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Benevento, 20-11-2022 08:48 ____
Peppino De Lorenzo prende lo spunto dalla proposta di una "Film commission" per ricordare lo sceneggiato tratto dal libro "Diario di un giudice"
Fu girato interamente a Benevento per la Rai nel 1977. Fu una delle poche occasioni, se non l'unica, in cui la nostra citta' fu invasa da macchinari per le riprese e da una troupe di primaria importanza con attori quali Ilaria Occhini e Sergio Fantoni
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Peppino De Lorenzo prende lo spunto dalla proposta di una "Film commission" da concretizzare qui da noi, di cui tanto si parla in questi giorni, per ricordare lo sceneggiato tratto dal libro "Diario di un giudice" di Dante Troisi che, tanti anni fa, nel 1977, fu interamente realizzato nella nostra città.
"La "Film commission" che propone Benevento quale set per film e fiction è un'idea positiva da qualsiasi lato la si valuti.
In questo modo il nostro territorio dovrebbe attrarre produzioni di rilievo cui non mancherebbe l'ausilio delle competenze già presenti sul campo in sinergico rapporto, che indurrebbe alla valorizzazione di quanto di bello c'è nel Sannio varcando anche i confini territoriali.
L'idea mi ha fatto ritornare indietro di molti anni, all'epoca  ero giovanissimo, quando Benevento fu scelta per realizzare lo sceneggiato, in tre puntate, prodotto dalla Rai, tratto dal libro di Dante Troisi "Diario di un giudice" in cui vennero affrontati, già allora, i mali della magistratura.
Una delle poche occasioni, se non l'unica, in cui la nostra città fu invasa da macchinari per le riprese.
Il periodo delicato che, oggi, la magistratura attraversa è sotto gli occhi di tutti e ritengo che ogni ulteriore valutazione appaia superflua e quanto mai inutile.
Palamara ha scoperto il fuoco che, volutamente, covava sotto la cenere.
Rispettando, è ovvio, le decisioni del singolo, a mio modesto avviso, sono convinto che il cittadino, sempre incline alla critica ed al mugugno, con il referendum in materia, non essendo stato raggiunto, mesi fa, il quorum, abbia sciupato un'occasione unica non già per risolvere appieno il problema, ma iniziare almeno a stimolare una svolta.
Leggendo dell'idea di una "Film commission" la scorsa settimana ho avvertito prepotente il desiderio di rileggere, a distanza di anni, "Diario di un giudice" che Dante Troisi, magistrato delle nostre zone, era, infatti, nato a Tufo nel 1920, pubblicò nel 1955, nei "Gettoni", nota collana di Einaudi  editore, diretta da Elio Vittorini e, poi, dato alle stampe da Sellerio.
Il lavoro, riflessione dolente e triste sul modo di fare giustizia, pose, già in quel tempo, in evidenza la vita di ogni giorno del giudice in tribunale, in cui tanti colleghi si sentono non uomini, che devono giudicare altri uomini, ma degli esseri superiori.
In sostanza, Dante Troisi ebbe il coraggio di parlare mentre i più preferivano tacere.
Per questo, avendo diffamato la magistratura fu prima sottoposto ad un provvedimento disciplinare e, poi, censurato.
In ultimo, fu costretto a lasciare il proprio lavoro.
Ciò dimostra che il mondo sia stato sempre lo stesso.
Nel momento in cui ci si pone fuori dal coro, si è destinati all'isolamento.
A ragione, Andrea Camilleri, tra l'altro, scrisse: "Il libro di Troisi riconosce quell'aria conventuale, quel tanfo di sagrestia che terribilmente sembra separare i magistrati dalla vita".
Mentre ero intento alla lettura, nel pieno della notte per mancanza di tempo durante il giorno, ho rivisto la nostra città invasa da attori, regista, comparse, sceneggiatori ed ho ricordato quando, nel marzo 1978, Dante Troisi fu ospite, qui a Benevento, ad un dibattito che si svolse nella sede dell'Asco Sannio (nella foto di apertura, in prima fila, da sinstra, Giuseppe Faraone, Mrio Collarile, Giovanni Zarro ed Ennio Bozzi).
E con lui il regista Marcello Baldi, gli sceneggiatori Lionello De Felice e Lucia Demby che realizzarono lo sceneggiato televisivo in tre puntate tratto dall'omonimo libro.
La nostra città fu scelta per le riprese, con l'interessamento del direttore di "Gazzetta di Benevento", Alfredo Pietronigro, all'epoca giovane presidente della Cooperativa "Artisti Riuniti".
Pietronigro, come lui stesso, ora non è molto, ha ricordato, fu interessato da Giovanni Zarro, neo deputato della Dc, a sua volta, quest'ultimo sollecitato da Flaminio Piccoli, capogruppo alla Camera.
Dante Troisi fu interpretato da Sergio Fantoni, mentre la moglie da Ilaria Occhini.
Malgrado il tempo trascorso, ho rivisto quella sala gremita da tante persone. Molte, purtroppo, non ci sono più.
Tra i tanti, il procuratore della Repubblica, Giuseppe Faraone, Giovanni Zarro, Raffaele Delcogliano (nella prima foto in basso), qualche anno più tardi, barbaramente trucidato, i giornalisti Luigi Vessichelli, Enrico Marra, Aldo Gambatesa, il presidente dell'Ordine degli Avvocati, Pasquale Sorgente, l'avvocato Nicola Di Donato e tanti altri.
Vi partecipai con il direttore di "Messaggio d'Oggi", Giuseppe De Lucia.
Alfredo Pietronigro, ventiquattrenne, io con qualche anno in più, iniziavo la professione di medico, con Erminio Tesauro, presidente della Pro Loco, rivolse il saluto ai presenti. (nella seconda foto in basso)
Mi è sembrato, ancora oggi, di riascoltare Alfredo, divenuto, poi, mio amico carissimo, che, da quanto ricordo, disse di dovere veramente tanto al regista Baldi per la grande occasione di vedere  una troupe televisiva al gran completo a Benevento e, segnatamente, a chi, come la sua cooperativa, si sforzava di operare al fine di dare il meglio in campo teatrale in terra sannita.
Nel corso del dibattito, Troisi precisò che il suo libro era stato solo una traccia per gli sceneggiatori che, per esigenze televisive, spesso erano stati costretti a discostarsi.
Né erano mancate, sempre da valutazioni di Troisi, delle diversità sul modo di come portare sul teleschermo tutto ciò che era contenuto nel lavoro, ma, a suo dire, nel complesso, il risultato conseguito con lo sceneggiato doveva ritenersi positivo.
Né mancò di intervenire il regista Baldi che confermò che, forse, nel rendere alcuni personaggi, quali, ad esempio, gli avvocati, si fosse ecceduto in superficialità, ma in una realizzazione complessa per tanti aspetti, inevitabilmente, accade che si commettano taluni errori.
Rileggere "Diario di un giudice" e ricordando l'incontro beneventano cui partecipai, mi ha permesso di considerare che i mali della magistratura, di cui, oggi, tanto si discute, siano antichi.
Sarebbe veramente bello se la Rai permettesse di rivedere quello sceneggiato che, all'epoca, secondo i dati dell'apposito servizio opinioni dell'ente televisivo, ebbe, per ogni puntata, quindici milioni di spettatori.
Per questo, si spera che la "Film commission" abbia a realizzarsi".

 

comunicato n.153489



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