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Benevento, 19-03-2023 09:00 ____
Negli anni del dopoguerra, Amato Miele, tenente colonnello, rappresento' una figura molto nota in citta'. Ebbi la ventura di conoscerlo...
Rammento il suo volto bonario, sempre pronto ed aperto verso chiunque avesse la ventura di avvicinarlo. Riuscii a copiare alcuni passi del suo testamento spirituale. Da quello scritto emergeva la figura non solo dell'uomo, ma anche e soprattutto, del padre di famiglia, ricorda Peppino De Lorenzo
Nostro servizio
  

Nel ricordo dei tanti personaggi che, nel corso del tempo, si sono distinti nella nostra comunità, oggi, Peppino De Lorenzo sofferma l'attenzione sul tenente colonnello Amato Miele (nella foto di apertura).
"Negli anni del dopoguerra, Amato Miele, tenente colonnello, rappresentò una figura molto nota in città.
Ebbi la ventura di conoscerlo nella redazione di "Messaggio d'Oggi", cui lui, periodicamente, collaborava.
Ricordo il suo volto bonario, sempre pronto ed aperto verso chiunque avesse la ventura di avvicinarlo.
Un gentiluomo, Amato Miele, di tempi irrecuperabili che induce chi lo conobbe ad una attenta e scrupolosa valutazione del periodo difficile che oggi viviamo.
Anche se a distanza di anni, si spense nel novembre 1978, è rimasto vivo in me il ricordo del contenuto del suo testamento spirituale che i familiari invitarono noi della redazione a leggere. Era la sera del 28 dicembre 1978.
In quella occasione, ebbi l'accortezza di copiare alcuni passi che conservo gelosamente.
Non esistevano le fotocopiatrici e, quindi, realizzai, a tratti, il mio desiderio.
Da quello scritto emergeva la figura non solo dell'uomo, ma anche, e soprattutto, del padre di famiglia.
"Se la vita assomiglia ad una nave - tra l'altro, era scritto (prima foto in basso) - costretta dal destino a percorrere il mare tempestoso delle passioni umane, io ho cercato di guidare la mia navicella con una certa sicurezza e fiducia attraverso i meandri infidi e le passioni insidiose che agitano e minacciano l'umanità, affamata, come non mai, di cupidigia, assetata di ambizioni.
La legge della mia vita - proseguiva lo scritto - è stata, per la maggior parte il dolore, che ho sempre sopportato con rassegnazione e quasi cinica fermezza".
Poi, Miele, volutamente, si soffermava sulla sua partecipazione agli eventi bellici, ricordando i quali, a distanza di anni, lui scriveva: "...Il  mio cuore, che ha tanto amato e tanto sofferto, è ancora colmo di amarezza per l'ingratitudine e le ingiustizie subite (seconda foto in basso)".
In sostanza, nello scritto del tenente colonnello Miele si scorgevano le regole della vita che, per noi, alcuno escluso, è fatta di cadute e risalite.
Non mancavano, poi, espressioni di profonda dolcezza rivolte ai figli ed ai familiari.
In ogni rigo vi era tutta quella carica di umanità e saggezza che, ancora oggi, fanno di lui un uomo superiore ai tempi.
Mi sia concesso rivolgermi a qualcuno dei suoi eredi al fine di avere, è ovvio nei limiti del possibile, copia integrale di quel testamento spirituale, così come io ebbi modo di leggerlo più di quarant'anni fa.
Ciò al fine di poterlo mostrare ai giovani di oggi, così come ero io in quell'epoca, con la speranza che possa, nell'attuale mondo caotico, stimolare la rinascita della gioia di vivere".




comunicato n.155796



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