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Benevento, 21-11-2022 20:15 ____
Non e' possibile che a distanza oramai di quattro giorni da quel drammatico giovedi' sera, ancora non si sappia cosa sia veramente successo
Perche' l'Arpac ancora non dice se quei dati incredibili sulla potabilita' dell'acqua di Pezzapiana fossero veri o se invece si e' trattato di uno sbaglio, di un falso? Perche' l'informazione in quelle ore di sgomento e' stata cosi' carente?
Nostro servizio
  

Non è possibile che a distanza oramai di quattro giorni da quel drammatico giovedì sera, ancora non si sappia cosa sia veramente successo con quei dati forniti dall'Arpac, l'Agenzia Regionale Protezione Ambiente Campania, all'Asl e che a sua volta li ha trasmessi al sindaco della città obbligandolo ad emettere una ordinanza di dichiarazione di non potabilità per uso umano dell'acqua erogata dal pozzo di Pezzapiana a quasi mezza città.
Ci è stato detto, dal Comune e da Gesesa, che tutti i controlli da loro effettuati con laboratori di fiducia ma qualificati, hanno riportato dati perfettamente nella norma e che evidenziavano certamente la presenza del tetracloroetilene ma nella consistenza di 1,1/1,4 rispetto al un valore massimo consentito che è di 10.
Quella sera l'Arpac invece dice e certifica che il valore riscontrato è di 250, una enormità.
Acqua avvelenata che non può essere data da bere alla gente da qui la immediata inibizione.
Ma che cosa è successo veramente quella sera?
Il Comune ora chiede una relazione ai soggetti interessati che avrebbero dovuto già fornirla autonomamente e nella immediatezza dei fatti.
L'Arpac non può uscirsene con un comunicato in cui ci spiega quali sono i suoi compiti.
L'Arpac deve dirci se ha diramato dati falsi ovvero, se può spaventare questo termine, dire che i dati erano sbagliati. Nessuno è perfetto.
Di contro se non c'è questa dichiarazine, come non c'è, vuol dire che, al di là di quello che dichiarano Comune e Gesesa, i dati diramati dall'Arpac erano veri.
Poi si vedrà da cosa potrebbe essere causato quel picco così abnorme, ma erano dati veri.
Se non si parte da questa semplice affermazione, veri o falsi, non se ne esce.
E' comprensibile che una affermazione di dati falsi o sbagliati resi dall'Arpac la esporrebbe ad una serie di richieste di risarcimento del danno e quindi si evita di essere puntuali nelle risposte.
Ma questo silenzio non la mette al riparo da una class action, una azione legale di risarcimento presentata per lo stesso motivo di solito con un solo atto da più persone, che ci pare si stia già preparando.
Ed allora tentare almeno di salvare la faccia, si deve.
La magistratura sembra abbia aperto un fascicolo al riguardo.
L'auspicio è che in tempi brevi ci faccia sapere cosa è successo veramente.
Questa vicenda ci faccia anche capire che non siamo affatto pronti ad affrontare le grandi emergenze.
Perché, ad esempilo  il sindaco Mastella (foto) non ha mandato, subito dopo aver firmato la sua ordinanza di divieto dell'uso dell'acqua per l'alimentazione umana, uno dei suoi soliti messaggi, stavolta sì utile e necessario, che invece ha inviato solo tre giorni dopo, domenica e peraltro per non dire nulla che non si sapesse già?
Perché non si è dato mandato, subito, alla Protezione Civile, alla Polizia Municipale di avvertire i commercianti delle zone interessate, quelli che con assoluta certezza avrebbero utilizzato quell'acqua vietata per confezionare i loro alimenti (panettieri, bar e così via...).
Perché si deve dare per scontato che sia tutta gente che, al posto di lavorare, sta con un computer accesso sintonizzato sui giornali locali o stia con il proprio smartphone ravanando tra le varie comunicazioni del momento?
Ad oggi sembra che il problema non sia esistito e quindi si trascurano questa considerazioni.
E' questa la ipotesi prevalente.
E se invece fosse tutto vero?
Perché l'Arpac non smentisce i suoi dati, se c'è da smentirli? A chi aspetta?
E' una brutta storia quella che abbiamo vissuto e che ci pone il problema di quello che potrebbe accadere in un mondo oramai dove l'aumento a dismisura delle problematicità è dientro l'angolo ogni giorno che passa. Siamo disorganizzati. Dal male si tragga il bene. In questo caso, vero o falso, facciamo tesoro di ciò che ci è capitato e colmiamo i vuoti almeno dell'informazione.

comunicato n.153542



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