ed umana. Il vano di uno dei saloni piu' frequentati ospitava i clienti piu' diversificati, molti dei quali, in attesa del proprio turno, si intrattenevano in discussioni le piu' disparate, talvolta anche accese
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E' di Ninetto, storico barbiere del centro cittadino, che Peppino De Lorenzo si interessa questa domenica.
Con lui, qualche settimana fa, è andato via un altro pezzo della Benevento artigiana che, giorno dopo giorno, è in completa estinzione.
De Lorenzo ne traccia di Ninetto, all'anagrafe Annibale De Angelis, da par suo, l'intera vita lavorativa ed umana che, in questo delicato momento, merita di essere ricordata.
"Per rinverdire l'intera esistenza di provetto artigiano della nostra comunità, di Ninetto (nella foto di apertura), storico e conosciuto barbiere operante nel centro storico bisogna partire da lontano, molto lontano.
Uno dei saloni più frequentati, dagli anni Trenta a seguire, era quello di Salvatore Carbone (nella prima foto in basso), ubicato nei pressi di piazza Orsini, con precisione, tra via San Gaspare del Bufalo e vico Carrozzieri.
Già allora e successivamente, con il passaggio del timone a Ninetto, Annibale De Angelis per l'anagrafe, quel vano ospitava i clienti più diversificati, molti dei quali, in attesa del proprio turno, si intrattenevano in discussioni, le più disparate, talvolta anche accese, spaziando, in questo modo, sulle tematiche più varie.
In quegli anni, sulla porta d'ingresso faceva bella mostra una insegna ricavata sull'intonaco dal titolo "Don Salvatore", che, con il trascorrere del tempo, fu, poi, sostituita da un'altra, luminosa, al neon, per la precisione, "Ideal Salone" (nella seconda foto in basso).
Al piano superiore del vano che ospitava la barberia, due stanze con i servizi igienici, ove si accedeva attraverso una scala interna.
Era quella l'abitazione di don Salvatore.
I bombardamenti del secondo conflitto mondiale, anche se rasero al suolo molti edifici del luogo, buona parte del Duomo compreso, guarda caso, risparmiarono la piccola struttura di don Salvatore che, ancora oggi, è rimasta intatta nel corso degli anni.
Accanto a quest'ultima, a pochissimi metri di distanza, il palazzo del nonno della mia futura moglie, Mario Coppola, avvocato e sindaco di Benevento. Questo immobile fu, invece, distrutto.
Don Salvatore, il barbiere, gentiluomo di altri tempi, aveva una vera e propria venerazione per Mario Coppola, legami e rispetto che, oggi, non esistono più.
Con il trascorrere degli anni, il palazzo Coppola fu ricostruito dalle fondamenta ed in quella zona, giorno dopo giorno, la vita riprese.
Intanto, don Salvatore, non avendo avuto figli, in accordo con la moglie, decise di crescere un nipote di quest'ultima, originario di Napoli.
Fu così che, ragazzino, appunto da Napoli, arrivò Ninetto che, ben presto, seppe radicarsi nella zona incominciando ad apprendere dallo zio Salvatore l'arte del barbiere.
Intanto, mia moglie, fidanzatasi con me, nel momento in cui si laureò in medicina, don Salvatore, senza indugio, con il rispetto di un tempo, da subito, come lui stesso, in seguito, ripeteva, divenne "assistito della nipote del sindaco".
Di lì a breve, in quella zona, arrivai io.
Nel momento in cui conobbi don Salvatore, la prima domanda che gli posi fu quella di conoscere il significato di un cartello che, da lunghi anni, faceva bella mostra di sè dinanzi alla porta del salone, attirando, quotidianamente, la curiosità dei passanti.
Personalmente, anche io, in giovinezza, ero stato sempre colpito, ma, ripeto, con me, tanti beneventani, da quel singolare cartello, posizionato, in bella mostra, sul quale si leggeva: "Qui si vendono mignatte" (nella terza foto in basso).
Nello specifico, si trattava di particolari invertebrati, le mignatte o sanguisughe, usate in medicina per il trattamento di svariate malattie.
Quando, come detto, ebbi la ventura di conoscere don Salvatore compresi il significato di quell'annuncio e lui mi mostrò, nel contempo, questi invertebrati conservati in un grosso contenitore di vetro.
Nello specifico, si usavano per la cura di determinate malattie. Si ponevano, infatti, sulla pelle dell'interessato e ne succhiavano il sangue che per loro costituiva la forma migliore di nutrimento.
Ciò avveniva attraverso delle ventose distribuite sul loro corpo cui, nel contempo, contribuivano nell'azione tre denti che provocavano l'incisione.
Inoltre, la saliva delle sanguisughe possedeva un liquido che fungeva da anestetico.
Le mignatte venivano usate per la cura, appunto, di varie malattie della pelle, ematomi, foruncoli, nonché in svariate patologie neurologiche e metaboliche.
La funzione si estendeva anche ad antidolorifico, antinfiammatorio, per migliorare la circolazione sanguigna, debellare le affezioni reumatiche, contratture, artriti ed artrosi.
La vendita delle mignatte si concluse in quanto Ninetto, quale successore di don Salvatore, intese solo proseguire l'attività di barbiere, fino al suo pensionamento avvenuto nel 2020.
Ninetto, a modo suo, era riuscito a costruire un personaggio e rimarrà, a futura memoria, uno degli ultimi rappresentanti della Benevento artigiana che sta lentamente scomparendo.
Ritengo doveroso ricordare che, nel momento difficile che si attraversa, in cui, quotidianamente, assistiamo alla totale scomparsa di tutti i valori, Ninetto, con la moglie Domenica, ha assistito, nel più umano dei modi, don Salvatore, che, un giorno lontano, aveva aperto loto la sua casa, nel corso della lunga malattia di quest'ultimo.
Io e mia moglie siamo stati i loro medici per circa 50 anni ed il nostro rapporto è stato vero, autentico, stracolmo di affetto.
Ho visitato Ninetto l'ultima volta il giorno dopo l'Epifania.
La situazione, già da tempo compromessa, apparve peggiorata. Poi, la fine.
Addio, caro ed indimenticabile Ninetto".

  

                                                      

comunicato n.175690




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