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Benevento, 17-05-2014 12:27 ____
Il Tribunale dà ragione a Clemente Mastella e condanna Marco Travaglio ed "Il Fatto Quotidiano" a 10mila euro di risarcimento
La sentenza inoltre dovrà essere pubblicata su tre quotidiani nazionali. Il parlamentare europeo aveva querelato il giornalista per un articolo dal titolo: "Salvate il soldato Mastella" che ora anche i giudici ritengono essere stato diffamatorio
Nostro servizio
  

Clemente Mastella (foto) esce vincitore dalla causa per diffamazione a mezzo stampa intentata contro il giornalista Marco Travaglio ed "Il Fatto Quotidiano".
Il Tribunale di Benevento ha, infatti, condannato il giornalista anche ad un risarcimento in favore di Clemente Mastella di 10mila euro e l'editore alla pubblicazione della sentenza su tre quotidiani nazionali (ed anche qui la spesa sarà considerevole)
I fatti risalgono al 23 novembre del 2010 allorquando Marco Travaglio, su "Il Fatto Quotidiano", scrisse un articolo dal titolo: "Salvate il soldato Mastella", articolo che Mastella ritenne riportasse notizie false.
In ragione di ciò querelò subito il giornalista ed oggi il Tribunale di Benevento gli ha dato ragione.
"Poco alla volta la verità si fa strada. Dopo l’assoluzione piena di alcuni giorni fa, oggi un altro giudice mi dà ragione, riconoscendo la diffamazione nei miei confronti. Una ragione in più per guardare avanti con serenità e determinazione", ha dichiarato l'europarlamentare.
Mastella peraltro ha saputo di questa sentenza proprio da Travaglio che gli ha inviato un messaggino dicendogli, peraltro, che egli si era sempre comportato correttamente con lui, con il parlamentare europeo. Gli ha anche preannunciato il ricorso in Appello.
Il Tribunale è stato però di diverso avviso.
Disse all'epoca Mastella: "La ricostruzione di Travaglio è falsa a partire dal fatto che il Senato ha sollevato il conflitto di attribuzione, contrariamente a quanto si sostiene nell'articolo, all'unanimità.
Quindi anche con il voto favorevole dell'Italia dei Valori.
Non si tratta di un favore fatto a me.
Per il Senato, evidentemente, nei miei confronti è stata violata la legge costituzionale ed è per questo che, sottolineo all'unanimità, è stata investita la Suprema Corte.
Sarà essa a decidere, non Travaglio".
In pratica, il concetto era che, con il voto del Senato, "il Parlamento è come se avesse abolito il processo a Mastella", processo che ha visto coinvolto l'Udeur e, dunque, la moglie di Clemente Mastella, Sandra Lonardo, il consuocero Carlo Camilleri ed il cognato.


Ecco un breve passo dell'articolo di Travaglio che i giudici hanno ritenuto diffamatorio.
"Ricordate il processo a Clemente Mastella e famiglia (moglie, consuocero, cognato e mezza Udeur) per le lottizzazioni nelle Asl e negli enti pubblici della Campania, il mercato illegale degli appalti, la gestione allegra dei fondi pubblici al giornale "Il Campanile" con appartamenti romani incorporati?
Bene, anzi male: il Parlamento ha deciso di abolirlo. Non Mastella: il processo.
Venerdì, alla chetichella come si usa in questi casi, il Senato della Repubblica ha approvato per alzata di mano la proposta della giunta per le autorizzazioni a procedere di sollevare un conflitto di attribuzioni fra poteri dello Stato dinanzi alla Consulta contro i giudici di Napoli che osano processare l’ex ministro della Giustizia del centrosinistra, ora eurodeputato di centrodestra, senza chiedere il permesso al Parlamento.
Tutti d'accordo (Pdl, Lega, Udc, Pd), tranne l'Idv.
Motivo: i reati contestati a Mastella nell'udienza preliminare in corso da mesi a Napoli sarebbero stati commessi nell’esercizio delle funzioni di Guardasigilli, dunque di natura ministeriale, dunque sottoposti alla giurisdizione del Tribunale dei ministri di Napoli, ma solo previa autorizzazione a procedere del Senato.
I difensori di Mastella, nell'udienza di sabato, hanno subito chiesto al gip di sospendere tutto fino a quando la Corte costituzionale non si sarà pronunciata (fra un anno o due, visti i tempi biblici della Consulta).
Se il gip dovesse accogliere l'istanza di rinvio sine die, il processo morirebbe lì, con prescrizione assicurata.
E non solo per Mastella, ma anche per i suoi 50 coimputati, che hanno immediatamente fatto propria la richiesta dell’ex ministro, ritenendosi attratti per contagio dalla sua speciale immunità, peraltro sconosciuta alle leggi.
La vicenda è talmente intricata che, se non se ne illustrano bene i passaggi, si rischia di non afferrare appieno la portata dello scandalo".

comunicato n.69595




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