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Benevento, 04-01-2026 09:41 ____
Peppino De Lorenzo scrive una lettera aperta ad Enzo Catapano deceduto, improvvisamente, il giorno dedicato alla festivita' di Santo Stefano
Non so se queste povere righe giungeranno a te in quel mondo ove ora ti trovi del quale, in vita, tante volte, hai parlato nel corso dei tuoi interventi in veste di diacono della Chiesa beneventana
Nostro servizio
  

Questa domenica, Peppino De Lorenzo scrive una lettera aperta ad Enzo Catapano (noi ci permettiamo di inserirci con le foto d'epoca della fine degli anni Sessanta dei primi anni di scoutismo di Enzo Catapano ndd), diacono della Chiesa beneventana, deceduto, improvvisamente, il giorno dedicato alla festività di Santo Stefano.
Della notizia, imprevista ed inattesa, "Gazzetta" ne ha dato informazione.
Alla nostra precedente nota, di certo, non può mancare un ricordo di De Lorenzo che, come si sa, oltre a conoscere a fondo eventi e storie della vita degli ultimi decenni della nostra comunità, ha avuto rapporti diretti con tanti beneventani, un po' per carattere, ma anche per la sua professione di medico, nonché in relazione al passato impegno politico.
"Enzo (nella prima foto in basso è con il suo carissimo amico Enzo Chiusolo) carissimo (nella foto di apertura della fine degli anni Sessanta è con la divisa da scout), non so se queste povere righe giungeranno a te in quel mondo ove ora ti trovi del quale, in vita, tante volte, hai parlato nel corso dei tuoi interventi in veste di diacono della Chiesa beneventana.
Ho sempre apprezzato, rimanendone colpito, la tua incarnata pacatezza nell'argomentare, il rispetto e la disponibilità verso tutti, la convinta conoscenza, di volta in volta, delle situazioni e delle persone.
Un'ondata di ansia mi travolge in questo momento. Ecco perché vorrai perdonarmi se mi ritrovo a buttare giù pensieri sparsi, l'uno dopo l'altro.
Ci sono persone, così come è stato per te, la cui vita è intimamente legata alla dedizione verso gli altri, invitandoci, con umiltà, a scoprire la nostra fragilità.
Ecco perché appare difficilissimo, se non impossibile, tratteggiare una esistenza vissuta sì intensamente, una vita cosparsa di momenti belli, ma anche tristi, ricca, comunque, di eventi straordinari.
Ti confesso che ho trascorso il giorno della vigilia di Natale ritrovandomi, a sera, in uno stato d'animo indescrivibile.
Mi ero riproposto di vivere ore di spensieratezza, lontano dalla professione, in definitiva, sereno.
Invece, niente.
Chiuso nello studio di casa, contatti telefonici ripetuti con tanti pazienti, alcuni giovani, ricoverati in ospedali distribuiti su tutto il territorio nazionale.
Contemporaneamente, osservavo gente che entrava ed usciva, stracolma di pacchi, dai negozi ubicati dall'altro lato della strada.
Una corsa sfrenata al consumismo dimenticando la triste realtà della vita che, d'un tratto, nei momenti più impensati, può colpire chiunque.
Ho cercato, nei limiti del possibile, di tenere lontano la famiglia da tanta ansia, ma il medico, secondo la mia concezione, deve assumere questo comportamento. E' impensabile spegnere il cellulare nei giorni di festa.
Ecco perché, cocciutamente, malgrado gli anni che volano via, ho inteso continuare e lo farò finche le forze non mi lasceranno.
Senza mercimonio, gratuitamente, invogliato solo dalla passione.
La mattina di S. Stefano, sempre seduto dietro la scrivania, ho visto un elicottero nel cielo, quello destinato al trasporto dei pazienti, che lasciava lo spazio di atterraggio del "Rummo".
Ho, sì, ipotizzato che qualche malato in condizioni gravi venisse trasferito, per necessità, in un altro nosocomio, ma neanche lontanamente ho ipotizzato che su quella barella, lì adagiato, ci fossi tu.
Poi, la triste realtà.
Del resto, la vita non si manifesta secondo un rigido copione, ma, ogni volta, si presenta in infinite varianti.
Ti confesso, in questo particolare momento, che verso di te serberò un debito di gratitudine finché la mia vita duri.
Non ho, purtroppo, caro Enzo (nella seconda foto in basso il giorno della promessa scout 25 settembre 1966 dinanzi alla vecchia chiesa dei Cappuccini, con piazzala ancora in terra battuta e con l'attuale chiesa non ancora realizzata, con da sinistra: Enzo Chiusolo, Salvatore Romano, Giovanni Iannone, Carlo Lucianio, Enzo Catapano ed Alfredo Pietronigro, tutti già con il foulard e quindi a promessa appena fatta), il dono della Fede che, per chi la possiede, rimane una insostituibile ancora di salvezza.
Tu, però, e tutti gli altri rappresentanti la chiesa del Sacro Cuore dei Cappuccini, avete, fors'anche senza averne contezza, sopperito a questa mia manchevolezza nei riguardi dei miei nipoti, la cui presenza è per me il dono più bello che la vita mi abbia fatto.
Giuseppe, Giampiero, Franca ritengono che la parrocchia ove tu hai operato sia la loro seconda casa.
Giuseppe (nella quinta foto in basso) è stato abituato ad accompagnare con la sua chitarra tante cerimonie religiose, il più delle volte sotto la tua guida.
Non puoi immaginare quanto lui abbia sofferto nell'apprendere che, da oggi, tu non sarai più con lui.
Con te e gli altri si è associata, regista prestigiosa, Fiorella, mia nuora, cui voglio un mondo di bene.
Voi avete guidato, egregiamente, l'innocenza e la spensieratezza della loro infanzia, periodo della vita in cui i sogni  possono liberarsi nel cielo.
Grazie, Enzo (nella quarta foto in basso un folto gruppo di scout nel 1992, con Enzo Catapano il secondo in piedi a destra con accanto Alfredo Pietronigro) per essere stato capace, con incarnata naturalezza, senza renderti conto appieno, di porre sempre al centro dell'esistenza la passione e la solitudine di ognuno di noi, l'amore per la vita, la poesia dell'esistenza.
Il clima di profonda religiosità che regna nella mia casa lo devo a tutti voi.
Ed anche se, talvolta, l'unica nota stonata sia io, rimango contento che questo clima mi avvolga con infinita dolcezza.
Nei momenti di abbandono, che spesso mi assalgono con forza, rivolgerò il pensiero a te, Enzo (nella terza foto in basso il momento solenne della promessa, 25 settembre 1966, in primo piano della fila Alfredo Pietronigro con accanto Enzo Catapano).
Così come sono uso fare pensando, nei periodi diffici, alle parole di mons. Felice Accrocca, arcivescovo di Benevento (nella sesta foto in basso, Accrocca e De Lorenzo) che, dopo la presentazione dei primi due volumi della collana "Gente di Benevento", in un Teatro Comunale gremitissimo. affermò: " ...se, questa sera c'è tanta gente qui, il merito deve essere ascritto al dottore De Lorenzo per l'affetto che riesce a riscuotere tra la gente e, segnatamente, tra i suoi pazienti...".
Incontro cui fece seguito un reciproco scambio epistolare in cui, tra l'altro, ebbe a scrivere: "...rivolgendosi, in solitudine, come fa lei, mei momenti di difficoltà, a personaggi di Chiesa, pur se non v'è un sigillo sacramentale, è da ritenersi sempre un atto sacro perchè, in quel momento, ella si pone dinanzi a se stesso (ed anche dinanzi a Dio) in piena verità...".
Ciao, Enzo".

  

  

  

comunicato n.175288




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