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Benevento, 06-11-2018 09:02 ____
Vorrei morire solo qualche ora prima per assistere all'arrivo del governatore De Luca e vedere il suo comportamento dinanzi al Giudice Supremo
E' lecito chiedersi se, in quella sede, assumera' ancora la sicurezza dello "sceriffo", cosi' come sta facendo in terra, oppure, invece la timidezza spaurita dell'ultimo arruolato. Sarebbe bello, veramente bello, assistere e godersi lo spettacolo...
di Giuseppe De Lorenzo
  

Oggi è fissata l'Assemblea dei sindaci sanniti per parlare di Sanità.
Quale migliore occasione, dunque, per tornare sull'argomento.
Da mesi, quotidianamente, spesso un pò tutti ci chiediamo il motivo per cui, qui da noi, la sanità sia ridotta in condizioni pietose.
L'intero sistema, per pura fatalità, rimane ancora in piedi anche perché non sa da che parte cadere.
Medici, anche di elevato prestigio professionale, sono scappati via, pazienti che per praticare una indagine aspettano mesi, malgrado i rassicuranti comunicati stampa, laboratori radiologici e di analisi cliniche in convenzione diretta, sino alla fine dell'anno, perché, a causa di mancanza di fondi, non sono stati retribuiti, sanitari costretti a lavorare in condizioni disastrose.
Addirittura, un anestesista, tra l'altro, di provata esperienza, ha parlato di sale operatorie non a norma ed alcuno ha sconfessato dichiarazioni sì gravi.
E l'elenco sarebbe lungo, molto lungo.
Mi fermo qui, senza addentrarmi nel groviglio delle repliche, delle smentite, delle polemiche, seguite, talvolta, a sconcertanti rivelazioni. 
In definitiva, si stanno verificando, l'una dopo l'altra, situazioni non esaltanti, ma non v'è alcun politico che reagisca con reale concretezza. Si lanciano allarmi, si presentano interrogazioni parlamentari, che cadono nel nulla, si fanno provocazioni anche forti, ma, in ultimo, non v'è, ripeto, alcuno che risponda con coraggio.
Non resta a tutti noi che sperare nella nostra storia ed in qualche minoranza che, con fermezza, tenti di cambiarla.
Le forze politiche che, almeno a parole, avrebbero dovuto rappresentare il nuovo sembrano che non esistano.
Il loro assordante silenzio, la totale mancanza di concrete iniziative, dinanzi ad una situazione sì drammatica, costituiscono lo smarrimento di una speranza che, nel bene e nel male, aveva alimentato tanti beneventani.
Solo qualche vago comunicato stampa che ha lo scopo precipuo di dimostrare solo l'esistenza in vita. Il nulla assoluto.
Qui, confesso, la mia meraviglia tocca il vertice.
Del resto, è innegabile che l'Italia sia a pezzi e ciò mi porta a sentirmi male, veramente male.
Colpa non solo di quello che succede nel mondo, ma, principalmente, nel nostro Paese.
Nell'accendere la televisione o sfogliando i giornali, solo notizie di disastri, omicidi, cronaca nera a più non posso. Delitti su delitti, stupri su stupri, rapine su rapine.
La politica, oggi più di ieri, non si sa bene se sia un'arte od una scienza. Non saprei.
Temo, però, e credo che il mio timore non sia del tutto infondato, che sia solo e semplicemente una carriera, una buona carriera.
Ecco perchè, in ultimo, anche nel campo sanitario, tutti appaiono inferociti e strepitano a più non posso, mentre la maggioranza stenta a fare la maggioranza, l'opposizione tace o si oppone quasi per finta.
Personalmente, sono ormai stanco di continuare a parlare e, nel contempo, lottare per una sanità ridotta, qui da noi, ad un autentico colabrodo. Dove ci si muove, si tocca il fango.
Eppure la lotta, comunque, nel passato, mi è sempre piaciuta ed ho combattuto anche quando sapevo di perdere già in partenza.
E' stato proprio sperando in una sanità migliore che la vita, nel corso degli anni, mi ha sottoposto a tante prove. Alcune sopportabili, altre severe, altre, ancora oggi, crudeli e senza pietà, con registi spregevoli. Forse, se mi fossi arruolato nella compagine dei mafiosi, sarei stato rispettato di più.
Dinanzi alle pugnalate silenziose che ancora, quotidianamente, mi arrivano, non so se resisterò ancora a lungo e, quindi, decidermi a difendermi a viso aperto. Errore imperdonabile che, confesso, non ripeterei, è stato quello di pormi contro il sistema imperante, che la gente critica, ma, poi, accetta ben volentieri. 
Del resto, in tanti anni, la mia lotta l'ho portata avanti. Per questo, dinanzi alla odierna realtà, rimango scettico io che, alla sanità, ho dedicato la vita intera.
Oggi, tanti colleghi, tanti pazienti, tanta gente comune mi sollecitano ancora, cercano di capire, avanzano una spiegazione.
V'è, infatti, una sfiducia generalizzata. 
Per tale motivo, non so ora cosa direbbero, qualora interpellati, tutti i medici, i viventi si intende, che, nel corso degli anni, con sacrifici e pochi mezzi a disposizione, nel tempo, si sono dedicati, oltre l'inverosimile.
Dentro di me sono scolpiti i volti di tanti di loro, le storie, le gioie, le amarezze che hanno avuto quale sfondo l'ospedale "Rummo". Sono trascorsi tanti anni, così in fretta.
In quelle mura c'è conservata la giovinezza di tanti sanitari ed infermieri. A me, dopo quarant'anni di lavoro, ad un tratto, il nominato di turno della politica mi ha mandato la disdetta, senza ricevuta di ritorno.
Tutto ciò non mi permette di comprendere, mi sia concesso, in che modo alcuni politici, anche nostrani, che, attualmente, occupano ancora ruoli di prestigio istituzionali, lo stesso governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca (foto), tutti miei coetanei, qualcuno anche con qualche anno più di me, non comprendano che ormai la nostra vita tende ad accorciarsi giorno dopo giorno. Siamo entrati in un imbuto che, pian piano, si restringe, circoscrivendo l'orizzonte, mentre l'esistenza si assottiglia.
Spero molto, pur nutrendo qualche dubbio, sulla presenza di un Giudice Supremo.
Vorrei morire solo qualche ora prima per assistere all'arrivo del governatore De Luca, e vedere il suo comportamento nell'attesa di quella, sempre probabile, sentenza, appunto, del Giudice Supremo, oltre la quale ci sarebbe solo l'infinito
E' lecito chiedersi se, in quella sede, assumerà ancora la sicurezza dello "sceriffo", così come sta facendo in terra, oppure, invece, la timidezza  spaurita dell'ultimo arruolato.
Sarebbe bello, veramente bello, assistere e godersi lo spettacolo.
Da parte mia, sono ormai tranquillo, circondato ancora dai pazienti, asciugando ancora qualche lacrima, condividendo ancora qualche gioia.
Rimango convinto di offrire il mio affetto solo alle persone che mi vogliono bene: i miei familiari, sei persone in tutto.
Qui, oggi, inizia e finisce tutto il mio universo. Oltre di loro, c'è solo il nulla assoluto.

comunicato n.117343



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