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Benevento, 19-09-2011 23:45 ____
Stefano Caldoro, governatore a lenta carburazione. Ha lasciato Benevento poco prima di mezzanotte, dopo 'na tazzulella 'e cafè...
Ha parlato con franchezza ai suoi interlocutori e l'impressione è che nessuno gli abbia dato del pazzo o dell'imbroglione...
Nostro servizio
  

La visita del presidente Stefano Caldoro si è conclusa alle 23.35 con una "tazzulella 'e café" offertagli dal dirigente della Provincia Irma Di Donato.
Poi ancora quattro chiacchiere in libertà con Sandra Lonardo, Pasquale Viespoli, Nunzia De Girolamo, Umberto Del Basso De Caro, oltre Fausto Pepe ed Aniello Cimitile al termine della seconda parte dell'incontro istituzionale il cui inizio era stato avviato, poi sospeso, qualche ora prima con i parlamentari non appena giunto a Villa dei Papi (o meglio dopo la conferenza stampa la cui collocazione non è per niente piaciuta ai parlamentari che aspettavano invece di poter parlare con il presidente nella stanza accanto...).
E pensare che non si trovava più la chiave per accedere alla sala posta al piano superiore all'Aula delle conferenze.
Dicevamo di Caldoro che ci è parso essere a lenta carburazione...
E' giunto a Benevento con un'ora ed un quarto di ritardo, alle 19.15, sull'orario fissato.
Ha parlato subito con i giornalisti rispondendo alle loro domande.
Ha avuto una prima riunione con i parlamentari (Mario Pepe non lo ha voluto attendere oltre ed è andato via poco prima che il presidente entrasse nella sala...).
Poi ha affrontato con la apparente freschezza di un giovincello, mentre taluni già sbadigliavano, la platea dei sindaci, dei sindacati, di confindustria.
Quando sembrava tutto finito ha voluto riprendere addirittura la riunione con i parlamentari che era stata in qualche modo interrotta per non far attendere oltre i sindaci...
Quindi la salutare "tazzulella 'café" mentre qualcuno ci ha detto: Questo è il tipo che ora, giunto a Napoli, si fa accompagnare in Regione...
Ecco, questo è Caldoro, almeno quello che abbiamo visto noi, che ha parlato con franchezza a tutti i tavoli del confronto.
Capisco la preoccupazione del più piccolo, numericamente parlando, che tende a difendersi dal più grande, ha detto in apertura del suo discorso ai sindaci.
Ma qui nessuno vuole fare dei torti o emarginare un territorio.
La verità è che i soldi non ci sono. Ci sono stati riduzioni dei trasferimenti statali per 4 miliardi di euro e poi anche limitazioni della spesa per il rispetto del patto di stabilità, tutte norme queste che nascono nel 2009 nel rispetto della normativa europea che blocca, sostanzialmente più di tutti le Regioni.
Con queste tre manovre economiche ci sono stati tagli per il 57% di cui ben il 24% a scapito delle Regioni.
Ed allora Caldoro ha ricordato di quando, sul finire degli anni Ottanta, egli, consigliere regionale e presidente di Commissione, aveva una capacità di promettere ai sindaci e di far spendere alla Regione, circa 100 volte in più di oggi che della Regione ne è il governatore.
Una volta erano più le cose a cui potevi dare un sì, che quelle a cui bisognava dire no. Oggi quel largheggiare non è più possibile.
La prospettiva è di tagli pari al 76%, oggi siamo appena al 25%, sui trasporti ad esempio.
Ed allora bisognerà, se non si trova una soluzione, che allo Stato si rimetta l'obbligo del servizio visto che non siamo più in grado di mantenerlo.
Comunque sia Caldoro ha detto di essere ottimista rimettendo la filiera in orizzontale e definendone insieme le priorità ben sapendo però che non si può più fare tutto.
Se ci concentreremo di più sui servizi da rendere ai cittadini, più avari dovremo essere sulle infrastrutture.
Da qui non si scappa.
Caldoro ha quindi auspicato un tavolo tecnico operativo e permanente con le Province.
Quindi ha voluto rassicurare riguardo le riduzioni sui territori che saranno percentuali applicando i parametri di virtuosità.
Peraltro la prospettiva non è negativa e la capacità di indebitamento può essere riattivata visto che la Campania è la Regione con la migliore performance in termini di rientro e di gestione della crisi.
Il tema dello sviluppo va poi affrontato sui grandi progetti; riattivando il Piu Europa; la cultura ma anche l'Housing Sociale, che prevede la realizzazione di case con l'apporto dei privati ed il Piano casa.
Per un ragionamento tecnicistico, ma non accantonabile, c'è da dire che c'è un buco nei conti di cassa della Regione di circa 2 miliardi di euro, un buco non coperto.
Bisogna dunque rivedere le opere in corso e quelle programmate perché si è andati ben oltre la capacità di spesa.
Il buco di cassa non siamo in trado di coprirlo se non con la verifica di ciò che è veramente necessario fare.
Se rientriamo nei parametri, ed è quello che oramai stiamo facendo a tutto spiano, poi possiamo nuovamente tornare ad indebitarci ed avere una disponibilità di cassa superiore a quella che abbiamo che è di 650 milioni di euro (mentre il buco e di 2 miliardi).
E nei due miliardi ci sono anche, appunto, le rate di mutuo e gli stipendi dei forestali.
E qui poi la cosa è paradossale, ha concluso il presidente.
I fondi per coprire questa spese non hanno mai avuto un capitolo di bilancio.
Erano semplicemente inseriti negli investimenti.
Questo ha significato che quando sono arrivati i tagli, mentre in altre regioni ha significato che una strada, una nuova strada, non si è potuta fare, qui da noi il taglio agli investimenti ha significato il mancato pagamento dei mutui e degli stipendi ai forestatli...
Ecco come stanmno veramente le cose! E' assurdo tutto ciò ma è quello che abbiamo trovato.
Ora bisogna tamponare e cercare di utilizzare i fondi Fas anche per pagare le vecchie opere pubbliche (anche se questi fondi servono per le nuove opere).
Caldoro ha quindi concluso il suo discorso rivolto ai sindaci, sindacati e confindustria, affermando che la sfida per le risorse aggiuntive oggi è affidata ai parametri di virtuosità.
Completata la sua esposizione noi tutti pensavamo fosse finita. Eravamo comunque intorno alle 22.30.
Ed invece, come detto, si è dato corso alla seconda parte del tavolo istituzionale con i palamentari e poi alla chiacchierata finale... con la "tazzulella 'e café...".
Comunque sia, al termine della visita beneventana, l'impressione che abbiamo avuta, ma ci potremmo sbagliare, è stata di condivisione di un guaio passato...
Non abbiamo notato animosità o acrimonia nei confronti del presidente né da parte di Cimitile, ad esempio, né di Pepe, i due protagonisti principali del territorio che avversano partiticamente Caldoro.
Piuttosto c'è stata condivisione e compenetrazione nella problematica con l'impegno a collaborare per uscirne.
Insomma nessuno ha dato a Caldoro del pazzo o del bugiardo.
Anche se poi, talvolta, la politica di casa nostra, che vede le due amministrazioni locali di centrosinistra e Caldoro governatore di centrodestra, qualcosa alla liturgia ed alla "piazza" la deve anche lasciare.
Ma quella è un'altra cosa...

Le foto sono di "Gazzetta di Benevento". Riproduzione vietata.

 

 

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