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Benevento, 05-02-2011 20:33 ____
Alberto Simeone a Gianfranco Fini lo chiama oramai solo per cognome ed alla francese... finì
Alfonso Piscitelli: Il mio non è un libro contro Fini, è difficile, infatti, essere contro la forma dell'acqua... Pubblico delle grandi occasioni per parlare di una destra e di un leader che non c'è più
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La presentazione dell'Instant book di Alfonso Pescitelli dal titolo: "Una storia senza Fini. La destra italiana da Almirante a Berlusconi", un instant book delle edizioni "Il Predellino", pubblicato per ora senza stampa e disponibile in rete, tale presentazione, dicevamo, è stata preceduta da un piacevole siparietto svoltosi in mezzo al corso Garibaldi allorquando si sono casualmente incrociati due vecchi amici, su sponde politiche diametralmente opposte, ma anche due probabili candidati alla carica di sindaco della città:  Carmine Nardone, più che probabile; Alberto Simeone, solo probabile.
Intanto, nell'Auditorium "Gianni Vergineo" del Museo del Sannio, la gente era già lì ad attendere i protagonisti.
Una sala colma con tante persone in piedi ad ascoltare il racconto di questa destra italiana che da quando era un partito considerato addirittura fuori dall'Arco Costituzionale (così si disse all'epoca) divenne, grazie a Berlusconi, nel 1994, un partito di Governo.
E' stato detto che lo scritto di Alfonso Pescitelli, un preparato storico di destra, docente nei licei, non è contro Fini ma noi di questo, onestamente dubitiamo.
Ovviamente dietro il giudizio fortemente negativo espresso nei confronti di Fini c'è tutto un ragionamento ed un exursus storico che parte addirittura dal Msi per poi passare al Congresso di Fiuggi allorquando nacque Alleanza Nazionale alla svolta del predellino (il famoso discorso di Berlusconi fatto a Milano sul predellino di un'auto, appunto) alla nascita del Pdl al successivo tradimento della coalizione e degli elettori.
Ad introdurre i lavori è stato proprio l'autore Alfonso Pescitelli che ha esordito dicendo che mille motivi ci possono essere per contestare il Governo Berlusconi ma Fini ha scelto la strada peggiore preferendo mettersi alla testa della casta. Non è un libro contro Fini, ha detto Pescitelli, è difficile, infatti, essere contro la forma dell'acqua e Fini quello è, acqua che si adegua al recipiente che la contiene.
E qui Pescitelli ha contestato a Fini tutte le sue contraddizioni. Era il difensore e propugnatore del testamento biologico, ora e diventato il numero due di Casini... Egli è la rappresentazione di centrosinstra di Massimo D'Alema, quel D'Alema che la sinistra ci regalerebbe volentieri così come noi abbiamo regalato Fini a loro.
Egli è sempre stato un ottimo numero 2, ha proseguito Pescitelli e non appena ha tentato di fare il leader la cosa non ha mai funzionato. E qui c'è stato l'esempio dell'elefantino e poi il tridente quando con Casini si mise in testa di sfidare Berlusconi alla presidenza del Consiglio.
Roberto Capezzone ha quindi detto che Alfonso Piscitelli ha avuto il merito con il suo libro di cogliere un aspetto significativo del contesto politico nazionale.
Io sposo la sua tesi, ha detto il vice coordinatore vicario del Pdl di estrazione missina. La storia della destra, ha detto, è fatta della costruzione di un percorso politico che ha dato prospettive di sviluppo e di cambiamento.
Oggi ci troviamo in una città dove con gli industriali e gli statisti della Cassa Integrazione Guadagni si ripercorrono ancora le logiche dell'assistenzialismo e non della modernizzazione.
Più di uno qui da noi è stato eletto con il suo simbolo subendo poi un autentico out-out, ma questa è una storia senza Fini, senza obiettivi, senza sbocco dove c'è un vuoto che dobbiamo colmare dando piena attuazione al Pdl non dimenticando che c'è sempre quella lotta antica tra il bene ed il male e noi sappiamo da che parte stare.
Ripresa la parola Piscitelli ha trattato per argomenti, tra cui quello della giustizia, la storia moderna della destra. All'inizio, ha detto, eravamo ammirati da questo magistrato un po' fascistoide che si chiamava Antonio Di Pietro, confidavamo in lui per l'eliminazione della classe politica, ciò che avrebbe poi consentito la nostra espansione.
Ed invece la delusione fu cocente quando ci accorgemmo che il partito giudiziario aveva individuato una parte da colpire ed un'altra da preservare quella parte che non aveva forse preso i soldi dagli imprenditori meneghini ma, ancora peggio, dai comunisti sovietici sì.
Quando è toccato ad Alberto Simeone prendere la parola, si è dichiarato subito emozionato perché aveva avuto il buonsenso di rimanere lontano dalla scena politica per tutti questi anni, ha detto.
Noi che eravamo nel Msi, credevamo nella lealtà e nel rispetto.
Per me non ho mai chiesto un beneficio per quella militanza a cui all'epoca non era facile aderire. Chi sfidava il potere rosso, era in pericolo. Tutto questa nostra storia Fini (lo chiamo solo col cognome perché non intendo dargli importanza, anzi spesso lo chiamo alla francese, Finì) ce l'ha rubata.
Ci ha sottratto l'anima anche di tutti quei ragazzi che hanno pagato con la vita la loro appartenenza. Ora Fini cerca di rubarci anche la storia che invece è proprio quella raccontata così bene da Piscitelli.
La storia di un partito che viveva ghettizzato ma con la fiamma nel cuore e l'auspicio di un futuro migliore.
Nel '94 ci fu il miracolo (la vittoria di Berlusconi contro tutto e contro tutti) nel miracolo (la mia elezione a parlamentare).
Ed anche all'epoca, ricordo, ad insistere affinché mi candidassi fu Roberto Capazzone, che ancora insiste...
La politica di Fini, ha ancora detto Simeone, è una contraddizione senza soluzione di continuità e qui l'ex parlamentare ha fatto una serie di esempi. Quindi ha ricordato di quando Fini insorse contro la legge che porta il suo nome, la legge Simeone del 1998, definita il male assoluto.
Per la mia dignità mi costrinse a lasciare il Parlamento perché uomo libero ero e libero sono simasto.
La parola è quindi passata a Nunzia De Girolamo, parlamentare e coordinatrice provinciale del Pdl.
Ringrazio Alberto che finalmente è ritornato a stare tra noi e mi complimento per la scelta del titolo del libro, al di là dei contenuti che vi appartengono certamente più che a me che provengo da altra storia politica.
Sicuramente però insieme scriveremo un futuro senza... fini.
Egli ha cancellato la possibilità di stare insieme. Ha ammazzato principi e valori a cui avete rinunciato per lo spirito e la volotnà di unirci, quei valori che oggi lui invece rinnega.
Io stasera qui mi sento a casa, ha detto De Girolamo sensazione che non può più essere di Fini e di qualche suo amico beneventano. Qui, in città, senza scomodare Roma, succede addirittura di peggio perché la loro linea politica è ora dettata da un comunista.
A concludere i lavori Giorgio Stracquadanio, parlamentare del Pdl oltre che editore del libro di Piscitelli.
Egli ha invitato a riflettere non solo per rispondere a Fini che un'era si chiusa con la sua sconfitta dopo che lo scorso 14 dicembre è fallito il tentativo di abbattere il Governo. Un giro ancora di tribuna però, per il futuro, gli potrà essere riservatro visto che il presidente della Camera diventa automaticamente presidente della Fondazione della Camera (oggi c'è Bertinotti) e quando anche questo finirà avrà comunque un ufficio a vita a Montecitorio e un'auto con l'autista.
Quindi ha ricordato di quanto Berlusconi si disse convinto a Palazzo Grazioli di aver stretto un patto con Fini cosa che poi non è stata mantenuta mentre Fini è andato sempre più eleggendosi a vestale dell'Arco Costituzionale per inadeguatezza culturale.
Futuro e Libertà, ha detto tra l'altro il parlamentare, è una escrescenza della cronaca e va in pezzi perché la sua partita tattica è fallita e cadono in disgrazia ogni giorno che passa.

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