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Benevento, 17-09-2010 18:07 ____
Incontro con Peppe Fonzo, a Festival terminato, a sipario calato, a luci spente, per parlare del suo spettacolo
Una rappresentazione forte che sarà portata adesso nei teatri italiani e si spera europei
Nostro servizio
  

A sipario calato, a luci spente, a Festival terminato incontriamo Peppe Fonzo che con Enzo Mirone ha curato uno degli spettacoli più intensi di questa XXXI Città Spettacolo, KischadaUaiNot (nella foto un momento).
Presentato lo scorso 11 settembre con un "tutto esaurito" da grandi prime, lo spettacolo è stato il frutto di un laboratorio che ha tenuto impegnato un gruppo di giovani attori in una full immertion di una decina di giorni. Introspezione, capacità di mettersi in gioco, voglia di esprimersi i denominatori comuni del gruppo che si è sperimentato ed analizzato a cercare il Chischiotte dentro di sé.
Perché proprio il Chischiotte?
"Perché tutti siamo un po' Chischiotte - risponde Fonzo - meglio Chischiotte è un po' dentro ognuno di noi con la sua voglia  di ritrovarsi, di ricercare anche a costo di combattere contro i mulini a vento, con il desiderio di mettere a nudo la sua anima per trovare risposte ai suoi perché.
Perché Kischiotte è uomo sofferente che ha capacità di ricerca e coraggio senza uguali e che decide di essere al di fuori di un mondo che non sente più suo e di seguire la sua strada.
Chischiotte che è presenza nell'uomo contemporaneo aperto al mondo ed alle novità, ma chiuso nella sua solitudine".
Perché e come è nata l'idea del nudo che, ahimè, è diventato argomento ricorrente in rapporto all'opera teatrale? "Solo perché spontaneamente, durante il laboratorio si è sentita la naturale esigenza di agire per abbattere le barriere mentali che ci impediscono di spaziare in libertà il nudo è stato il regalo più bello, espressione della forza e del coraggio dei ragazzi. E' stato senso di liberazione e di leggerezza senza mediazione alcuna".
Tante le scene di forte presa emotiva: Kischada che si picchia la testa piena di "cattivi pensieri" e questi che si materializzano in mele rotolanti sulla scena e che sono avidamente, quasi con cattiveria, mangiate dai presenti ad indicare che i cattivi pensieri, in fondo, sono in ognuno di noi.
O ancora gli attori che mimano pecore belanti, parafrasi di un'umanità senza personalità che, all'improvviso, permutano il loro lento incedere con un'azione di inaudita violenza, la lapidazione di Chischiotte che, per dolore e devastazione, Fonzo avvicina alla sofferenza di Cristo.
E cosa dire dell'attrice bravissima pur se alla sua prima esperienza, che procede sulla scena leccando, con atto di coraggio, il pavimento ad ingoiare per poi vomitare tutte le cattiverie del mondo?
Un insieme di elementi che fanno di questo Chischiotte un altro Kischada, come promette il titolo e lo rendono intenso, passionale come intenso e passionale può essere la vita di ognuno di noi.
Nulla è stato improvvisato, ma tutto è stato studiato e programmato, letto e approfondito,  sistematicamente analizzato ad estrapolare brani da proporre ai ragazzi perché, attraverso un gioco di parti, potessero allontanarsi dal testo ed arrivare alla loro personale idea di Chischiotte, Cavaliere errante.
Ed è proprio l'idea della Cavalleria la parte più importante del tutto: Kischada è un cavaliere, un signore e tale rimane, nel rispetto della dignità di tutta l'umanità, anche quando viene offeso ed umiliato.
"Abbiamo errato come cavalieri erranti - dice Fonzo - nel lavoro ad eliminare sovrastrutture e preconcetti, alla ricerca dell'Hidalgo finale, meta utopica da rendere reale. Ci abbiamo messo il cuore e ora useremo il cervello".
Kischada diventerà Kun, da portare nei teatri italiani e si spera europei, è questa una delle sue idee, una delle tante che ha già in mente come il dedicarsi all'Orlando Furioso.
Kun sarà il completamento ragionato e meditato del laboratorio esattamente come il primo libro è passionale ed emotivo rispetto alla ponderatezza del secondo.
E' un gran piacere parlare con Peppe Fonzo perché lo senti sincero e sembra quasi di leggergli l'anima, è pieno d'amore per Chishiotte che, dice, è uomo d'amore e che lo si apprezza nonostante la difficile lettura del testo e lui stesso è  carico di cose da dire e da dare.
E' caparbio, determinato nelle sue scelte e certamente il suo futuro professionale non sarà una lotta contro i mulini a vento.

comunicato n.20126




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