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Benevento, 29-12-2020 16:08 ____
In materia di vaccinazioni si e' giunti ad una linea di rigore fino al punto di punire i medici che esprimono riserve o si dichiarano contrari
Occorre reagire a un simile declivio rilanciando la difesa dei diritti fondamentali spettanti ad ognuno, come connotato irretrattabile della nostra identita' costituzionale pluralista e democratica
di Vincenzo Baldini docente Diritto Costituzionale
  

"Signore, è il tempo", scrive in una bella poesia degli inizi dello scorso secolo Rainer Maria Rilke.
Questo richiamo all'ineluttabilità del tempo attraversa da sempre la storia dell'uomo per scandirne, rispettivamente, i momenti del riscatto o della fine e favorire, fino in fondo, la consapevolezza di un passaggio.
Questo richiamo vale oggi per comprendere meglio la fase che viviamo ed esortare ad una chiara difesa di quei diritti di libertà che, con le tradizioni, sono ormai da troppo tempo in subbuglio (Mary Ann Glendon).
Non è soltanto l'emergenza sanitaria e la progressiva e silente nostra assuefazione ad una condizione di non-libertà o libertà ristretta che giustifica una tale difesa, è qualcosa di più e di ulteriore, è l'intolleranza verso il "pensiero minore" ritenuto debole o falso in quanto contrario agli orientamenti di una maggioranza e che reclama, ciò nonostante, considerazione e rispetto nelle dinamiche del pluralismo (culturale, sociale) tutelato dalla Costituzione.
E' stata appena avviata la campagna vaccinale e in alcuni quotidiani si leggono dichiarazioni di esponenti delle forze di governo che propenderebbero per l’istituzione, con legge, dell'obbligo di vaccinarsi, almeno per il personale sanitario e per gli insegnanti.
D'altro verso, gli Ordini professionali medici hanno adottato, da tempo, in materia di vaccinazioni, una linea di assoluto rigore fino al punto di punire i medici che esprimono riserve o scetticismo, o si dichiarano apertamente contrari all’effetto positivo delle vaccinazioni.
In entrambe le situazioni si tratta comunque di condotte riconducibili all’esercizio di diritti fondamentali.
Nel primo caso (resilienza verso il trattamento vaccinale) a venire in rilievo è, in particolare, la libertà di autodeterminazione individuale in materia di salute (articolo 32 comma 1 Costituzione), a cui anche la giurisprudenza della Corte costituzionale ha fatto richiamo, in particolare per legittimare la libera volontà dispositiva del singolo in materia (testamento biologico, interruzione di cure, suicidio assistito).
Tale diritto non è garantito in modo assoluto poiché la Costituzione ne ammette il sacrificio nell’interesse della salute intesa come Bene collettivo.
Ma la decisione di introdurre un trattamento sanitario obbligatorio compete al legislatore statale (non anche ad altri legislatori e autorità territoriali), dunque, deve conseguire, come esito, ad un processo di integrazione politica che si svolge unicamente all'interno delle Camere parlamentari (articolo 32 comma 2 Costituzione).
Nel caso di una riserva verso pratiche vaccinali espressa in forma di divulgazione scientifica, la principale garanzia costituzionale deve farsi risalire all'articolo 21 sempre della Costituzione, in quanto tale divulgazione si configura, in ogni caso, come una forma speciale di comunicazione pubblica.
Ma anche a derubricarla a opinione personale (cioè non scientificamente motivata) del singolo medico, tuttavia, essa costituisce esercizio della libertà costituzionale di manifestazione del pensiero (articolo 21 Costituzione).
Non varrebbe obiettare, in senso contrario, che quelli professionali rappresentano ordinamenti speciali autonomi rispetto all'ordinamento statale, perciò liberi di irrogare le sanzioni in essi previste.
L’efficacia della tutela costituzionale non può non estendersi anche agli ordinamenti professionali, benché autonomi, impedendo a questi l’irrogazione di misure sanzionatorie per condotte che ricadono nella sfera materiale di libertà e diritti fondamentali.
Il personale sanitario, al pari di ogni individuo, è libero perciò di esprimere il proprio dissenso verso trattamenti o cure mediche purché non si vada così a ledere il decoro e il prestigio dell’Ordine professionale a cui appartiene o, comunque, non si integrino più in generale fattispecie di reato previste dal nostro Codice Penale.
Tanto getta più di un'ombra d'illegittimità sulle decisioni di Ordini professionali di disporre la radiazione di medici rei di aver espresso riserve e dubbi sulla funzionalità dei vaccini (è il caso di Roberto Gava, radiato dall'Ordine dei Medici di Treviso, nell'aprile del 2017 per aver espresso la propria contrarietà ai vaccini; è ancora il caso di Dario Miedico, nel maggio del 2017 radiato dall'Ordine dei Medici di Milano in quanto aveva espresso opinioni critiche nei confronti dei vaccini).
Una tale sanzione deliberata dall'organo consiliare in assenza delle garanzie giurisdizionali predisposte dall'ordinamento giuridico statale a presidio del diritto fondamentale di difesa (articolo 24 della Costituzione) oltre ad apparire nella specie sproporzionata e irragionevole, implica una vulnerazione di diritti fondamentali, a partire dal diritto al lavoro (articoli 4 e 35 Costituzione) precludendo a chi ne è colpito la possibilità di continuare a svolgere la propria attività professionale e così di assicurare a sé stesso ed ai propri familiari attraverso il lavoro "un'esistenza libera e dignitosa" (articolo 36 Costituzione).
Tanto, finisce per compromettere la stessa dignità sociale del professionista radiato (articolo 3 comma 1 Costituzione) giungendosi persino a impedire l’adempimento da parte di quest’ultimo dei relativi doveri familiari (articolo 30 Costituzione).
Ben oltre la loro specificità, i casi ora descritti sono sintomatici di un generale stato crepuscolare in cui versano ora diritti e libertà costituzionali, recessivi nella loro effettiva natura di garanzia a favore delle minoranze (Crisafulli) contro la protervia dominante di una maggioranza (politica e culturale).
L'equilibrio funzionale di tutela dei diritti, pluralismo e democrazia è messa così a forte rischio.
E' questo, dunque, il tempo: occorre reagire a un simile declivio rilanciando la difesa dei diritti fondamentali spettanti ad ognuno, come connotato irretrattabile della nostra identità costituzionale pluralista e democratica.

comunicato n.137245



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