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Benevento, 13-06-2014 10:41 ____
Peppino De Lorenzo: Andrea Lanzalone era proprio quello che ho conosciuto io e non ho sbagliato il giudizio nei suoi confronti
Così l'ex assessore all'indomani della decisione dei magistrati di prosciogliere quasi completamente dal suo pesante fardello giudiziario il dirigente comunale che subì anche la misura afflittiva dell'arresto
Nostro servizio
  

Sulla decisione del Giudice per le Indagini Preliminari, peraltro su richiesta dello stesso Pubblico Ministero, che ha praticamente archiviato (resta in piedi una sola ipotesi di reato) la pesante posizione giudiziaria ipotizzata nei confronti di Andrea Lanzalone per la questione dei concorsi a Palazzo Mosti, si è parlato e si continuerà a parlare.
Dice bene Peppino De Lorenzo (foto), già esponente della Giunta Pepe a Palazzo Mosti, che, su questo argomento, interviene con un suo scritto e che ricorda che fu il solo, nell'immediatezza dei fatti, a credere, con una manifestazione pubblica del pensiero, nella innocenza del dirigente comunale, che la cosa lascia sconcertati.
Lanzalone fu arrestato ed il suo caso fu da noi giornalisti riportato con grande risalto,  non potevamo fare diversamente.
Oggi si scopre, sempre per l'azione di magistrati, che forse il tutto poteva essere evitato ovvero contenuto in provvedimenti meno afflittivi, visto l'esito dell'azione giudiziaria sin qui condotta.
Ma tant'è.
Sull'argomento, come dicevamo, scrive De Lorenzo.
"La vicenda, invero singolare, di Andrea Lanzalone, il solo dirigente del Comune in servizio a tempo indeterminato, induce a delle riflessioni, le stesse che ogni cittadino si pone nell'attuale periodo difficile che si vive.
E' doveroso precisare, da subito, che non v'è alcuna intenzione di ergersi a difensore d'ufficio di Lanzalone non avendone questi, tra l'altro, alcun bisogno.
Allo stesso, inoltre, non mi legano assidue frequentazioni che si sono interrotte, pur rimanendo un buon ricordo, nel momento in cui lasciai le istituzioni cittadine.
E' solo una riflessione la mia.
Schietta e sincera, espressa con purezza di intenti e libertà di pensiero.
Andrea Lanzalone, lo scorso anno, fu oggetto di un provvedimento cautelare, accusato di un reato contestatogli per l'espletamento di un concorso.
La notizia, come prevedibile, suscitò vasta eco e, come sempre, lui rimase solo senza che alcuno, anche quelli che gli erano apparsi amici, pubblicamente, muovesse un dito.
Non si parli di Fausto Pepe che non fu affatto indulgente mostrando, in quella occasione, ancora una volta, vedute diverse.
Intransigente nei confronti di Lanzalone, indulgente verso qualche altro.
La storia è ben nota e ritengo inutile ritornare a rinverdirla.
Rappresenta, qualora ce ne sia bisogno, il modo di agire, incarnato, nell'attuale civico consesso.
Ma tant'è!
Solo io, nell'assordante silenzio generale, manifestai, a viva voce, la mia incredulità essendomi ben note le doti professionali ed umane del funzionario, d'improvviso, inquisito.
Negli anni lontani della prima consiliatura di centrosinistra conobbi Lanzalone, guarda caso, proprio sollecitato da Pepe.
Per far conoscere lo stesso all'intera giunta, il Sindaco organizzò una conviviale presso un noto agriturismo alle porta della città.
Ed alla mia perplessità ad essere presente a causa dei continui impegni professionali, Pepe mi sollecitò alla conoscenza.
Fu così che, se pur fugacemente, mi recai all'incontro spinto anche, non lo nego, dalla curiosità di conoscere il novello messia.
Da quel giorno, Pepe ha, poi, cambiato idea, io, invece, ebbi modo di stabilire con Andrea Lanzalone, così come con la stragrande maggioranza dei dipendenti del Comune, un rapporto bellissimo.
E rimanevo perplesso quando, puntualmente ad ogni seduta di giunta, erano in tanti a tuonare contro quel dirigente.
Un giorno, ho avuto modo già di ricordarlo al momento del provvedimento cautelare, lungo le scale di palazzo Mosti, chiesi ad Andrea il motivo di tanto acredine nei suoi riguardi.
Secca la sua risposta: "Con te, Peppino, il rapporto è ottimo perché non mi chiedi l'impossibile".
Ecco come era ed è Andrea Lanzalone, prima amico e, poi, in rotta di collisione con il sindaco.
Ciò che, però, richiama l'attenzione e lascia riflettere è il quasi totale proscioglimento dello stesso dai reati ascrittigli. Allora, il caso di Lanzalone rappresenta uno dei tanti esempi della odierna cattiva giustizia cui, quotidianamente, si è costretti ad assistere.
Il che, una volta per sempre, richiede una improrogabile riforma del pianeta magistratura.
E, proprio in questi giorni, a livello parlamentare, non poco si sta, ed a ragione, discutendo dell'uso della carcerazione preventiva.
Infatti, si stanno mettendo in serie dei giusti correttivi che non permettano l'uso, così come avviene oggi, con tanta disilvoltura.
Non si può spedire un professionista tra le patrie galere e, poi, a distanza, accertare di aver commesso un errore. In sostanza, che i reati non fossero sì gravi.
Nessun risarcimento può valere a ridimensionare un tale abuso.
Nell'apprendere la notizia, non nego di esserne rimasto contento.
Ancora una volta, ho avuto ragione ed il tempo è stato galantuomo.
Andrea Lanzalone era proprio quello che ho conosciuto io e non ho sbagliato il giudizio nei suoi confronti.
Così come, in buona parte, ritengo degni di rispetto tanti amministratori.
Solo su di uno non concedo sconti.
Nello specifico, alla base, c'è solo un difetto.
Per ripetere una terminologia in uso in medicina, senza tema di smentite, la colpa più grande è quella dell'anaffettività. E non è poco".

comunicato n.70494




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