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Benevento, 05-01-2012 08:07 ____
Al Museo del Sannio presentato in prima nazionale il documentario su Carlo Cafiero, un rivoluzionario tra Sannio e Molise
Ugo Gregoretti ha ricordato un suo documentario del 1976 girato a Pontelandolfo con gli Intillimani e che raccontava anche della Banda del Matese
di Elide Apice
  

"Carlo Cafiero, il figlio del sole", questo il titolo del documentario di Ezio Aldoni e Massimo Lunardelli presentato ieri sera al Museo del Sannio in prima nazionale per un produzione patrocinata dalla Provincia di Benevento e dai Comuni di San Lupo e di Letino.
Carlo Cafiero, un rivoluzionario tra Sannio e Molise, l'anarchico di Barletta, nato in Puglia, ma di origini napoletane, capace di lottare per cambiare il mondo, tra i protagonisti della Prima Internazionale, morto a soli 46 anni dopo che la follia aveva preso la sua mente, dalle idee di uguaglianza e libertà ancora tanto vive anche a distanza di 140 anni dalla sua morte, vissuto a cavallo di un'epoca che stava chiudendosi ed una che si apriva sulle lotte di conquista sociale.
Così ha concluso la sua relazione lo storico del socialismo, Franco Schirone, che, dopo i saluti di Carlo Falato, assessore alla Cultura della Provincia, ha dato il via alla serata moderata da Bruno Tomasiello, autore del saggio "La Banda del Matese 1876/78".
Massimo Lunardelli che assieme ad Ezio Aldoni ha realizzato il documentario, ha parlato di un'idea nata dal ritrovamento di una lettera, datata 1954, del biografo di Cafiero, Pier Carlo Masini, a Cinema Nuovo nella quale si faceva appello a qualche regista che potesse girare un film sull'eroe del Matese.
Da qui le ricerche che hanno portato a realizzare il documentario "che tocca principalmente l'aspetto umano e non politico di Cafiero, attraverso il viaggio tra il luoghi che lo hanno visto protagonista dalla Baronda di Locarno ai moti insurrezionali del Matese di cui si ha ancora testimonianza a San Lupo su una targa posta sulla Taverna Iacobelli". Figlio di una facoltosa famiglia agraria, ben presto si avvicinò al socialismo ed agli ideali anarchici dopo un incontro con Bakunin, Cafiero è figlio di quella generazione di giovani italiani che giunsero a maturità quando il Risorgimento si era già concluso ed è stato il simbolo di chi ha lottato accanto al proletariato e alla plebe.
ll documentario girato tra Locarno, Imola, il Matese ed il casertano si è avvalso della collaborazione dei Sancto Ianne per i quali era presente in sala Ciro Schettino, autore delle musiche e del testo "A Banda d’o Matese" che ripercorre la storia di quei moti.
"Rimasi folgorato dal film dei fratelli Taviani, "San Michele aveva un gallo", che per la prima volta mi fece conoscere queste vicende", ha dichiarato Ciro Schettino che, se le malattie di stagione non avessero fatto ammalare parte dei componenti del gruppo, si sarebbe con loro esibito ieri sera.
Fabio Sentin, arrivato in mattinata da Venezia è l'autore delle vignette presenti nel video e che sono tratte da un libro scritto 30 anni fa e che ormai "si trova solo sulle bancarelle dei libri usati" ha chiosato, mentre Ezio Aldoni, coautore del documentario ha parlato di come sia stato fulminato dalla figura del Cafiero e di come sia rimasto incantato dalle terre sannite, luoghi storici di un eroe "che ebbe il coraggio di portare avanti con dignità le sue idee nonostante la malattia mentale che per dieci anni lo costrinse a vivere in diversi manicomi".
Fine di serata affidata al maestro Ugo Gregoretti che nell'ormai lontano 1976, quando gli Intillimani approdarono a Pontelandolfo, riuscì a girare con loro un documentario in cui si parlava anche della Banda del Matese.
Nel loro peregrinare giunsero a San Bartolomeo in Galdo dove questi disegnarono un murales che ricordava la famosa marcia della fame del 1956.
A distanza di 30 anni il neo costituito comitato ha invitato nello scorso agosto gli Intillimani a San Bartolomeo dove si sono riproposti per rinnovare quel murales.
"Realizzo documentari da 50 anni, ma devo dire che questo di stasera è davvero un bel documentario di cui ho apprezzato la limpidezza, il pudore, l'oggettività mai disgiunta da un sentimento di fondo" ha esordito Ugo Gregoretti prima di raccontare tanti aneddoti riguardo il suo documentario del 1976.

Le foto sono di "Gazzetta di Benevento". Riproduzione vietata.

 

 

 

 

 

comunicato n.40198




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