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Benevento, 01-01-2021 13:21 ____
Cristo, il principe della pace, ci aiuti a lavorare per una societa' piu' giusta affinche' a tutti vengano dati gli stessi diritti e possibilita'
Se a San Bartolomeo in Galdo, ha detto mons. Accrocca alla Messa del primo dell'anno, una persona e' colpita da infarto, puo' anche restarci e perdere la vita perche' l'Ospedale li' non funziona ed il piu' vicino e' molto lontano
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L'icona di oggi è quella di diventare operatori di pace.
Ha esordito così l'arcivescovo, monsignor Felice Accrocca, alla santa Messa del primo dell'anno celebrata in Cattedrale in occasione della 54esima giornata della Pace.
Hanno concelebrato con lui il rettore del Duomo, mons. Abramo Martignetti e don Marco Capaldo.
Il vescovo è tornato, con l'occasione, su un tema a lui caro: No a gesti o sentimenti di ostilità.
In queste ultime settimane sul palcoscenico della storia, il ruolo dei primi attori è stato recitato dagli ultimi.
Per il Natale, in particolare, da una coppia di giovani sposi e da un bambino che ci hanno portato la notizia che Dio si è fatto uomo per l'uomo.
Ed allora siamo noi tutti figli con la stessa dignità e diritti che non possono, peraltro, essere disattesi.
Eppure, nonostante il principio, non tutti ne godono allo stesso modo di questi diritti.
La dignità di molti, infatti, è offesa e schiacciata.
Pochi vivono nell'abbondanza, mentre tutti gli altri campano di stenti.
Tutto questo vi prego, ha proseguito l'arcivescovo, non venga fatto passare inosservato nella giornata della Pace perché, ricordiamolo, non c'è pace senza giustizia.
E qui il vescovo ha ricordato quanto diceva San Basilio Magno riguardo l'avarizia: Quel vestito che tiene nell'armadio, è quello di chi è nudo; il cibo che non mangi, è dell'affamato...
Ed allora Cristo, il principe della pace, ci aiuti a lavorare per una società più giusta affinché a tutti vengano riconosciuti e dati gli stessi diritti e soprattutto le stesse possibilità.
In questa ottica rientra anche l'azione posta in essere dai vescovi di questa Diocesi, di promozione del territorio proprio perché alcune parti del Paese, sono fiorenti, mentre altre, come la nostra, stanno morendo.
L'arcivescovo non ha mancato nemmeno di incidere a fondo la lama della critica sulla vicenda della sanità negata.
Se a San Bartolomeo in Galdo, ha detto mons. Accrocca, una persona è colpita da infarto, può anche restarci e perdere la vita perché l'Ospedale lì non funziona ed il più vicino è molto lontano.
Il Signore ci aiuti, dunque, ha proseguito mons. Accrocca, ad essere operatori di pace ma anche nelle cose del quotidiano.
Tra fratelli, dove talvolta non ci si parla più per anni per via di una piccola eredità o nei condomini, tra la persona che sta al piano superiore e quella che è sotto di lui; sul luogo di lavoro.
Cristo ci aiuti a riprenderci le piccole cose che però danno senso e valore alla vita degli uomini.
Possa quest'anno, ha concluso mons. Accrocca, risolvere anche i tanti problemi che abbiamo visto comparire nella vita sociale di tutti i giorni.
Le parti più significative della Santa Messa sono state ancora una volta egregiamente sottolineate dal Coro di Santa Cecilia della Cattedrale.
Particolarmente apprezzata, l'interpretazione della "Ninna nanna a Gesù" attribuita a Sant'Alfonso Maria dei Liguori, autore anche della più celebrata "Tu scendi dalle stelle", vescovo di Sant'Agata dei Goti.
Ultimata la Messa, l'arcivescovo non ha potuto evitare di ricevere qualche persona, noi compresi (ci ha rimproverati per il peso eccessivo che ci porta anche ad un incedere doloroso...; a lui lo ha salvato il covid, niente più cene, pranzi, incontri conviviali... ci ha detto con ironia...), qualche persona, dicevamo, che ha voluto personalmente rivolgergli gli auguri di buon anno.
Tra questi un arzillo 92enne, mastro Giovanni De Nunzio, che aveva una bottega che gestiva con la moglie Caterina in uno dei vicoli di corso Garibaldi (nella foto d'apertura assieme all'arcivescovo), un artigiano, maestro nell'arte della sartoria.

 

 

 

 

comunicato n.137303



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