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Benevento, 20-12-2013 19:53 ____
Dolore ma, se è possibile, anche gioia tra quanti hanno pianto, l'assenza di Carlotta Nobile, una giovane e bella vita portata via troppo presto
Questi i sentimenti contrastanti che si sono ritrovati insieme per una Santa Messa celebrata nella Cattedrale
di Diego De Lucia
  

Dolore ma, se è possibile, anche gioia.
Questi sentimenti contrastanti, tanto lontani tra di loro, si sono, invece, ritrovati insieme, questa sera, tra quanti hanno pianto, ancora una volta, l'assenza di una giovane e bella vita portata via troppo presto agli affetti, ma, allo stesso tempo, hanno gioito perché hanno avuto la fortuna di averla conosciuta, stimata, ammirata ed amata.
Una Santa Messa  è stata celebrata  in suffragio, nello stesso giorno in cui avrebbe compiuto 25 anni, di Carlotta Nobile, la giovane, straordinaria violinista, protagonista della vita culturale e musicale cittadina, strappata da un melanoma a quanti l'avevano voluta bene, la amavano e la stimavano.
La terribile sorte toccata alla povera Carlotta colpì tutta l'Italia, tanto che numerosi furono i quotidiani, riviste, testate televisive, radiofoniche, web che a lei dedicarono articoli e servizi.
Tante lacrime, tanta commozione quando il crudele tumore la uccise pochi mesi or sono; tanta commozione ed un immutato dolore ancora oggi nella Cattedrale di Benevento.
Alla celebrazione sono stati presenti genitori, i parenti e tanti amici della violinista. 
Con loro anche l'ex senatore, Pasquale Viespoli, il presidente del Conservatorio di Musica "Nicola Sala" di Benevento, Caterina Meglio, ed il commissario straordinario del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli (e già presidente dello stesso Conservatorio beneventano) Achille Mottola.
La Santa Messa è stata concelebrata dall'arcivescovo, Andrea Mugione, e da don Mario De Santis, rettore della Basilica di San Bartolomeo.
Mugione, nella sua omelia, ha rivolto solenni e forti parole dedicate, in modo particolare, ai familiari della povera Carlotta, che certamente non possono e non vogliono dimenticare la loro amatissima congiunta.
"Non manchi a nessuno - ha detto - la consolazione e la speranza anche nei momenti più difficili ed amari.
La fede in Cristo guarisce le ferite".
Riferendosi poi proprio alla personalità della giovane musicista, Mugione ha ricordato come Carlotta sia stata "testimone di vita" e con una personalità mai appiattita, ma sempre animata da una inquietudine, un desiderio forte di ricerca della verità, fino a quando non si è abbandonata alla volontà del Signore".
Mugione ha espresso affetto e stima per la cultura, la dedizione al lavoro, la voglia di imparare di Carlotta ed ha incoraggiato i familiari e gli amici, tutti commossi, a ricordare le pagine più belle della vita breve della loro amata che avrebbe compiuto 25 anni.
"Oggi Carlotta è rinata in noi. La fede in Cristo ci libera dalla paura e ci svela il mistero del nostro destino". L'arcivescovo ha, quindi, affrontato il tema della forza interiore che l'abbandono nella fede in Cristo offre a tutti.
"E' consolante immergersi nel messaggio del cristianesimo.
Del resto, la stessa Carlotta ha definito la vita come un volo in cerca dell'amore di Dio e per conformare la nostra vita alla volontà di Dio".
Ha poi ricordato alcuni versi che Carlotta ha composto anche negli ultimi tempi, quelli dell'attesa della fine.
Ha voluto ricordare anche uno stretto rapporto che si era creato con don Giuseppe prelato romano che conobbe durante il periodo della malattia.
I versi sono infusi di una melodia celeste e del raggio della luce così come l'ha definita don Giuseppe.
Carlotta era rimasta molto colpita dalla personalità e dal messaggio di umiltà di Papa Bergoglio e lo aveva cercato sia pure solo attraverso messaggi scritti.
Carlotta allora scrisse "sono qui e lotto".
Mentre don Giuseppe l'ha voluta ricordare con queste parole: "Suona il tuo violino nell'eterna sinfonia degli angeli". In questo suo rapporto di amicizia con don Giuseppe, Carlotta, sentendo sempre più vicino a sé Papa Francesco, è diventata serena.
Difatti ha scritto: "Il mio dolore e la speranza hanno un senso".
Don Giuseppe ha anche descritto la terribile battaglia ingaggiata da Carlotta, sostenendo che, allo stesso tempo, "si avvertiva la fiducia straordinaria nella fede, nella crescita e nella maturazione di questa donna straordinaria, che, era guarita nell'anima, ma non era stata fortunata nella sorte". 
L'ordinario della Messa è stato eseguito in canto beneventano, tanto apprezzato dalla Nobile.
Gli altri canti sono stati tratti dalle musiche di Bach (cantate 98 e 147) e del maestro Lupo Ciaglia.
Gli esecutori sono stati il coro "Santa Cecilia" della Cattedrale ed i componenti dell'Accademia Santa Sofia, di cui Carlotta Nobile faceva parte.

Le foto sono di "Gazzetta di Benevento". Riproduzione vietata.

 

 

 

comunicato n.65005




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