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Benevento, 09-03-2023 19:05 ____
Vincenzo Maria Orsini raggiunge Roma ed il soglio pontificio e porta con se' quella che sara' poi definita "la banda dei beneventani"
Ma il tono dispregiativo dei romani non era giustificato perche' papa Benedetto XIII si era attorniato di personaggi di valore ed illuminati. Della citta' dell'epoca si e' parlato al seminario sul "Bicentenario della Presenza a Benevento dei Missionari del Preziosissimo Sangue"
Nostro servizio
  

La Sala "Leone XIII" del Palazzo Arcivescovile, ha accolto il seminario di studio sul "Bicentenario della presenza a Benevento dei Missionari del Preziosissimo Sangue".
Ad aprire i lavori, è stato don Domenico Parlavecchia che ha parlato di un momento che ci predispone a fare memoria e di come San Gaspare del Bufalo, il fondatiore dei Missionari, abbia vissuto il suo tempo.
La parola è quindi passata all'assessore alla Cultura, Antonella Tartaglia Polcini, la quale ha sottolineato di come si parli di una richiamata presenza in città anche sul piano della cultura, delle radici e della tradizione.
San Gaspare del Bufalo con la sua venuta a Benevento ha voluto anche prendersi cura della sua comunità significando così di avere a cuore i valori del territorio, ha ancora detto l'assessore, docente ordinario a Giurisprudenza Unisannio.
Benevento deve gratitudine anche alla Chiesa per l'opera di salvaguardia posta in essere sui beni monumentali accompagnandoli fino ai nostri giorni.
Il governo pontificio è cresciuto nel recupero della città anche quando ci sono stati, all'epoca, eventi sismici catastrofici (1688 e 1702). Il recupero è stato poi quello di una città dalle origini antichissime e su tutti la chiesa di Santa Sofia, patrimonio Unesco.
La collaborazione tra Comune e Chiesa, ha proseguito Tartaglia Polcini, sia garanzia di sviluppo per il territorio.
Credo che la presenza storica della Chiesa, ricordata anche con quella dei Missionari del Preziosissimo Sangue, possa continuare e guardare come ad una promessa di stabilità della loro presenza futura.
L'assessore ha poi voluto ricordare di quando lei stessa ha molto frequentato a Roma il luogo fisico dove Maria De Mattias, religiosa italiana, fondatrice della congregazione delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo, proclamata santa da papa Giovanni Paolo II, ha vissuto gli ultimi anni della sua vita ed ai due momenti importanti della sua vita allorquando nella parrocchia di S. Anna, curata proprio dai Missionari del Preziosissimo Sangue, ha seguito il corso di preparazione al matrimonio e dove ha poi battezzato il suo unico figlio, Giovanni Paolo.
La parola è quindi passata a don Terenzio Pastore, padre provinciale dei Missionari, che presiedendo la prima sessione di lavori ha sottolineato anch'egli come abbia ricevuto il battesimo, la prima comunione e la cresima nella chiesa di Sant'Anna ed oggi mi ritrovo qui da missionario io stesso.
La riflessione di oggi ci apre al futuro ed anche alla nostra permanenza nella Diocesi.
La prima relazione è stata quindi tenuta da Roberto Regoli, sacerdote e docente universitario, che ha parlato della "Chiesa in Italia tra il XVIII e XIX secolo" ricordanto all'inizio del suo intervento che Benevento era posta su una linea di confine ma che non fu affatto una Diocesi periferica ma che ha invece salvato la sua identità nella storia lottando contro il vicinissimo Regno di Napoli e trovando ospitalità in quello della Chiesa.
Benevento è una realtà campana che si proietta al di fuori ma con una duplice identità.
In realtà non abbiamo una ricostruzione complessiva della Diocesi dell'epoca, ha ancora detto Roberto Regoli, nonostante gli sforzi di Alfredo Zazo.
C'è da dire che Francesco Pacca fu l'unico presule della Diocesi originario di Benevento, un luogo dove ci si abitua a pensare che essa subisca la cultura illuminista tipica del '700, ma non è così.
La Diocesi era in parte nel territorio della Chiesa ed in parte in quello del Regno di Napoli.
Da qui i problemi legati ai tanti contenziosi che insorgevano e che dovrà poi dirimere l'arcivescovo.
La Chiesa interviene poi anche nella vita sociale quando deve subire le ingerenze dello Stato moderno rispetto alla sua tradizione erosa dallo Stato gradualmente.
La parola è quindi passata a Giuseppe Palmisciano, docente alla Facoltà Teologica, il quale ha trattato il tema: "Benevento tra Settecento ed Ottocento" ed ha cominciato partendo dal predecessore di Francesco Pacca alla guida dell'arcidiocesi di Benevento, Vincenzo Maria Orsini provenente da Cesena che consente il racconto storico proprio grazie alle sue numerose fonti rappresentate anche dai suoi tanti Sinodi dell'epoca.
Palmisciano ha anche descritto con puntualità tutte le azioni poste in campo dall'arcivescovo Orsini, sia nella Chiesa che nella vita civile dei suoi fedeli ed è stato un elencio lungo e prestigioso.
Quando poi giunge a Roma per salire al soglio pontificio con il nome di Benedetto XIII, porta con sé i suoi collaboratori di Benevento al punto che nella curia romana si parla apertamente della "banda dei beneventani" che, alla sua morte, dovettero addirittura scappare per lasciare in fretta la capitale.
A Benevento arcivescovo fu Francesco Pacca, unico arcivescovo nativo della città (ci sarebbe in verità anche San Gennaro, nativo di Benevento e vescovo eletto, all'epoca così si procedeva, della città ndr).
Fu proprio sotto il governo dell'arcivescovo Pacca che giunsero a Benevento i padri redentoristi.
Altro che banda dei beneventani, ha ancora detto Palmisciano. La Diocesi ha avuto pastori illuminati con addirittura Pacca che rinuncia a divenire cardinale perché la gestione della porpora cardinalizia costa troppo e quei soldi vengono in pratica sottratti ai poveri.
L'ultimo intervento è stato di don Mario Iadanza che ha parlato della "Rivoluzione del 1799 a Benevento nella testimonianza di un contemporaneo".
Don Mario Iadanza, definito il regista della odierna iniziativa, ha voluto subito salutare don Domenico Vendola già parroco di S. Anna e don Giuseppe Rinaldi.
Quindi ha parlato del lavoro di compendio storico che sta compiendo sulla testimonianza del canonico Emanuele Annecchini morto nel 1805.
Poi con una battuta ha tratteggiato la personalità di Fancesco Pacca, l'arcivescovo.
Di lui si diceva che se il granturco fosse passato di qua, egli sarebbe stato nominato pascià...
Comprendiamo la storia di San Gaspare del Bufalo solo se indaghiamo quell'epoca, ha detto don Mario Iadanza.
A Benevento hanno coesistito il rettore pontificio poi governatore ed infine delegato che impersonavano la dipendenza dallo Stato pontificio.
Poi c'era l'arcivescovo, ha spiegato don Mario Iadanza, titolare di una vastissima arcidiocesi che si estendeva soprattutto nel Regno di Napoli con le sue 16 diocesi suffraganee.
In quel periodo a Benevernto c'erano 79 famiglie iscritte al patriziato e la città scontava dunque le problematiche derivanti dalle due dipendenze, da Roma e da Napoli.
Dotto è stato il prosieguo della relazione di don Mario Iadanza che ha trattato dunque della dominazione francese e fino a giungere alla successiva presenza degli austriaci in città.
La seconda sessione del seminario è stata presieduta dall'arcivescovo mons. Felice Accrocca con gli interventi di Nicla Spezzati su: "Il metodo delle Missioni al popolo del canonico Del Bufalo" e di don Giandomenico Piepoli su "Le due missioni di San Gaspare a Benevento 1815-1822 e la fondazione della casa missionaria".
Domani in Cattedrale, alle ore 18.30, ci sarà la celebrazione giubilare.
Noi prima di andar via ci siamo chiesti: Ma siamo degni di essere gli eredi di questi personaggi, di questi giganti della storia?

 

 

 

 

 

comunicato n.155578



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