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Benevento, 17-09-2023 09:20 ____
Nella folta schiera dei magistrati sanniti che hanno lasciato una traccia indelebile di se' Peppino De Lorenzo ricorda Antonio Iannelli
Si spense giovanissimo, solo quarantenne. Una tragedia, quella verificatasi nel 1984, che lascio' sgomenta l'intera citta'. Uno dei suoi ultimi libri fu "Le violazioni edilizie" in cui mostro' una viva sensibilita' per un problema che presentava e presenta non solo risvolti giuridici, ma anche politici e sociali
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Nella folta schiera dei magistrati sanniti che hanno lasciato una traccia indelebile di sè, Peppino De Lorenzo, questa settimana, ricorda Antonio Iannelli che si spense, giovanissimo, solo quarantenne.
"Gli anni, giorno dopo giorno, scorrono veloci lasciando, comunque, tracce incancellabili di uomini e cose che, malgrado tutto, riescono, con forza, a vincere l'oblio del tempo.
Tra la folta schiera dei magistrati che, qui da noi, hanno onorato la toga è impossibile non ricordare Antonio Iannelli (nella foto di apertura) che un male ribelle ad ogni cura strappò agli affetti familiari poco più che quarantenne.
Una tragedia, quella verificatasi nel 1984 (due anni dopo la morte del suo grande amico Raffaele Delcogliano), che lasciò sgomenta l'intera città.
Magistrato serio, preparato, dall'ingegno vivido, Iannelli riscuoteva, sempre ed in ogni occasione, la stima dell'intero mondo della giustizia, sia in campo civile che penale, per sapersi ispirare alla massima obiettività, nonchè ad un profondo senso di umanità.
Nel corso della sua breve esistenza fu anche assistente di Procedura Penale all'Università di Napoli (fu con lui che demmo, con successo non esaltante, l'esame di Procedura Penale ndd).
Autore di pregiate pubblicazioni, è gradito ricordare, in questo momento, uno dei suoi ultimi lavori "Le violazioni edilizie", edito da Giuffrè, in cui, da par suo, mostrò una viva sensibilità per un problema che presentava e presenta non solo risvolti giuridici, ma anche politici e sociali.
In quelle pagine, Antonio Iannelli affrontò una materia scottante, quale l'edilizia e la sue violazioni, al fine di porre alcuni argini contro i quali potersi  muovere con chiarezza per quanti si accingevano a valutare fino a quale punto il diritto privato coincida con gli interessi sociali.
Ricordo come se fosse ieri quando, ben 39 anni fa, scrissi di lui, in morte, su "Messaggio d'Oggi".
Da giovane medico, il caso volle che, per un breve periodo, il giudice Iannelli, già devastato dal male che lo aveva colpito, per assicurargli cure più tempestive, fu ricoverato in appoggio, nel reparto di urologia del "Rummo".
La stanza che lo ospitava era posizionata di fronte, a pochi metri in linea d'aria, a quella del medico di guardia del reparto di neurologia, ove, da poco, ero stato assunto.
Quante notti, durante il mio turno, soffermavo lo sguardo su quella finestra e ricordo le bottiglie del latte e dell'acqua che, per l'eccessivo caldo dovuto ai termosifoni, i familiari appoggiavano sul davanzale.
La scomparsa di Antonio Iannelli colpì, ripeto, tanti beneventani. Lasciò due figlioletti in tenera età e la moglie, donna esemplare, che, sapientemente, ha allevato i ragazzi invogliandoli sulla strada del bene e della saggezza.
Ancora oggi, a distanza di tanti anni, viene spontaneo chiedersi: "Perché?".
Sì, perchè Antonio Iannelli non abbia potuto godersi la famiglia come tanti, i figli non hanno avuto la gioia di giocare con il padre, al pari di molti coetanei, la moglie sia stata privata dello sposo cui era unita da tanto amore.
A questi "perché" non ci sono state e non ci saranno mai risposte.
L'unica certezza è che la sofferenza sia stata padrona di questa famiglia.
Nel concludere, mi sia concessa una divagazione, definiamola così.
Antonio era figlio di don Giovanni (prima foto in basso) che, in città, era conosciuto quale "il signore dei commercianti", per la finezza del portamento e la signorilità nei modi.
La ditta Iannelli che, ultimamente, ha mutato il tipo di articoli al dettaglio, fondata nel 1866, era ed è ubicata nel fabbricato delle ex suore Orsoline, in via Gaetano Rummo.
Lì si poteva trovare una infinita varietà di tessuti e filati, per la gioia di molti avventori.
Una ditta più che centenaria nota a tanti beneventani.
Giovanni Iannelli, laureatosi, non aveva alcuna intenzione di proseguire l'attività del padre, ma era incline ad intraprendere la carriera di ambasciatore.
Poi, la realtà della vita.
Mi è gradito ricordare anche, a margine, lo storico addetto alle vendite, Raffaele Falocco (seconda foto in basso) che, tra quelle mura, ha trascorso la vita intera, sin da fanciullo, anche dopo il pensionamento.
Essendo il suo medico, fino alla morte, avvenuta a tarda età, spesso mi narrava episodi singolari, sconosciuti ai più, avvenuti nell'esercizio commerciale Iannelli.
Un carattere particolare quello di Falocco che tutti, ne sono convinto, ricordano con piacere ed affetto".

 

comunicato n.159249



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