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Benevento, 12-03-2023 08:52 ____
Nel 1977 lungo le sponde del fiume Sabato furono casualmente ritrovate le ossa appartenenti ad un essere umano chiamato Amleto
Una perizia medica, che il magistrato affido' al dottore Cesare Vesce, porto' alla conclusione che quei resti erano stati abbandonati da studenti, anzi studentesse di medicina che avevano lasciato anche la firma, ricorda Peppino De Lorenzo
Nostro servizio
  

Peppino De Lorenzo ricorda il suo incontro con Amleto avvenuto tanti anni fa.
La vicenda, all'epoca, incontrò vasta eco in città.
"Sono trascorsi 45 anni da quel lontano ottobre 1977, settimane in cui una particolare e suggestiva vicenda, quella di Amleto, per diversi giorni, interessò i beneventani.
Non so, in tutta sincerità, se, ancora oggi, vi sia qualcuno, a distanza di tanto tempo, che ne abbia memoria.
Il risalto che ne dette la stampa fu notevole.
Infatti, lungo le sponde del fiume Sabato, furono, casualmente, ritrovate le ossa appartenenti ad un essere umano.
Una perizia medica, che il magistrato affidò al dottore Cesare Vesce, portò alla conclusione che quelle ossa erano state abbandonate da studenti di medicina.
Tale risultato, dopo varie supposizioni che, per giorni, corsero di bocca in bocca, permise, per fortuna, di scongiurare le pessimistiche illazioni che, in principio, erano state riportate dalla stampa locale e nazionale.
Fu così che, nel corso di una delle mie visite al Cimitero, il caso volle che, una mattina, ebbi modo di incrociare i resti di Amleto, nel momento in cui, dopo la dovuta permanenza nell'obitorio comunale per le indagini peritali, stavano per essere trasferiti nell'ossario.
Gli stessi, avvolti in un contenitore di plastica in uso per la raccolta dei rifiuti, dopo il ritrovamento, erano stati lì trasportati da un agente della Squadra Mobile.
Vidi, per pura casualità, le ossa, abilmente tenute unite da resistenti fili metallici e sulla parte superiore dell'osso frontale, con caratteri ben visibili, il suo nome, Amleto.
O meglio, il nome con il quale gli ingrati studiosi di medicina avevano battezzato il malcapitato.
Una novità, tuttavia, emerse osservando le scapole ed il bacino.
Erano, infatti, impressi, con l'indicazione dei relativi anni di corso, i nomi delle studentesse che si erano servite del povero Amleto.
Ben chiaramente si leggevano: Lucia, Titti, Rosanna, Silvana (1970), Antonio, Marilena (1975).
Quindi, e questo fu il lato sorprendente dell'intera vicenda, erano state delle ragazze a procurarsi le ossa per essere aiutate nello studio dell'anatomia.
In seguito, con ingratitudine, invece di depositarle almeno dinanzi all'ingresso del cimitero, le avevano abbandonate lungo gli argini del fiume Sabato.
Nell'interessarmi, in quei giorni, anch'io di Amleto, su "Messaggio d'Oggi" concludevo il mio articolo (foto) scrivendo con ironia: "Che le donne, come si sa, tante volte, in vita, carpiscano il cuore degli uomini, vada pure, ma che, in morte, non lascino tranquille neanche le ossa, è davvero troppo!"

comunicato n.155630



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