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Benevento, 29-11-2022 20:17 ____
Gianni Vergineo amava la scuola solo quando questa era chiusa perche' per lui essa rappresentava un carcere del corpo ed un mattatoio dell'animo
Ma la scuola si ostinava a rimanere aperta e quindi lui comincio' ad ignorarla... Del grande studioso, scrittore, docente, se ne e' discusso nell'Auditorium che porta il suo nome in occasione del centenario dalla nascita
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Nell'Auditorium del Museo del Sannio a lui intitolato, si è svolta una giornata di studio in occasione del centenario dalla nascita di Gianni Vergineo (1922-2003), una figura di studioso e di uomo di cultura, oltre che di scuola, tra le più eminenti e prestigiose del secolo scorso.
I lavori sono stati aperti dal saluto, cosiddetto istituzionale, di Nino Lombardi, presidente della Provincia e padrone di casa, il quale si è definito, politicamente, sempre democristiano al pari di Gianni Vergineo ed a Roberto Costanzo che gli sedeva accanto.
Questa sala del Museo del Sannio, contiene la ricchezza del nostro Sannio, ha proseguito Lombardi, quel Sannio che Vergineo ha sempre portato avanti già da vice presidente della Provincia negli anni Cinquanta.
Giancarlo Vergineo (alla serata hanno preso parte anche gli altri tre figli del celebrato e cioè Pier Paolo, Pierluigi e Miriam, tutti nella foto di apertura), ha detto del padre che egli, nella sua esistenza si è sforzato di percorrere sempre strade cosiddette fuori dell'argine.
E questo lo raccontava spesso con la sua ironia e lo faceva per far emergere i pregiudizi ed i luoghi comuni quando anche in buona fede si facevano notare le differenze.
Mio padre, ha proseguito Giancarlo Vergineo, amava la scuola solo quando questa era chiusa perché per lui essa rappresentava un carcere del corpo ed un mattatoio dell'animo.
Ma la scuola si ostinava a rimanere aperta e quindi lui cominciò ad ignorarla.
In terza media, per via delle continue e prolungate assenze, venne bocciato ed anche per il trauma subìto nel contrasto con il padre, smise di andare a scuola e cominciò a studiare per tutto il prosieguo della sua gioventù fino a diventare egli stesso docente ma il suo rimase un animo insofferente alle autorità.
Esempio tipico di questa sua ripulsa fu l'uso del registro del professore che egli trattava in maniera indecorosa.
Fu un insegnante anomalo ancorché insignito della Medaglia d'Oro del Ministero della Pubblica Istruzione.
Incapace di condividere la logica della selezione ed in questo suo percoso "fuori argine", ha anche sempre detto di non essere mai stato o di essersi sentito solo, ma sempre insieme ad altri colleghi insegnanti che agivano come lui.
A questo punto la parola è passata a Salvatore Colatruglio, che è stato tra quelli che hanno voluto questo momento celebrativo, il quale ha voluto sottolineare come Vergineo, uomo del Fortore, in politica, è entrato in Consiglio provinciale nel 1952, nel primo Consiglio dell'era repubblicana che veniva eletto a suffragio universale. Fu proposto dalla Democrazia Cristiana di cui faceva parte, come presidente della Provincia ma egli rifiutò.
Mi recai a casa sua in occasione della morte della moglie, Mara Coccioni, ha proseguito Colatruglio, e quando feci per andare via, sulla porta mi consegnò una cartellina, che stasera è qui con me, e mi disse di essere rammaricato del fatto di non aver potuto fare di più per San Bartolomeo in Galdo (Colatruglio è anch'egli del capoluogo fortorino ndr). In quella cartellina c'erano tante sue riflessioni e la storia di San Bartolomeo in Galdo poi riportate in un volume edito da "Realtà Sannita".
Debbo confessare, ha detto ancora Colatruglio, di aver avuto anche io un grande rammarico e cioè quello di non essere stato suo allievo al Liceo "Giannone".
La sua giovinezza Vergineo l'ha vissuta nel terrore del padre. Io avevo gli stessi suoi riscontri paterni pur avendo 19 anni di differenza con Vergineo ma a San Bartolomeo in quegli anni tutti i padri erano simili, con la differenza che quando presi uno schiaffo dal parroco non ebbi anche quello di mio padre perché, al contrario di quello di Vergineo, era emigrato.
Lui, Vergineo, ha proseguito Colatruglio, si definiva un bambino infelice anche per questi "argini"
che lo stringevano. Il papà lo scrisse alla scuola di avviamento professionale perché voleva farne un orafo, una professione che evidentemente in paese veniva considerata come molto produttiva di reddito.
Studiò con il maestro Anacleto che lo portò al diploma e presto anche sul palcoscenico a recitare in una compagnia di dilettanti. Lo portò con sé anche alla Fuci, la Federazione cattolica dei giovani universitari.
Vergineo si iscrisse alla scuola di Lucera ma non ci andò quasi mai. Da autodidatta si presentò al diploma ma non sostenne mai l'esame e si diplomò lo stesso perché scoppiò la guerra.
Anche all'Università non è stato assiduo ma nonostante ciò si laureò in appena due anni, nel 1946.
Nel 1943 incontra Mara, la donna della sua vita. Non riuscì ad entrare tra gli insegnanti perché anche avendo vinto il concorso non poteva essere chiamato in quanto fu dichiarato disertore.
Non aveva aderito all'esercito badogliano nonostante proprio l'8 settembre del 1943 (giorno in cui fu dichiarato l'armistizio ndr) venne nominato sottotenente. Egli allora convinto che tutto fosse finito se ne tornò al paese, e non poteva essere diversamente.
Solo tre anni dopo la dichiarazione di essere un disertore, finita la guerra, ha concluso Colatruglio, potè finalmente cominciare la sua carriera d'insegnante.
Mario Pedicini, altro relatore, ha trattato la figura di Vergineo insegnante, educatore.
Il mio rapporto con Vergineo ebbe inizio con la mia attività di giornalista mentre lui era consigliere provinciale. Intuii e sapevo che egli era un personaggio molto apprezzato e che affascinava quando raccontava le cose. Ma lo faceva senza la retorica di Rocco Maria Olivieri, per intenderci.
All'epoca, ha ricordato Pedicini, si parlò di realizzare il manicomio a Benevento. La competenza era della Provincia che la gestiva inviando poi i nostri concittadini nei manicomi lontani dalla città, molti ad Aversa.
E dunque si chiese di inserire questa nuova istituzione nel Bilancio della Provincia. Iniziò una disputa ed il controcanto era dato dalla necessità di istituire la banda musicale a Pietrelcina!
Vergineo allora disse: Ho trovarto come dirimere questa faccenda: Per fare il manicomio basta recintare completamente Airola (il paese natale del presidente della Provincia dell'epoca, Alessandro Lombardi ndr).
Fu definito impertinente l'intervento di Vergineo.
Il primo giorno di scuola al Liceo "Giannone", Vergineo ci disse di non superare la "linea di demarcazione": Da un lato dell'aula stavano le femmine e dall'altro i maschi, ha ricordato Pedicini. Fu l'unico provvedimento ordinamentale che cercò di far rispettare.
Egli dedicava attenzione e pazienza verso gli elementi più scarsi.
Un anno, ero vice provveditore agli Studi, arrivò un esposto contro Vergineo. Veniva accusato perché erano decenni, dal 1962, che egli svolgeva la funzione di membro interno delle Commissioni d'esame.
In realtà tutto ebbe a verificarsi nel 1961 quando gli alunni denunciarono il fatto che un componente esterno prendeva soldi per approvarli all'esame di Stato. La cosa fu talmente palese che ai componenti della Commissione disse che avrebbero dovuto fare una colletta per donargli almeno un orologio d'oro.
Per questo, per tutelare i suoi allievi, che Vergineo dal 1962 fece il membro interno alla Commissione d'esame, ha concluso Pedicini.
Ad intervenire è quindi stato Pier Luigi Rovito che ha trattato di Vergineo quale uomo di cultura.
Anche l'uomo di cultura è fuori dalle regole, fuori dall'argine e quindi fuori dal tracciato.
Incontrai Vergineo nel 1993, ha continuato Rovito, dopo aver ripreso la pubblicazione della "Rivista Storica del Sannio" di Antonio Mellusi. Era un personaggio, mi era stato detto, che stava sule sue ma non riuscii a dare riscontro alla maldicenze dopo aver parlato con lui.
Andavo a trovarlo a casa il venerdì per discutere non solo della rivista ma per fare ragionamenti più ampi e profondi.
Rovito ha annunciato che a breve nascerà una Fondazione a lui dedicata.
L'ultimo relatore è stato Roberto Costanzo il quale si è soffermato a parlare di Vergineo politico, il primo prodotto politico del dopoguerra nel Sannio.
Molti politici erano ovviamente persone che provenivano dal Fascismo. Lui invece non aveva alcun  contatto o legame con il regime.
Vergineo politico raccoglieva l'eredità di Giovan Battista Bosco Lucarelli di cui fu il più grande collaboratore.
Nel 1946, prima del referendum, al Teatro Comunale, Giambattista Bosco Lucarelli si dichiarò repubblicano e lo disse perché la Dc aveva lasciato libertà di scelta ai suoi iscritti. Lucarelli lo disse nonostante la Chiesa locale, come quasi tutte le altre, era favorevole al mantenimento della monarchia.
Il più convinto sostenitore nella battaglia per il referendum a favore della Repubblica fu proprio Gianni Vergineo.
Sostenne Bosco Lucarelli alle elezioni del 1948, il parlamentare lo voleva con sé anche perché era un bravo oratore e dunque quando poteva si affiancava a Giovanni Parente e Gianni Vergineo.
In questo contesto Vergineo stabilì un buon rapporto anche con Perlingieri ma era diffidente invece nei confronti di Mario Vetrone e sul potere predominante della Coldiretti.
Nella prima Giunta provinciale del 1952 in cui Vergineo fu eletto assessore con il presidente Lombardi, bisogna anche dire però che l'Esecutivo era sostenuto da democristiani e monarchici. In questa Giunta c'era anche Vergineo, fervente repubblicano.
Un duro colpo a Vergineo venne dalla morte di Bosco Lucarelli nel 1954 e poi del presidente Lombardi nel 1956.
Fu allora che emerse il senso populista e di sinistra di Vergineo che annunciò la sua uscita dalla Democrazia Cristiana ad un comizio tenuto ad Airola.
Lasciò la Dc, ha concluso Costanzo, ma non il pensiero cristiano e democratico.
A questo punto, chiusa la cronaca, ci siano consentite due considerazioni.
La prima è che, nonostante i tanti relatori, sia stata completamente trascurata l'attività di Vergineo pubblicista.
A "Gazzetta di Benevento" ha svolto il ruolo importante di editorialista dal primo numero del giornale (1989) sino alla sua morte (l'ultimo suo pezzo l'abbiamo pubblicato postumo, qualche giorno dopo il suo trapasso nel 2003).
Per ben 14 anni Gianni Vergineo ha impreziosito il giornale con la sua firma ed ha scritto per la società editoriale del giornale anche il libro controcorrente su padre Pio "Il figlio della sofferenza".
Poi un appunto che sappiamo già che non avrà seguito, ma dobbiamo esplicitarlo.
Lo abbiamo scritto tante volte, lo facciamo anche oggi.
I convegni con tanti relatori al Tavolo, non funzionano.
Quando la gente comincia a muoversi sulle sedie, vuol dire che la comodità è finita e che bisogna smettere.
Non si può far svolgere un convegno per due ore e mezza.
E' fuori da ogni logica anche perché talvolta magari le cose più interessanti ed attinenti, da ascoltare, arrivano quando la stanchezza ha già raggiunto buona parte del pubblico.
Bisogna fare in modo che la sala venga lasciata sempre con quel desiderio interno magari di continuare a seguire l'avvincente racconto ancora per qualche minuto...
Ed invece si va via perché non se ne poteva più.
Si cominci con il togliere la cattiva usanza dei cosiddetti "saluti istituzionali".
Stasera ce ne è stato solo uno, peraltro molto lungo, figurarsi se essi fossero stati due o tre. Se così fosse stato, e capita spessissimo, quando avrebbe cominciato a parlare il primo relatore il pubblico sarebbe già stanco.
Si misuri il tempo e non si vada oltre un'ora e mezza.
La lunghezza di un convegno e la pienezza del tavolo, non lo eleva di rango...

 

 

 

 

 

 

 

comunicato n.153701



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