Ci sono insegnanti come Giancarlo Vergineo che illuminano un cammino come un faro potente, quasi accecante
Il ricordo affettuoso di una sua allieva, oggi insegnante anch'essa, Annamaria Cuccillato
Redazione
Un ricordo di Giancarlo Vergineo ci giunge da Annamaria Cuccillato.
"Gentile direttore - scrive - il mio grande prof. Vergineo (nella foto un momento di una gita scolastica) non c'è più.
Mi giunge questa spiazzante notizia in provincia di Roma e mi sento per un attimo smarrita.
Ci sono insegnanti che attraversano la nostra vita in punta di piedi, magari non ricordiamo neppure più i loro cognomi e poi ci sono coloro che illuminano un cammino come un faro potente, quasi accecante.
Era il mio professore di latino.
Il suo insegnamento non si limitava alla grammatica, alla sintassi o alla traduzione: era un invito costante a comprendere la vita attraverso la profondità del pensiero antico, a cercare un orizzonte senso nelle radici della nostra cultura, a coltivare la bellezza dell'intelletto e quella, ancora più preziosa, dell'animo.
L'animo di un adolescente: così fragile ma così desideroso di capire, di scoprire, di trovare un modello a cui ispirarsi.
La sua cultura era vasta, sterminata, a tratti sbalorditiva (figlio di cotanto padre, Gianni Vergineo ndr).
Si distingueva sempre e comunque e non ti lasciava indifferente.
Conosceva i classici allo stesso modo di come si conoscono gli amici più intimi: ne sapeva cogliere le sfumature, le fragilità, le grandezze e te le trasmetteva quasi come se stessimo a tavola a parlare e a confrontarci, in un clima profondamente sereno.
Sapeva cogliere e raccogliere!
Sapeva interrompere una lezione con ironia disarmante quando si accorgeva delle distrazioni. Ma ciò che lo rendeva davvero straordinario ai miei occhi era la sua umiltà. Non ostentava mai il sapere, non lo usava come distanza ma come ponte.
Ogni sua lezione era un dono, mai una ostentazione.
Aveva la rara capacità di far sentire ogni studente all’altezza del compito, anche quando il latino sembrava una particolarmente complesso.
Aveva colto in me la passione per la sua disciplina e mi aveva insegnato a superare i limiti della mia mente: ero arrivata a svolgere 2 o 3 versioni ad ogni compito in classe.
Sapeva trasformare una difficoltà in un’opportunità e soprattutto un dubbio in una scintilla. Mi stavo allenando ad essere resiliente ma non lo sapevo ancora.
Oggi se sono insegnante ed ho capito qual è il mio posto nel mondo, lo devo soprattutto a lui. Il suo ricordo è la prova vivente che un professore può cambiare un destino, può trasformare un percorso personale in una missione educativa.
Una parte di lui, è con me, ha plasmato la mia personalità.
La sua assenza mi addolora tanto ma voglio trovare una forma di consolazione. Un grande professore non scompare: continua a vivere in ogni mente che ha risvegliato e in ogni cuore che ha saputo toccare, con empatia ed umiltà.
Grazie, mio grande prof.
Con tanto affetto, stima e gratitudine".
comunicato n.175521
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