Ci sentiamo infastiditi dalla presenza di mendicanti ma ricordiamo i tempi del secolo scorso quando migliaia di sanniti emigrarono in terre lontane
E' certamente necessario bloccare l'emigrazione clandestina, ma soprattutto l'Unione Europea deve avviare azioni non solo di corretti e solleciti respingimenti, ma innanzitutto di accordi politico-economici con i Paesi di partenza e con quelli di attraversamento, per evitare il traffico criminale di esseri umani
di Roberto Costanzo
Vorrei chiudere la serie 2025 dei miei articoli con una riflessione sul rapporto della nostra provincia con i fenomeni di emigrazione e di immigrazione.
Oggi giustamente ci preoccupiamo dell'incontenibile esodo giovanile verso il Nord Italia ed anche verso l'Oltralpe; manifestiamo qualche insofferenza verso i migranti, soprattutto quelli di pelle scura, che incrociamo lungo i marciapiedi della città.
Quanti di noi, che ci sentiamo un po' infastiditi da quelle presenze mendicanti, riescono a fare un salto indietro nella memoria, verso i tempi del secolo scorso, quando migliaia e migliaia di sanniti partivano con la valigia di cartone per le Americhe e per i Paesi europei?
I dati ufficiali ci dicono che dalla metà dell'Ottocento alla fine del Novecento gli emigrati del Sannio sono stati più di 200.000, cioè oltre il 70% dell'attuale popolazione provinciale.
Basterebbe ricordare le umiliazioni che subivano dopo lo sbarco a New York o quando venivano relegati in una squallida periferia di Monaco di Baviera, o anche quando si trovavano di fronte ad un cartello affisso su un portone della città di Torino che diceva: "Vietato ai meridionali".
Oggi la pubblica opinione ha una limitata percezione delle cause e degli effetti dei flussi migratori, anche perché le politiche governative e non solo dell'attuale maggioranza, sembrano preoccupate esclusivamente del respingimento e non solo dei clandestini, come se ci trovassimo per la prima volta di fronte ad un disordinato movimento di persone da o verso territori stranieri.
Disordinato movimento di persone, sebbene non tutte oneste ed incolpevoli, comunque vittime degli affaristi trafficanti che ricavano enormi guadagni, qualcosa come 3.000 euro a persona.
Eppure le politiche di tutti i governi mirano a punire soltanto le vittime e non i loro sfruttatori.
Quindi una provincia come il Sannio, che nell'800 e nel 900 ha visto emigrare centinaia di migliaia di suoi cittadini, oggi è approdo di migranti dal sud e sud-est del mondo, oltre che dall'Europa orientale.
Da Provincia di emigrazione siamo diventati territorio di immigrazione.
Gli immigrati nel Sannio non sono soltanto quelli che incontriamo lungo i marciapiedi della città, ve ne sono varie migliaia, regolari e clandestini, occupati non solo in agricoltura e nei servizi domestici.
Ormai rappresentano oltre il 10% della popolazione e forse hanno il merito non solo di eseguire lavori che i residenti non fanno più, ma anche di contribuire a contenere lo spopolamento delle scuole, oltre a garantire l‘assistenza agli anziani.
Non possiamo far finta di non sapere che anche l'Italia è un Paese di crescente invecchiamento, che nei prossimi cinquant'anni subirà un calo di circa il 40% degli attuali residenti.
Come ha recentemente scritto Romano Prodi l’andamento demografico in forte calo "ci obbligherà ad un più rapido cambiamento nel campo dei fenomeni migratori.
Pertanto, nel corso della prossima generazione si aprirà una concorrenza mondiale per attrarre gli emigranti".
Altro che la guerra ai migranti che vuol fare Trump.
E' certamente necessario bloccare l'emigrazione clandestina, per cui soprattutto l'Unione Europea deve avviare azioni non solo di corretti e solleciti respingimenti, ma innanzitutto di accordi politico-economici, con i Paesi di partenza e con quelli di attraversamento, per evitare il traffico clandestino di migranti.
Tuttavia non si può rimanere indifferenti verso le esigenze civili, come quelle che esprimono i tanti migranti, soprattutto donne e bambini in fila davanti alla Questura di Benevento, dove vi è una pensilina senz'alcuna panchina per sedersi e nell’altro marciapiedi vi sono due panchine senza la copertura di una pensilina, quindi da un lato ci si può sedere senza alcuna protezione dal sole e dalla pioggia, dall’altro ci si può riparare sotto la pensilina, ma restando in piedi.
Dalla finestra di fronte alla Questura, notando quel disagio dei migranti, qualcuno ha deciso di organizzare il posizionamento di un paio di panchine sotto la pensilina situata accanto al muro della Questura e quindi di avviare la relativa pratica di autorizzazione del Comune e della Questura.
Dopo alcuni mesi arriva l'autorizzazione del Comune ma non il nulla osta della Questura, in quanto vi è stato il divieto del Ministero che non ammette che si scriva la parola "migrante" sulla panchina.
Eppure vediamo in giro tante panchine in memoria di persone o eventi vari ma una panchina che porti la scritta "migranti" sarebbe fuori legge.
Questo secondo il Ministero dell'Interno, eppure l'attuale ministro, originario di un paese dell'Irpinia, avrà avuto anche lui qualche parente o antenato che ha vissuto il sacrificio dell'emigrazione.
Tuttavia non ci arrendiamo, quindi anziché porre due panchine sotto la pensilina accanto al muro della Questura, costruiremo una pensilina, col nome dei migranti, sulle panchine esistenti nel marciapiedi di fronte alla Questura.
Non avremo bisogno del nulla osta del Ministero, ci basterà l'autorizzazione del Comune, che certamente non ci verrà negata.
Non fosse altro per il fatto che il sindaco Mastella è indubbiamente memore dei suoi non pochi parenti emigrati in America.
comunicato n.175250
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